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Referendum, blitz di Hobo: incontro per il 'sì' sospeso

Un dibattito organizzato dagli "Studenti di sinistra per il sì" è stato interrotto e sospeso. E' stata chiamata la polizia

"La nostra iniziativa di oggi pomeriggio presso la Scuola di Giurisprudenza è stata soffocata dalle urla e dalla prepotenza di un gruppo di studenti che ha bloccato lo svolgimento dell'evento, impedendo di instaurare un regolare dibattito". Lo fanno sapere gli "Studenti di sinistra per il sì" che oggi avevano organizzato un'iniziativa sul Referendum costituzionale interrotta da "un gruppo di ragazzi che ha assunto da subito un atteggiamento ostile. Avevamo aperto la nostra assemblea al confronto, avevamo invitato i ragazzi a prendere la parola per esporre la propria opinione sulla riforma" ma, continua la nota Facebook "il confronto è stato rifiutato, e il microfono ci è stato strappato di mano".

Poi urla e schiamazzi, riferiscono, così l'evento è stato sospeso: "Non abbiamo avuto la possibilità di parlare della riforma coi tanti studenti che erano presenti e che avrebbero voluto ascoltare", ma "quello che è successo oggi pomeriggio non fermerà la nostra attività. Continueremo con i volantinaggi e le iniziative, convinti delle nostre posizioni, nel rispetto per l'opinione altrui che da sempre ci contraddistingue, contrastando sempre ogni atteggiamento di stampo squadrista". 

Il blitz alla Scuola di Giurisprudenza è stato rivendicato in una nota dal collettivo 'Hobo': "I sedicenti Studenti di sinistra per il Sì, sigla dietro cui si nascondono i giovani del Partito Democratico, hanno organizzato un incontro per propagandare il sostegno al governo Renzi al referendum. Erano invitati alcuni docenti dell’UniBo, tra quelli che hanno subito firmato l’appello di regime della casta accademica per il Sì (qualche giorno fa il barone Luca Mezzetti, pluri-indagato per corruzione e concorsi truccati, propagandava il sì in una sede del PD)", ma, si legge ne comunicato, quando "diversi studenti sono intervenuti al dibattito, per dire - come scritto sullo striscione - che a baroni e yesman i giovani precari dicono no" la reazione sarebbe stata isterica sia da parte dei docenti che da parte degli organizzatori che "hanno prima chiesto in modo inquisitorio cosa ci facessero in quella sede degli studenti (studenti veri, non con la tessera di partito!) a una discussione tecnica (cioè di esperti che in modo neutrale sostengono Renzi!), poi hanno a più riprese urlato contro chi stava esprimendo le ragioni del no, arrivando addirittura al tentativo di strappare il microfono dalle mani a uno studente di giurisprudenza. Alla fine, impauriti dalla verità, hanno deciso di interrompere il dibattito e abbandonare l’aula". 

Per Hobo la verità è infatti che "mentre al sì dei baroni e della casta vengono spalancate le porte delle aule universitarie, del no non si può parlare. Lo dimostra l’assemblea impedita a scienze politiche la scorsa settimana, lo dimostra la circolare ministeriale che espressamente cerca di tappare la bocca a chi si oppone al governo. Soprattutto, non si può parlare del no come liberi studenti e precari, cioè al di fuori di partiti e rappresentanze istituzionali". Sul posto è intervenuto la polizia. 

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