Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca Savena / Viale Ilic Uljanov Lenin

Uno Bianca, Occhipinti è libero. I parenti delle vittime: 'Per noi resta un assassino'

Smarriti e arrabbiati i componenti dell'associazione vittime alla notizia della libertà all'ex poliziotto. Oggi pomeriggio la commemorazione organizzata al cippo nel giardino di viale Lenin

Duro sfogo di Rosanna Zecchi, presidente dell'associazione vittime della Uno Bianca, per la scarcerazione di uno dei componenti della banda, Marino Occhipinti. "Se ad oggi la legge permette che un magistrato di sorveglianza possa decidere di liberare delinquenti di questa natura, la legge deve essere cambiata e anche in fretta".

La vedova Zecchi ha parlato questo pomeriggio a Bologna, alla commemorazione organizzata come ogni anno al cippo nel giardino di viale Lenin, al termine dell'arrivo della staffetta podistica in ricordo delle vittime. "Lo Stato quest'anno ci ha dato un pessimo segnale, inequivocabile - si sfoga Zecchi aprendo la cerimonia, alla presenza tra gli altri anche del questore Gianfranco Bernabei - attraverso il magistrato di sorveglianza che ha autorizzato la scarcerazione di Marino Occhipinti, uno degli assassini della banda. E il segnale è che, malgrado quel che dice la nostra Costituzione, la legge non è uguale per tutti. Basta un percorso di ravvedimento in carcere e non importa se sei un assassino o un ergastolano: prima ci sono i permessi premio, poi la semilibertà e infine la libertà totale. E così una persona che si è macchiata di omicidio in questo Paese se la può cavare in tempo relativamente breve", senza pensare alle vittime nè ai loro familiari "perchè non conta il loro parere, un magistrato di sorveglianza può decidere di scarcerare un delinquente, e non un delinquente qualsiasi, senza neanche interpellare chi è stato danneggiato". 

Chi è Mario Occhipinti

53 anni, nato in provincia di Forlì-Cesena, ex poliziotto, era stato condannato all'ergastolo per l'omicidio della guardia giurata Carlo Beccari il 19 febbraio 1988, durante l'assalto a un portavalori nei pressi della Coop di Casalecchio di Reno. E' in semilibertà dal 2012, ma ora potrà lasciare il carcere. 

Occhipinti, ci tiene a ricordare Zecchi, non era un gregario nè il 'palo' della banda che tra il 1986 e il 1994 ha fatto 24 vittime e ferito 100 persone tra Bologna, la Romagna e le Marche. "Per sentenza passata in giudicato, ai nostri occhi resta un assassino - afferma la presidente - altro che ravvedimento in carcere. Avrebbe dovuto compiere quel percorso molto tempo prima, quando decise di dissociarsi dalla banda. Avrebbe dovuto denunciare gli altri componenti della banda, avrebbe dovuto non partecipare ai sopralluoghi di Polizia dopo i fatti che i suoi ex complici continuavano a commettere. Avrebbe potuto salvare tante vite ed evitare il ferimento di tante altre persone". Così come i familiari delle vittime non perdonano i fratelli Savi, artefici della banda, che "non si sono mai pentiti, se non alla scadenza dei 10 anni di detenzione per iniziare il percorso di recupero, al solo scopo di ottenere i benefici di legge". Anche per questo, attacca Zecchi, "alla fine siamo qui a commemorare vittime che alla fine non hanno ottenuto piena giustizia, perchè le sentenze non sono state applicate fino in fondo. Per questo affermiamo che la giustizia non è uguale per tutti. Dov'è il dovere di tutelare la società, noi vittime e i testimoni?". 

Per questo l'associazione torna a chiedere con forza di cambiare la legge: "Non ci possiamo arrendere neanche lontanamente alla liberazione di chi ha trucidato i nostri cari. Non lo possiamo fare per rispetto della loro memoria. Non vogliamo neanche prendere in considerazione che un altro magistrato di sorveglianza agisca come chi ha liberato Occhipinti, perchè ci sono ancora tre detenuti: i tre fratelli Savi, che sono ancora in carcere e che, malgrado venga loro concesso di tutto, speriamo ci restino". Secondo la presidente dell'associazione, "è sbagliato e gravissimo socialmente dare il segnale che chi commette reati tanto gravi prima o poi esca pulito o riabilitato. Nessuno può essere riabilitato se ha ucciso un altro essere umano. E comunque, anche se è libero, è e sarà sempre un assassino e con questo dovrà fare i conti". Zecchi decide di chiudere così una commemorazione volutamente in tono minore. "Quest'anno non abbiamo avuto il coraggio di organizzare iniziative- spiega- non ce la siamo sentita perche' riteniamo di non aver adempiuto ai nostri doveri di superstiti. Non siamo riusciti a ottenere giustizia per le nostre vittime", conclude (dire)

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