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Cronaca

Il Robot Da Vinci asporta tumore al rene, è l'intervento n°1000: "Verso il recupero delle liste d’attesa"

Un traguardo raggiunto negli ultimi 3 anni all’Ospedale Maggiore nonostante la contrazione delle sedute del blocco operatorio nel periodo pandemico

L’equipe dell’Urologia dell’Ospedale Maggiore segna un importante traguardo: 1000 interventi chirurgici realizzati con l’ausilio del robot Da Vinci, la piattaforma più avanzata per la chirurgia mini-invasiva disponibile oggi, nonché l’evoluzione della laparoscopia tradizionale.

“L’Urologia è una specialistica che ha avuto un ruolo determinante nello sviluppo della robotica – spiega Sergio Concetti, direttore dell’Urologia dell’Azienda USL di Bologna. Oggi se ne fa uso anche per altre tipologie di interventi, sebbene circa il 65% dell’attività della chirurgia robotica sia rivolta a pazienti con patologie urologiche tra cui, in particolare, interventi per tumori alla prostata, al rene o chirurgia ricostruttiva”.

L'Assessore alla sanità Raffaele Donini ha voluto incontrare l'equipe di Concetti: "Una grande soddisfazione che ho voluto condividere con i clinici, i professionisti di questa straordinaria equipe, che in questi giorni ha festeggiato i mille interventi chirurgici con tecnica robotica", ha detto Donini rimarcando come si tratti di "una tecnica che consente al paziente - oltre al sostanziale azzeramento delle complicazioni - anche una degenza ospedaliera più breve, quindi una migliore qualità della cura, dell'intervento e dei tempi di recupero".

VIDEO Il robot "Da Vinci" in azione 

Il debutto del robot appena prima dello scoppio della pandemia Covid

A fine 2019 all’Ospedale Maggiore arrivò il primo robot Da Vinci condiviso tra urologi, chirurghi generali e chirurgia toracica. Circa un anno fa, nel febbraio 2022 si è aggiunto un secondo robot con il quale si è potuto dare ulteriore impulso in particolare all’attività urologica, disciplina per cui l’Ospedale Maggiore è attrattivo nei confronti di pazienti provenienti anche da fuori provincia e da fuori regione. 

“L’utilizzo di questa tecnologia comporta molteplici vantaggi per i pazienti sia dal punto di vista funzionale, sia per il decorso post-operatorio nonché per il recupero delle funzioni fisiologiche tra cui la continenza e l’attività sessuale – precisa il Direttore dell’Unità Operativa. Tuttavia, il robot non opera in autonomia: esso, infatti, richiede un lungo percorso formativo dal momento che, a guidare i bracci meccanici sui quali vengono montati gli strumenti necessari per eseguire l’intervento e a determinarne i suoi movimenti e comportamenti, è sempre e comunque il chirurgo”. 

L’equipe del Maggiore - spiegano dall'ospedale felsineo - "fin dal 2019, poteva contare su diversi chirurghi - tra cui Sergio Concetti e la Dr.ssa Roberta De Stefano - con un’esperienza robotica già consolidata al Policlinico di Sant’Orsola. Oggi, proprio in virtù dell’evoluzione scientifica e tecnologica, sia la prostatectomia che gli interventi sui tumori al rene sono diventati sempre meno invasivi e più conservativi, con migliori risultati sia in termini di sopravvivenza del paziente oncologico, sia per una minor incidenza di ipertensione e problemi cardiovascolari che spesso emergono in chi conduce una vita con un solo rene".

L'ultimo intervento per asportare un tumore al rene

È proprio con un intervento chirurgico che ha avuto per protagonista un paziente affetto da tumore al rene che l’equipe di Sergio Concetti - formata da urologi, anestesisti e rianimatori, ferristi, infermieri - ha potuto raggiungere quota 1000 operazioni realizzate con il robot Da Vinci.
“Eseguire l’intervento attraverso tre piccole incisioni piuttosto che con una lombotomia (ovvero un’incisione sul fianco che traumatizza tre diverse fasce muscolari dell’addome) rappresenta un notevole passo avanti” conclude il responsabile dell’equipe. 

Interventi urologici e liste d'attesa

"Il risultato dei 1000 interventi realizzati con il robot Da Vinci - rimarcano dal Maggiore - è stato peraltro consentito grazie all’incremento delle operazioni eseguite in ciascuna seduta chirurgica, al fine di continuare a correre sul recupero delle liste d’attesa, non solo grazie agli urologi ma all’intero team composto da anestesisti, infermieri e tutto il personale che insiste sul blocco operatorio".

Al momento, in attesa di un intervento urologico in Azienda USL di Bologna ci sono 2680 pazienti, di cui 477 classificati in classe A di priorità. "Il numero può apparire molto rilevante - precisano dall'Ausl - va tuttavia sottolineato che, nonostante la coda dell’emergenza pandemica, nel 2022 l’Urologia della Azienda USL di Bologna ha effettuato 2827 interventi, di cui 1020 presso l’Ospedale Maggiore, dove vengono effettuati cosiddetti interventi di alta complessità, 375 robotici e 1807 di medio-bassa complessità presso l’Ospedale di San Giovanni in Persiceto".

"Una valutazione dei numeri - chiosa l'Azienda sanitaria locale - dimostra che nonostante le difficoltà del post Covid siamo sulla buona strada nel recupero delle liste d’attesa, oltre all’impegno di tutti i sanitari coinvolti, grazie anche alle risorse messe in campo per l’Urologia".

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