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Tram, scatta il ricorso al presidente Mattarella: "Così forse si arriverà a un confronto vero"

Presentato dai comitati contrari all'opera, il ricorso è indirizzato al presidente della Repubblica. Andrea Spettoli: "Non nasce da una pregiudiziale opposizione al cambiamento o da un attaccamento al mito dell'auto privata: siamo invece consapevoli della necessità di ridurre l'inquinamento"

Un ricorso straordinario al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per fermare il progetto del tram di Bologna. Lo hanno presentato il "Comitato Progetto Bolognina", insieme al "Comitato Promotore del referendum sulla Linea Rossa del tram" e ad altri comitati aderenti al Coordinamento dei Comitati per la Rinascita di Bologna per una mobilità realmente sostenibile nonché a Gruppi di commercianti e residenti dei quartieri interessati dalla nuova infrastruttura tranviaria. I legali che seguiranno il caso sono Domenico Lavermicocca e Claudio Moscati.

"Con questo ricorso intendiamo opporci alla realizzazione della prima linea di tram, la Linea Rossa, poiché riteniamo tale progetto troppo invasivo, dannoso per la cittadinanza e incapace di risolvere i problemi della mobilità a Bologna. E ciò non nasce da una pregiudiziale opposizione al cambiamento o da un attaccamento al mito dell'auto privata: siamo invece consapevoli della necessità di ridurre l'inquinamento ambientale, ma riteniamo che la tranvia a Bologna non sia la soluzione perchè produrrà danni certi senza conseguire concretamente alcuni degli obiettivi auspicati" spiega Andrea Spettoli, che è portavoce del Comitato Promotore Referendum Tram e Coordinamento Comitati per la Rinascita di Bologna. 

L'intervista ad Andrea Spettoli sul ricorso speciale al Presidente Mattarella

Cosa vi aspettate da questo ricorso straordinario? "Ci aspettiamo che una volta arrivato sul tavolo del sindaco Virginio Merola il Comune di Bologna decida di girare la richiesta di ricorso al Tar per confrontarci finalmente con questa amministrazione che da troppo tempo evita il confronto sulla realizzazione del tram". 

Ci sono delle condizioni che potrebbero invece convincervi, magari con un progetto diverso da quello che conosciamo ad oggi? "Da sempre le obiezioni di tutti i comitati che rappresento, compresa la scelta di provare di indire un referendum ad hoc, sono in contrasto principalmente con il percorso della linea rossa, non al tram come mezzo di trasporto. Per quanto personalmente io sia favorevole alla metropolitana, come già la giunta Guazzaloca aveva ottenuto i fondi Europei si potrebbe ragionare su un tram poco invasivo sia nei cantieri che nel suo esercizio. Come espresso nel progetto dell'architetto Tagliaventi, possiamo immaginare un tram parallelo al percorso dell'attuale tangenziale, dove si realizzerebbe un boulevard alberato con interramento di autostrada e tangenziale, risolvendo così i due grossi nodi della mobilità sul tavolo per le prossime Amministrative". 

Le città europee che hanno adottato il tram e nelle quali questo mezzo rappresenta un'ottima alternativa al trasporto privato in cosa sono diverse rispetto a Bologna? "Le altre città europee non hanno le strade strette di Bologna e non hanno un centro medievale, che dovrebbe essere rispettato invece di violentarlo con opere di scarsa pubblica utilità per i bolognesi". 

Tutti i "perchè no" al tram spiegati dall'architetto Bertolazzi

Sono Simona Bentivogli (Presidente Comitato Progetto Bolognina) e Andrea Spettoli fanno spiegare tutti i "contro" all'Architetto Claudio Bertolazzi: "In una città che ha l'aeroporto a pochi chilometri dal centro storico e dove si prevede il potenziamento di una tangenziale che sfiora le abitazioni, non appare sensato costruire una linea ferrotranviaria in sede propria che devasterà la circolazione e la vita dei cittadini imponendo anni e anni di cantieri (tutte le strade percorse dal tram dovranno essere demolite e ricostruite) con una crescita certa, vistosa e non stimabile, dei disagi e dell'inquinamento, atmosferico e ambientale, generato dai lavori e dalla facilmente prevedibile congestione del traffico poiché il tram dimezzerà i principali assi stradali su gomma della città, oggi percorribili, a causa dell’impossibilità di utilizzare la sede riservata del tram".

"Questa devastazione non appare sensata in quanto (non essendo previsti sulle strade utilizzate da veicoli su gomma spazi minimamente sufficienti per carico/scarico merci, parcheggi e neppure la sosta) costringerà centinaia di attività, già duramente provate da anni di crisi e dalla pandemia ancora in corso, a chiudere creando disoccupazione e privando i quartieri dei negozi/servizi di prossimità. Chiuse queste attività/servizi non è difficile prevedere che anche gli abitanti si trasferiranno riducendo Bologna (e soprattutto il suo centro storico) ad una città-museo, priva di ogni attrattiva e di vita".

In futuro la mobilità verrà influenzata dallo smartworking

"Non appare sensato in questo momento di gravissima emergenza destinare centinaia di milioni ad un'opera per il trasporto collettivo già obsoleta e che entrerà in funzione verosimilmente tra il 2028 e 2030, senza considerare che l'affluenza necessaria per renderla economicamente sostenibile (circa 100.000 passeggeri al giorno), già ora non è realistica e lo sarà ancor meno in futuro quando lo smartworking darà vita a nuovi modelli di mobilità e di organizzazione del lavoro.

Parrebbe per contro doveroso da parte di chi amministra la cosa pubblica riflettere e trarre insegnamento dai fallimenti precedenti Civis, Metrotranvia, People Mover anche considerando che per il solo People Mover il Comune di Bologna dovrà versare al gestore Marconi Express 1.400.000 Euro ogni anno in cui non verrà raggiunta una affluenza, contrattualmente definita ma fin dall'inizio sproporzionata, con un (prevedibile) spreco di risorse che potrebbero essere destinate (almeno) alla realizzazione di infrastrutture NON DANNOSE E SOSTENIBILI (tra le quali il tram non può certo essere annoverato) che a Bologna mancano da decenni.

Per questi e altri motivi, prima di sprecare inutilmente altri soldi pubblici, con il ricorso presentato avanti al Presidente della Repubblica è stato chiesto di sospendere il procedimento di approvazione del progetto definitivo, anche per evitare l’avvio di innumerevoli e dannose procedure espropriative nei confronti delle proprietà interessate dai lavori e dal percorso della Linea Rossa, oltre al successivo avvio delle gare per l'affidamento dei lavori".

"Si ricorda che il Comune non ha concesso alcuna deroga alla scadenza per la presentazione delle firme necessarie per l'indizione del Referendum nonostante l'autorevole invito del Difensore Civico diretto a ricercare una soluzione, invito al quale l'Amministrazione Comunale non ha ancora dato riscontro - continuano Spettoli e Bentivogli - Va inoltre considerato che il finanziamento (pubblico) per il tram potrebbe essere altrimenti meglio utilizzato per la sostituzione di mezzi inquinanti e per il potenziamento della flotta di Ecobus, a preferenza semaforica e limitando al minimo i tratti in sede propria che strangolano la circolazione, ottenendo inoltre risultati migliori in tema di abbattimento dell'inquinamento, (anche le batterie che rendono i tram autonomi sono inquinanti); tale alternativa consentirebbe anche maggiori possibilità di future modulazioni di sistemi di mobilità sostenibile e, da subito, una evidentemente maggiore flessibilità di circolazione, che il tram - vincolato dalle rotaie - certo non consente".




 

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