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Migranti, "15 mesi per un permesso di soggiorno": protesta all'ufficio immigrazione

Presidio lunedì 12 ottobre: "Senza permesso non è possibile trovare lavoro o firmare un contratto di affitto, l'ufficio è al collasso"

Per dire "no al razzismo istituzionale ed al ricatto del permesso di soggiorno", presidio, dalle ore 10 di lunedì 12 ottobre, davanti all'ufficio immigrazione della questura, in via Bovi Campeggi 13. 

Il momento di protesta, organizzato dal sindacato SiCobas, vuole mettere in luce quella che definiscono "legislazione razzista" con tutti i lavoratori del comparto degli alimentari e della logistica che "hanno sopportato il peso dell’aumento vertiginoso dei profitti sia della grande distribuzione alimentare e sia dell’e-commerce che fa aumentare il numero di consegne a domicilio. Lavoratori costretti ad operare in condizioni sanitarie precarie ed in molti casi senza la possibilità di avere un contratto di lavoro che permette di avere un permesso di soggiorno valido".

Secondo i sindacalisti "l’ufficio immigrazione della questura di Bologna è al collasso, con l’attesa per la consegna del permesso di soggiorno che supera i 15 mesi". 

Senza permesso non è possibile "firmare un contratto di affitto, aprire un conto in banca o chiedere un prestito, viaggiare, trovare facilmente lavoro e accedere a tutte le cure mediche necessarie" ricorda SiCobas "insomma, senza permesso è impossibile vivere una vita dignitosa qui in Europa. I padroni ne approfittano di tutto ciò con salari e condizioni di lavoro sempre più al ribasso che creano sacche di irregolarità enormi che il più delle volte alimentano gli interessi della criminalità organizzata e di chi strumentalizza i migranti per le proprie politiche razziste e capitaliste". 

Cosa chiede SiCobas 

Una moratoria sui permessi di soggiorno richiesti da più di sei mesi, l’impegno ad una maggiore accessibilità e agibilità dell’ufficio immigrazione e la piena operatività delle piattaforme di prenotazione on-line cupa project e vesta net. 

"Viviamo in un paese in cui la cittadinanza per chi ci è nato o cresciuto è una concessione e non un diritto e chi ne ha diritto è costretto ad attendere per più di 5 anni la sua naturalizzazione", conclude il sindacato di base. 

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