Loris non c'è più, i genitori in lotta: "Aveva diritto a un'assistenza gratuita, abbiamo dovuto pagare"

"Abbiamo pagato qualcosa che non era dovuto, lottiamo per un rimborso che rappresenta qualcosa di importante". Così Bruno e Bruna Carboni, genitori di un ragazzo disabile morto da qualche mese fa, affinchè "cose del genere non accadano ad altri"

Un altro incontro senza risultati e una battaglia che Bruno e Bruna Carboni vogliono continuare a portare avanti non tanto per se stessi ma perchè cose del genere non accadano ad altri. Sono i genitori di Loris, un ragazzo affetto da gravi disabilità morto a 41 anni circa dodici mesi fa: «Loris aveva diritto a un'assistenza gratuita che di fatto ci è stato chiesto di pagare: noi lo abbiamo fatto, ma adesso rivendichiamo i diritti delle persone come nostro figlio e denunciamo una burocrazia che non fa altro che ostacolare. Vogliamo essere risarciti di quei soldi che sono il simbolo di qualcosa». L'incontro è avvenuto ieri fra i Carboni e ASC InSieme - Azienda Servizi per la Cittadinanza - Azienda speciale Interventi Sociali Valli del Reno, Lavino e Samoggia), ma pare che non abbia portato a nulla. 

E intanto la storia della famiglia Carboni, da Castello di Serravalle viene portata in Parlamento attraverso una interrogazione fatta da Anna Maria Bernini e Galeazzo Bignami, senatrice e deputato di Forza Italia: «Loris era un giovane disabile che usufruiva di alcuni servizi comunali. Oggi Loris non c'è più e i suoi genitori hanno versato del denaro che non era necessario versare con Isee pari a zero - spiega Bignami - Sono confortati da un'ampia giurisprudenza, ma l'amministrazione dovrebbe aiutare chi già soffre invece che imporre una burocrazia stolta che non riconosce i propri errori». 

A raccontare tutto per bene, papà Bruno: «Nell'anno 2000, quando c'erano le lire e il comune di Castello di Serravalle non era ancora stato fuso in quello di Valsamoggia, mio figlio andava in un centro diurno. Per il pasto giornaliero all'epoca mi erano state chieste 10 mila lire e ogni mese arrivava a casa un bollettino da pagare. Esenti solo coloro il cui reddito era inferiore al milione di lire: Loris aveva una Isee pari a zero e una pensione e un accompagnamento per 1.200 euro totali. Ma una pensione non può essere un reddito: pensando a questa cosa mi sono venuti dei dubbi e mi sono informato sulle leggi che regolano queste questioni».

I Carboni sono ricorsi una prima volta al difensore civico (Paola Gallerani ndr) che ha dato loro ragione con conseguente restituzione di quanto non dovuto (poco oltre 600 mila lire). Dal 2011 però (la gestione dei servizi sociali era stata trasferita dai Comuni ad ASC InSieme - Azienda Servizi per la Cittadinanza - Azienda speciale Interventi Sociali Valli del Reno, Lavino e Samoggia)  comincia la richiesta di retta per il pasto consumato al centro Domino di Crespellano. 

Da quel momento la famiglia di Loris (che a causa delle sue delicate condizioni non riusciva a presenziare al centro ogni giorno) ha cominciato a ricevere nuovamente le richieste di pagamento attraverso bollettini mensili, nonostante quanto già dimostrato. Il loro figlio aveva Isee zero, riceveva pensione di invalidità e indennità di accompagnamento che, a norma di legge, non sono considerati reddito: nel corso degli anni sono state numerose le pronunce e le sentenze a supporto di quanto sostenuto e ribadito dalla famiglia Carboni che sta conducendo una battaglia non solo per se stessa ma anche per sancire un diritto fondamentale delle persone disabili. La cifra di 770 euro è stata pagata perchè l'ingiunzione di pagamento minacciava dei pignoramenti. 

«Sono soldi non dovuti - sottolinea Bruno Carboni - e vogliamo essere rimborsati perchè ciò non accada anche ad altri. Oggi non posso che appellarmi alla politica affinchè faccia qualcosa di definitivo»

Come si legge nell'interrogazione parlamentare: "Il Consiglio di Stato con ordinanza 2825 del 12 maggio 2010 ha respinto il ricorso del Comune di Bollate concernente la questione dell’integrazione della retta alberghiera di ricovero di un soggetto con handicap grave; nella sentenza 1607/2011 del 15 febbraio 2011, il Consiglio di Stato ha inoltre stabilito che l’evidenziazione della situazione economica del solo assistito “costituisce uno dei livelli essenziali delle prestazioni da garantire in modo uniforme nell’intero territorio nazionale”; Anche tre recenti sentenze del Consiglio di Stato, depositate il 29 febbraio 2016, hanno stabilito che l’indennità di accompagnamento non può essere considerata fonte di reddito e pertanto va esclusa dal calcolo dell’ISEE; pertanto i regolamenti, come quello della Asc, che prevedano una sorta di divieto di ‘cumulo di beneficio’ e quindi il non diritto per i disabili a percepire servizi gratuiti in presenza di un assegno e di una pensione di invalidità appaiono non coerenti con la vigente normativa e comunque in contrasto con i contenuti del DLGS 31/3/98 n. 109 e successive modifiche apportate dal DLGS 3/5/2000 n. 130" 

E allora continua: "In che modo si intenda intervenire, sul piano normativo, per sancire il fondamentale diritto all’assistenza delle persone disabili che, in alcun modo, devono essere tenute a pagare per i servizi in presenza di ISEE zero o comunque ISEE particolarmente basso. Quali iniziative di carattere normativo si intende assumere al fine di sancire che l’ISEE da calcolare ai fini della situazione economica del disabile è quello relativo al solo assistito e se non si ritenga di dover meglio chiarire, dal punto di vista normativo, che l’indennità di accompagnamento e la pensione di invalidità non sono conteggiati nel reddito e dunque non costituiscono causa di cumulo di beneficio?". 

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