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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Quelle squadre anti-covid a domicilio: "Rischiano di scomparire, salvatele"

Le Usca - unità speciali continuità assistenziale, costituirono la prima vera e propria difesa nella prima e seconda ondata della padnemia. Pressing sul governo per rifinanziarle anche dopo il 2021

Obiettivo, salvare il 'soldato' Usca, e cioè quelle mini squadre di medici e infermieri che nella prima e seconda ondata della pandemia andavano di casa in casa a seguire i contagiati da Covid e poi di vaccinare i fragili e i non autosufficienti. A fine dell'anno il loro finanziamento dovrebbe esaurirsi, ma ora un tandem tra Bologna e Roma si muove per prorogarne l'esercizio anche oltre l'anno in corso.

Ora, da Bologna a Roma, il Pd si schiera compatto per chiedere al Governo di prorogare le Usca anche dopo il 2021.

Tra i primi a prendere posizione in questo senso c'è l'ex sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, responsabile Sanità dei dem. "Le Usca si sono non solo rivelate utilissime per garantire assistenza vicinanza alle persone costrette al proprio domicilio- afferma- ma hanno anche colmato un vuoto nel sistema sanitario. Per questa ragione è auspicabile che vengano rinnovate e ne sia garantita la continuità di intervento".

Il Pd, assicura Zampa, "sostiene convintamente la richiesta di veder proseguire questa esperienza e di progettare, sulla base di questa, una stabile forma di integrazione socio-sanitaria capace di raggiungere le persone a casa loro assistendole con continuità e competenza".

"Un'esperienza che non possiamo abbandonare"

Sulla stessa linea Luca Rizzo Nervo, deputato Pd e assessore al Welfare del Comune di Bologna. "Le Usca si sono dimostrate lungo tutto questo periodo pandemico uno strumento di efficacia e capillarità della risposta sanitaria rispetto ai bisogni di salute legati alla pandemia- afferma- non di meno questo livello di assistenza e cura è un utile punto di partenza per una riflessione concreta per riformare la sanità territoriale e domiciliare, che è una delle grandi sfide contenute nel Pnrr".

Per questo, insiste Rizzo Nervo, "è utile e necessario dare continuità a questa esperienza oltre il termine ad oggi fissato del 31 dicembre. Sarebbe irrazionale chiudere esperienze che si sono consolidate in questi mesi difficili, dando ottima prova di sé, per poi avviare un percorso di riforma dei servizi territoriali che di risposte dinamiche, flessibili e prossime come questa avrà assolutamente bisogno". Anche in Regione Emilia-Romagna il Pd chiede il rinnovo delle Usca per il 2022.

"Sono un'esperienza che non possiamo permetterci di abbandonare- sostiene la consigliera regionale dem Francesca Maletti- hanno funzionato bene e integrano l'offerta di servizi sanitari e assistenziali per i cittadini". Terminata l'emergenza, sostiene Maletti, "possiamo immaginare di rivederne le modalità di attivazione e intervento, ma non di eliminarle completamente.

Certamente il tema dei costi del servizio va affrontato, ma l'auspicio del Pd a ogni livello è che nella legge di Bilancio le Usca trovino il giusto spazio". In Emilia-Romagna, dunque, "ci auguriamo che il Ministero della Salute e il Governo accolgano un appello che va nella direzione di colmare un vuoto. Quello delle Usca è un pezzo di sanità territoriale che mancava e di cui non possiamo più fare a meno", ribadisce Maletti.

In Parlamento le fa eco la deputata reggiana del Pd, Vanna Iori. "Non siamo ancora usciti dalla crisi pandemica e l'incerto andamento dei contagi, combinato alla diffusione dell'influenza stagionale- sottolinea- richiede che si mantengano in vigore queste strutture speciali di continuità assistenziale, che si sono dimostrate uno strumento estremamente efficace di risposta ai bisogni di salute legati alla pandemia, con team di medici che hanno garantito l'assistenza domiciliare a moltissimi pazienti positivi".

Invece di chiudere le Usca, insomma, "dovremmo consolidare e dare continuità a questa importante esperienza anche in vista delle riforma dei servizi sanitari territoriali prevista dal Pnrr- insiste Iori- in tal senso sarebbe utile rifinanziare queste realtà almeno fino alla fine del 2022 e cominciare a ragionare su come trasformare questa esperienza di grande valore in una forma stabile di integrazione socio-sanitaria". (San/ Dire)

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