Curdi, Turchia pronta all'invasione. L'associazione Bologna-Kurdistan: "Rischio genocidio"

La Turchia intende colpire gli obiettivi curdi in Siria, con il placet dell'amministrazione Trump. Parla il presidente della Comunità curda in Italia e vice presidente dell'associazione Bologna-Kurdistan

"L'obiettivo di Erdogan, con la complicità dell'Occidente, è annientare l'esperienza democratica nata di Rojava. C'è il rischio di un genocidio. L'Europa intervenga". A parlare è David Issamadden, presidente della Comunità curda in Italia e vice presidente dell'associazione Bologna-Kurdistan.

Il riferimento è all'operazione con la quale la Turchia intende colpire gli obiettivi curdi in Siria, il tutto con il placet dell'amministrazione Trump. "L'Occidente ha tradito la nostra popolazione. Ha usato i curdi per sconfiggere l'Isis e, adesso che non servono più, li abbandona - continua Issamadden - è un tradimento, dell'Occidente in generale e degli Stati Uniti in particolare. Nella regione del Rojava, il Kurdistan siriano, sono morti 11 mila partigiani curdi, uomini e donne che hanno sacrificato la loro vita per combattere Daesh. È questo il riconoscimento?".

Il progetto della Turchia

Trump ha in un primo momento deciso di ritirare le truppe americane dal nordest della Siria, lasciando le mani libere a Erdogan per l'operazione militare volta alla realizzazione di una safe zone, una zona cuscinetto, sul confine tra Turchia e le aree siriane controllate dello Ypg, la milizia curda delle Unità di protezione popolare. L'idea di Ankara sarebbe quella di spostare in quella zona le migliaia di profughi siriani rifugiati in Turchia, trasformando in minoranza la popolazione curda.

"La verita' è una sola: l'obiettivo è annientare l'esperienza democratica nata in Rojava. Erdogan odia i curdi, li considera terroristi. La comunità turca parla di pulizia etnica: lo sappiamo già, se Erdogan invaderà quelle zone sarà per perpetrare un genocidio. E la responsabilità sarà anche dell'Occidente".

Nelle ultime ore, l'amministrazione americana ha frenato: "Nessun ritiro delle truppe Usa dalla Siria. Solo tra 50 e 100 uomini delle forze speciali Usa nel nord della Siria - ha affermato un funzionario della Casa Bianca - sono interessati dall'ordine del presidente americano, che non vuole metterli in pericolo". "Non c'è fa fidarsi - ammonisce Issamadden -. Trump capisce molto poco di politica, a lui interessa solo il business". In Medio Oriente, Issamadden ha le sorelle e i fratelli, vivono nel Kurdistan iracheno: "Sono distanti dal Kurdistan siriano, ma sentono sulla loro pelle la paura. Abbiamo capito che solo con l'unità possiamo affrontare il futuro. I curdi non sono più disposti a ripetere la resistenza di Afrin o Kobane dopo questo ennesimo voltafaccia: non si fidano più nè dell'Occidente nè dell'Oriente. Anche tra i curdi che vivono in Italia c'è tanta rabbia".

È difficile stabilire con esattezza il numero dei curdi presenti in Italia, perche' non vengono registrati in quanto tali, ma come cittadini dei paesi di provenienza (turchi, iracheni, iraniani o siriani). In Italia si stima ce ne siano 2.500, concentrati soprattutto in Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia. Isammaden lancia un appello alla società civile internazionale, all'Europa e al governo italiano: "Fermate questo nuovo massacro annunciato. Se non lo farete, i cittadini del mondo perderanno definitivamente la fiducia nell'Occidente come difensore della democrazia. Sembra che qualcosa si stia muovendo, dal congresso americano alla Francia, ma per ora sono ancora le solite parole. Quando si passerà ai fatti? Dimostrateci che avete più a cuore i diritti umani che il dio denaro". (www.redattoresociale.it - dire)

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