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Numero chiuso a Medicina, Molari controcorrente: "Non va abolito, ecco perché"

Il Rettore commenta l'annuncio della ministra Bernini su una riforma organica della disciplina in materia

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Sui test d'ingresso a Medicina "serve stabilità. Cambiare ogni anno crea confusione. Troviamo un modello che vada bene e manteniamolo". Così come va confermato il numero chiuso, che è "indispensabile per la tenuta del sistema".

Il richiamo arriva dal rettore dell'Alma Mater di Bologna, Giovanni Molari, che commenta così l'annuncio del ministro Annamaria Bernini di una "riforma organica" dell'accesso alle Facoltà mediche. "Sui test di Medicina aspettiamo di vedere quello che emerge- dice Molari, questa mattina a margine della presentazione dei dati delle immatricolazioni- io sono tra le persone che in Crui (Conferenza dei rettori, ndr) hanno evidenziato le difficoltà che il test dell'anno scorso avrebbe poi avuto. Credo sia necessario vedere quale sarà il test di quest'anno e soprattutto che linea verrà data nei prossimi anni. Continuo a ribadire che il problema dei test di Medicina si può risolvere da un punto di vista tecnico".

Dopo una lunga pausa, aggiunge: "Penso che in questo momento serva stabilità. Cambiare ogni anno porta confusione sia nei nostri studenti sia in tutto il sistema. Ci sono diversi modelli allo studio, troviamone uno che vada bene e manteniamolo per un po' di anni. Questo è ciò che auspichiamo in questo momento".

Detto questo, ribadisce un punto fermo. "Il numero chiuso a Medicina è indispensabile per la tenuta del sistema- manda a dire il rettore dell'Alma Mater- abbiamo già fatto un grande sforzo in questi anni per crescere nei numeri, passando a livello nazionale da 14.000 a quasi 20.000 iscritti, in un trend in cui tra 10 anni, perchè non dimentichiamoci che gli iscritti di oggi entreranno nel sistema sanitario tra 10 anni, si prevede un forte calo dei pensionamenti. Quindi i numeri attuali, con le proiezioni a 10 anni, sono ampiamente sufficienti a coprire le esigenze di nuovi medici".

Molari quindi rimarca il fatto che "ci sono stati errori nelle programmazioni passate. Non credo sia corretto scaricare sull'Università errori di programmazione dei numeri che sono stati dati dalla Conferenza Stato-Regioni, che non scordiamoci è quella che definisce il numero di iscritti ai corsi di laurea di medicina".

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