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Mercato abusivo lungo via Indipendenza: acquirenti in fila per i 'falsi'

Seguono la moda del momento e hanno fra i loro clienti sia le ragazzine che le donne d'età e alcune affezionate fashion victim: sono i commercianti abusivi del centro, un 'centro commerciale parallelo' a quello dello shopping ufficiale

Una distesa lunghissima di lenzuola posate sotto il portico e allestite con i 'falsi' più trendy del momento: sneakers Adidas, piumini Colmar, borse Micheal Kors, le intramontabili monogram di Luis Vuitton, accessori Burberry e le storiche cinture di Gucci con il bicolor rosso e verde. Questo è lo scenario tipico del week-end bolognese e anche dei giorni di festa appena trascorsi di via Indipendenza (GUARDA IL VIDEO), dove il mercato degli abusivi è florido più che mai e praticamente parallelo a quello dei negozi, davanti ai quali corrispondono perfettamente i venditori non autorizzati. 

"A volte vendono praticamente le cose che abbiamo anche noi in negozio proprio qui davanti - racconta il commesso di un negozio sportivo in pausa - e arrivano a fare la fila che sfiora la nostra porta. Nessuno fa nulla e sembra tutta una grande presa in giro. Capirei se si mettessero nelle trasversali, nelle viuzze...ma così spudorati...". 

Due ragazzine sui 16 anni cercano una borsa firmata Micheal Kors. Chiediamo loro perchè la vogliamo comprare qui, per strada, sapendo che non è originale e perchè non pensano piuttosto a un modello simile, magari di un brand low cost: "Originale costa troppo per noi, ma ci piace molto e la vorremmo proprio così. Va molto di moda e quasi tutte le nostre amiche ne hanno una. Anche loro (non proprio tutte) l'hanno comprata qui e invece che 300 euro circa ci costa 80, quindi molto più alla portata. No, non vogliamo un modello simile, vogliamo che si veda il marchio perchè è un bel logo". 

Ma non solo solo le giovanissime con meno possibilità economiche rispetto a un lavoratore e un desiderio di omologazione rispetto al 'gruppo' a servirsi del mercato abusivo di via Indipendenza. Davanti ad alcuni 'banchetti' c'è addirittura la fila per chiedere prezzi, contrattare, provare le taglie di fretta usando le vetrine dei negozi di fronte come specchio e concludere il proprio affare con la soddisfazione (illusione?) di aver acquistato un pezzo che rispetto all'originale non è poi così differente: "Ammetto di aver comprato più volte dallo stesso ragazzo e di aver chiesto modelli e taglie specifiche di giacche a vento e borse che lui mi ha poi prpcurato - la 'confessione' di una fashion victim sulla trentina - nessuno si è mai accorto che non fossero originale e a volte penso che in realtà lo siano davvero, perchè sono davvero identiche". 

E come fa a saperlo? "Perchè prima di solito vado nei negozi dove vendono gli originali e li guardo per bene, in ogni minimo dettaglio. Successivamente cerco il mio clone (così chiamiamo queste copie delle borse molto simili a quelle della boutique) e poi faccio un confronto controllando soprattutto le cerniere e i dettagli loggati. Se tutto coincide allora compro, ma prima tratto sul prezzo perchè di solito si riesce a scendere fino a 20 euro".

Non ha paura di essere sanzionata? Non si pone un problema etico rispetto a un mercato nero che danneggia le case di moda? "Di solito quando sono tutti qui so che non ci sono controlli, quindi non mi pongo più di tanto il problema della multa, anche se cerco sempre di mimetizzare lo scambio di soldi. Per quanto riguarda il problema etico, secondo me se lo dovrebbero porre più gli stilisti che vendono delle borsette in ecopelle a cifre che non stanno al di sotto dei 400 euro: il mio punto debole è che mi piacciono le griffe e che piuttosto di non averla la compro falsa, ma è vero anche che secondo me nessuno se ne accorge". 

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