Ustica, versione Giovanardi: una bomba esplose a bordo del Dc9

Sulle cause della strage due le versioni a confronto, su cui è schermaglia aperta sotto le due Torri. Da un lato la toria del sottosegretario, all'altra quella del missile, offensiva militare in tempo di pace

Non si placa la schermaglia sulle verità dietro la strage di Ustica. Ieri, giornata della commemorazione delle vittime, i parenti hanno invocato giustizia, ma al ricordo si sono affiancate aspre polemiche e recriminazioni.

DUE VERSIONI A CONFRONTO. Due le visioni contrastanti sulla causa della strage. Da una parte quella di Daria Bonfietti presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime e lo scenario di un missile che colpì il Dc9, un atto di guerra in un tempo di pace.

Dall'altra, contrapposta, il Governo, rappresentato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi e la teoria di una bomba esplosa all'interno del velivolo. "Il missile - ha insistito - non esiste. E la battaglia in quella notte non c'é stata: non c'erano altri aerei in prossimità". Partendo dal richiamo internazionale di Napolitano, Bonfietti ha lamentato, nella cerimonia a Palazzo D'Accursio, che sulle rogatorie internazionali, "i paesi amici e alleati (come Francia e Usa, ndr) negli anni continuano a non rispondere o a rispondere in maniera ridicola e quindi oltraggiosa".

IL TESTIMONE OCULARE. Alle due versioni si aggiunge, dopo 31 anni, la voce di colui che si è definito testimone oculare della strage. L'uomo, pronto a comparire davanti ai magistrati, ha raccontato di aver visto aerei militari sparare contro il DC9 Itavia. 

GIOVANARDI VS RETICENZA LIBIA. Sullo stesso tema, invece, ma con sfumatura ben diversa, Giovanardi ha puntato il dito contro la Libia: "Abbiamo 50 risposte tra americani e francesi. L'unico elemento che manca, per la verità, sono le risposte della Libia. Perché la Libia non ha mai risposto". Nessuno, per il senatore, che ha organizzato un 'controconvegno' nella sede del Pdl bolognese, "é andato a chiedere a Gheddafi conto di nulla". Ora l'auspicio è che, "con la nuova Libia", magari qualche replica arrivi.

 

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