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Trasporto pubblico, gli autisti dei bus chiedono la 'fermata d'aria'

Si tratta di aprire le porte anteriori dei mezzi, ma senza fare salire nessuno e solo per favorire il ricambio di aria. Dagli incontri in prefettura con le aziende però rimane il no. E qualcuno parla già di sciopero

In Emilia, da Piacenza a Bologna, gli autisti degli autobus saranno presto chiamati a fermarsi per quattro ore. Il motivo? La decisione di riaprire la porta anteriore degli autobus: troppo vicina al posto di guida, obiettano i sindacati.

Si può fare, secondo le aziende del Trasporto pubblico locale, perché così si arieggia maggiormente l'interno del mezzo e gli autisti restano protetti da una 'barriera' di plexiglass.

Questa rassicurazione però non ha convinto le sigle dei lavoratori che contropropongono: si apra la porta anteriore, ma "tenendo comunque un qualcosa che vieti all'utenza di salire dal davanti", spiega Maurizio Buzzoni, segretario della Faisa-Cisl dell'Emilia-Romagna. Insomma, ad ogni fermata si apre anche quella porta, ma solo per dar aria all'interno.

La cosa però sembra non aver convinto le aziende del Tpl: a Bologna e a Piacenza, a Modena e Reggio Emilia, i tavoli nelle Prefetture si sono chiusi con una fumata nera e ora i sindacati stanno cercando la prima data utile per lo sciopero a difesa della "garanzia di sicurezza per gli autisti".

Tper e Seta, spiega Buzzoni, hanno voluto la riapertura della porta anteriore mettendo plexiglass a schermare gli autisti dai passeggeri, ma "secondo noi sono insufficienti per la sicurezza sanitaria dei lavoratori e questo fatto, assieme all'affollamento, perché sugli autobus non si mantiene il distanziamento, rende quell'ambiente molto pericoloso per i contagi".

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Andava meglio quando c'era la porta anteriore chiusa ed era stato fissato un metro quadrato di distanza tra posto di guida e viaggiatori. Questa 'separazione', segnala Buzzoni, finché c'era, "ha garantito la continuità del trasporto pubblico locale perché la percentuale di contagi tra gli autisti è stata dello 0,0%". Ora invece le cose non vanno affatto così.

Sugli autobus, racconta Buzzoni a l'Ariapulita su 7Gold, "vediamo comportamenti che destano preoccupazione: ci sono utenti che entrano senza mascherina, che salgono dal davanti e si avvicinano per chiedere informazioni all'autista", senza dimenticare "quelli che invece di aspettare il bus successivo si buttano su".

Insomma, troppa gente e qualche contagio ora si conta anche tra gli autisti, "pochissimi e non possiamo dire che la causa sia stata la prestazione lavorativa", ma appunto il problema c'è. Di qui la richiesta di usare la porta anteriore, ma solo per aumentare il ricircolo d'aria ad ogni fermata, impedendo ai passeggeri di salire a bordo da lì.

I sindacati aspettano anche di capire se il prossimo Dpcm porterà una "inversione sulla capienza dei mezzi per vedere se questo ci aiuta a sostenere la nostra posizione". Ora con il tetto dell'80% alle presenze sui bus le cose non vanno benissimo.

"Aziende del trasporto pubblico e Regione hanno fatto uno sforzo incredibile per aumentare il numero dei mezzi per le scuole e avere sempre meno problemi di assembramento e affollamento sui bus, però il problema un po' l'abbiamo: su alcune di linee di Bologna, a Piacenza e a Reggio Emilia. E' chiaro che l'80% viene per la maggioranza dei casi rispettato, ma ci sono comportamenti dell'utenza non dei migliori e servirebbe un minimo controllo in più perché queste accadano il meno possibile", conclude Buzzoni. (Mac/ Dire)

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