Ustica, Bomba esplosa a bordo: ipotesi bocciata dal Tribunale di Palermo

A provocare il disastro piuttosto fu "un missile o un collisione in volo", secondo i giudici che ravvisano responsabilità per "concorso in disastro aviatorio". Soddisfatti parenti vittime

Nessuna bomba esplose a bordo dell’aereo Itavia, questo quanto stabilito dal Tibunale di Paleremo, in seno al processo sulla Strage di Ustica, disastro aereo in cui persero la vita 81 persone. Quel 27 giugno 1980, l'aereo di linea DC-9 si squarciò in volo e scomparve in mare, colpito da un missile o per "una quasi collisione tra velivoli militari non identificati che volavano attorno all'aeroplano al momento del disastro". Questa  una delle conclusioni a cui sono giunti i giudici civili di Palermo che hanno condannato i ministeri a risarcire i familiari delle vittime del disastro.

Tutti gli elementi considerati - scrive il giudice Paola Protopisani del Tribunale di Palermo nelle 200 pagine di motivazione depositate oggi - consentono di ritenere provato che "l'incidente accaduto al DC9 si sia verificato a causa di un intercettamento realizzato da parte di due caccia, che nella parte finale della rotta del DC9 viaggiavano parallelamente ad esso, di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del DC9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell'esplosione di un missile lanciato dagli aerei inseguitori contro l'aereo nascosto oppure di una quasi collisione verificatasi tra l'aereo nascosto ed il DC9".

Dalla motivazione della sentenza si trae un quadro completo di tutti gli atti emersi durante il procedimento penale, riproposti al vaglio del processo civile da parte dei legali dei familiari delle vittime.
Il tribunale civile era chiamato a stabilire se i ministeri avessero messo in atto ogni azione per la tutela dell'incolumità del volo civile e se avessero impedito ai parenti delle vittime di conoscere la verità. Così il giudice ha risposto ai due quesiti posti dai legali: "i fatti accertati rilevano una situazione aerea complessa che può avere consentito l'inserimento di un velivolo nella scia del DC9 al fine di evitare di essere rilevato dai radar, e una serie di anomalie sia nelle rilevazioni radar che nel comportamento dei velivoli presenti nelle immediate vicinanze del DC9".

DISASTRO AVIATORIO. E da ciò deriva la responsabilità per "concorso in disastro aviatorio" di chi, addetto al controllo radar dei voli civili, aveva obbligo di impedire l'evento. Secondo i giudici, inoltre, il ministero della Difesa avrebbe ostacolato "l'accertamento delle cause del disastro, così impedendo l'identificazione degli autori materiali del reato di strage che sono potuti restare impuniti". Alcuni ufficiali e sottoufficiali dell'Aeronautica Militare italiana si sarebbero resi responsabili di false testimonianze, favoreggiamento, abuso d'ufficio, soppressione di atti pubblici, falsi documentali, insomma di un "vero e proprio depistaggio". Così ostacolando la giustizia ed impedendo ai familiari delle vittime di conoscere autori e responsabilità del disastro.

Da ciò la responsabilità del ministeri per gli atti (illeciti) commessi dai loro dipendenti, nell'esercizio delle attribuzioni loro assegnate. "I ministeri con la presente sentenza - scrive il tribunale - vengono infatti condannati al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dagli attori per la perdita dei loro congiunti, per avere concorso colposamente a provocare la caduta dell'aereo". La sentenza infine riconosce "l'interesse dei familiari delle vittime a conoscere come e perché i congiunti sono morti e anche perché tale conoscenza sia stata così evidentemente preclusa per trent'anni". "L'esigenza di conoscere la verità - si legge nel provvedimento - "é indispensabile per poter definitivamente seppellire i morti e compiutamente elaborare il lutto che è conseguito al disastro aereo di Ustica".

PARENTI VITTIME, PARLA BONIFETTI. Se il sottosegretario Carlo Giovanardi ha accolto con parole dure la sentenza del Tribunale civile di Palermo, un "giudizio positivo" è invece stato espresso da Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione familiari vittime strage di Ustica, che ha dichiarato: "sentenza che prende atto delle conclusioni della sentenza-ordinanza del giudice Priore del '99 e ribadisce lo scenario di guerra attorno al Dc9. Proprio a Bologna la stessa Avvocatura dello Stato aveva riconosciuto legittimo sostenere questa tesi''.

Bonfietti chiede "al Governo, al Parlamento e alle istituzioni di prendere atto di questa gravissima verità. L' unico passo oggi non rinviabile è una forte azione diplomatica sugli stati - Usa, Francia, Inghilterra, Belgio, Germania e Libia - che non hanno assolutamente risposto alle rogatorie che ormai da due anni i magistrati hanno loro inoltrato".

 

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