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Martedì, 25 Giugno 2024
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Veglia di Pasqua, Zuppi: 'Misericordia, espressione massima della giustizia e della fede'

La "maledetta morte di Gesù, non è uno rappresentazione nella quale si confonde la storia con la finzione. E noi non siamo spettatori". Così l'arcivescovo Matteo Maria Zuppi nell'omelia della veglia pasquale tenutasi ieri sera nella Cattedrale di San Pietro

La "maledetta morte di Gesù, non è uno rappresentazione nella quale si confonde la storia con la finzione. E noi non siamo spettatori". Così l'arcivescovo Matteo Maria Zuppi nell'omelia della veglia pasquale tenutasi ieri sera nella Cattedrale di San Pietro. La croce "è una tragedia, un terremoto o il sole che si oscura, come avvenne sul Calvario, come è successo a Bruxelles, come accade nei tanti Golgota dove la fragile vita dell’uomo, chiunque esso sia, è umiliata e spenta. Sono le tante croci che urtano per la loro cruda concretezza. La croce è lì, terribilmente vera, definitiva, ingiusta, tradimento della vita.

Se la pietra spostata dal sepolcro di Cristo era testimonianza della sua Resurrezione "La rassegnazione è come la pietra pesante sulla tomba. Un mondo rassegnato pensa di essere realista... non si scandalizza dei frutti evidenti del male, come l’ingiustizia o lo scandalo della povertà e della fame. La rassegnazione ingigantisce i problemi" invece "l’annuncio della resurrezione raggiunge solo chi ha pianto e chi non si arrende al male, come le donne" che non hanno paura di andare al sepolcro. O meglio per amore vincono la paura e affrontano il male e le sue conseguenze". 

Per Zuppi "solo chi ha misericordia -  umile, semplice, fedele, possibile a tutti - vede la resurrezione, la luce di quel sole che sorge e che rischiara l’ombra della morte. Le donne non vanno per coraggio, ma solo perché il loro cuore non può accettare di lasciare solo Gesù. Si mettono in cammino perché la misericordia non aspetta, non delega, ha fretta, non può fare a meno dell’altro. Vanno solo per amore, anche quando sembra inutile!"

Via Crucis e Via Lucis, come ha ricordato Papa Francesco venerdì santo "la luce tenera e forte -  nel buio anche una piccola luce rischiara le tenebre più profonde - la donano i ministri fedeli e umili che come candele si consumano gratuitamente per illuminare la vita degli ultimi. La forza della resurrezione la comunicano le suore e i consacrati - buoni samaritani - che abbandonano tutto per bendare, nel silenzio evangelico, le ferite delle povertà e dell’ingiustizia. 

La luce del primo giorno dopo il sabato è quella dei misericordiosi che trovano nella misericordia l’espressione massima della giustizia e della fede. La possiamo contemplare nelle “persone semplici che vivono gioiosamente la loro fede nella quotidianità e nell’osservanza filiale dei comandamenti”, in un povero diavolo senza speranza che grida solo: Signore ricordati di me nel Tuo regno! La luce della resurrezione la vediamo nei beati e nei santi che sanno attraversare il buio della notte della fede senza perdere la fiducia in Dio e senza pretendere di capire il suo silenzio misterioso; nelle famiglie che vivono con fedeltà e fecondità la loro vocazione matrimoniale; nei volontari che soccorrono generosamente i bisognosi e i percossi; nei perseguitati per la loro fede che nella sofferenza continuano a dare testimonianza autentica a Gesù e al Vangelo, nei sognatori che vivono con il cuore dei bambini e che lavorano ogni giorno per rendere il mondo un posto migliore, più umano e più giusto". 

      

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