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Suicidio Guidetti: archiviata la posizione del procuratore Valter Giovannini

La farmacista a marzo del 2015 si suicidò. In casa venne trovato un biglietto che accusava Giovannini di averla "trattata come una criminale"

Archiviata la posizione del procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini per la vicenda del suicidio di Vera Guidetti, la farmacista che a marzo del 2015 si suicidò dopo aver tentato di uccidere l'anziana madre, iniettandole insulina, che morì qualche giorno dopo. 

In casa venne trovato un biglietto che accusava Giovannini di averla "trattata come una criminale". La farmacista 62enne era stata infatti sentita dal procuratore nell’ambito di un’indagine su un furto di gioielli. 

Del caso si è occupata la Procura di Ancona, competente per i casi che coinvolgono i magistrati bolognesi, così venne aperta un’indagine per istigazione al suicidio, chiusa con la richiesta di archiviazione per Giovannini, accolta dal Gip. 

Il Senatore PD Luigi Manconi, membro delle commissioni Difesa di Palazzo Madama e presidente della Commissione straordinaria bicamerale per la tutela dei diritti umani, aveva chiesto ai Ministri della Giustizia e dell'Interno "se non ritengano opportuno attivare i poteri ispettivi presso la Procura e la squadra mobile di Bologna". Secondo Manconi il modo in cui è stata gestita la posizione della donna non convinceva poichè l'interrogatorio della farmacista si sarebbe svolto dunque "senza alcuna garanzia difensiva e con discutibili modalità per un tempo assai prolungato" e anche per il fatto che la "permanenza della signora Guidetti negli uffici della Questura non sarebbe stato informato il pubblico ministero di turno".

INDAGINI.  Manconi sottolineava nell'interrogazione che "il giorno 11 marzo, ossia al momento della scoperta del corpo della Guidetti e del suo biglietto di accusa il procuratore aggiunto Giovannini si recava nell'abitazione della donna, anticipando il pubblico ministero di turno e continuando a condurre le indagini sul decesso della Guidetti, nonostante il suo coinvolgimento nella vicenda in quanto indicato (a torto o a ragione) dalla farmacista deceduta come responsabile di comportamenti ostili nei propri confronti".

FERMO DI IVAN BONORA. In merito al collegamento con il pregiudicato Ivan Bonora (scarcerato il 12 marzo), il sopralluogo della Polizia a casa della donna, i quadri e altri oggetti di valore ritrovati, per Manconi il quadro probatorio "veniva ritenuto sufficiente a integrare precise ipotesi di reato tanto che Bonora, assistito da un legale, veniva sottoposto a fermo di polizia", mentre la farmacista "con modalità del tutto anomala, veniva escussa a sommarie informazioni testimoniali per un tempo estremamente prolungato senza che venisse valutata l'opportunità di farla assistere da un legale di sua fiducia".

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