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Domenica, 3 Luglio 2022
Cronaca

Vermi velenosi scoperti a Bologna: "Più letali del cianuro, possibile ce ne siano ancora"

Gli ultimi avvistamenti risalgono all'ottobre scorso e non è da escludere che gli animali siano ancora ben presenti nell'area. Altre planarie aliene rilevate in svariate città della Toscana, del Lazio e della Sicilia. Quali i rischi? Come sono arrivati in Italia? I ricercatori rispondono

Vermi velenosi trovati in un giradino privato nelle vicinanze dei Giardini Margherita: questa notizia ha suscitato un certo interesse e un certo allarmismo visto che la neuro tossina di cui potrebbero essere portatori è più potente del cianuro. Il nome scientifico di questi invertebrati è Diversibipalium multilineatum e arrivano da lontano, dal Sud-Est Asiatico. 

Si occupano dello studio di questi vermi tre giovani biologi che lavorano come ricercatori indipendenti: Emiliano Mori, 30 anni, dell’Università di Torino, Mattia Menchetti, 25 anni studente dell’Università di Firenze, e Giuseppe Mazza del Centro di Ricerca Agraria di Firenze.

Si sono resi disponibili a fare chiarezza su questa specie scoperta proprio a Bologna, in un'area verde privata poco lontana dai Giardini Margherita. A loro abbiamo posto una serie di quesiti per comprendere al meglio rischi e caratteristiche di questi "sgraditi inquilini" che sono stati trovati in ambienti frequentati dall'uomo e quindi pericolosi per le opportunità di contatto. 

Il primo "avvistamento" è quello bolognese. Quando è stato segnalato? Ce ne sono poi stati altri in altre zone d'Italia? Se sì, dove e in quali ambienti?

Gli ultimi avvistamenti risalgono all'ottobre scorso e non è da escludere che gli animali siano ancora ben presenti nell’area. In seguito al caso di Bologna, altre planarie aliene, appartenenti ad altre specie ed in attesa di conferma genetica, sono state rilevate in svariate città della Toscana, del Lazio e della Sicilia e non è improbabile che ve ne siano altre non ancora rilevate. Tutte le popolazioni sono state rilevate in giardini privati di abitazioni e nessuna in aree naturali.

Quanti ne avete trovati?

Circa una settantina. 

Che origini hanno?

Queste specie arrivano dall'Estremo-Oriente o Sud-Est Asiatico.

Qual è realmente il fattore che li rende pericolosi?

Li stiamo studiando e sono molto simili a una specie (parente del Bipalium kewense, che contiene tetrodotossina, potenzialmente letale per l'uomo) che è portatrice di una neurotossina che risulta più velenosa del cianuro. Oltre a questo importante campanello di allarme, nutrendosi di lumache e lombrichi hanno un impatto sull'agricoltura. In ogni caso non siamo sicuri che quelli trovati a Bologna siano velenosi e anche se lo fossero bisognerebbe ingerirli per correre realmente dei rischi. 

E come possono essere arrivati nei nostri giardini da così lontano?

Molto probabilmente attraverso il commercio di materiale da giardinaggio come il terriccio e i fertilizzanti. All’attivo, non sono noti specifici repellenti che attacchino le planarie, evitando invece di aggredire le preziose componenti native del suolo. Quel che è noto è che questi vermi privilegiano ambienti umidi caratterizzati dalla presenza di terra e muschi, evitando ambienti piastrellati o cementati. 

Quindi è consigliabile scegliere dei prodotti di un certo tipo?

Certamente è più sicuro acquistare terricci che hanno provenienze italiane ed europee. Il suolo rappresenta uno degli ecosistemi più ricchi di specie e la sua biodiversità, pur essendo in larga parte sconosciuta, propone servizi ecosistemici di fondamentale importanza legati al riciclo dei nutrienti e alla fertilità del suolo. L’introduzione ad opera dell’uomo di planarie terrestri al di fuori dell’area in cui sono naturalmente presenti può mettere a repentaglio le comunità del suolo. Le planarie sono infatti vermi piatti (Platelminti) carnivori che si cibano di lombrichi, molluschi e altri invertebrati. 

E' stato detto qualcosa di non corretto a proposito di questa specie dopo che la notizia ha fatto il giro del web?

Qualche imprecisione probabilmente sulla loro riproduzione via asessuale: è vero che in seguito a danneggiamento del corpo o alla necessità di riprodursi rigenerare parte del loro corpo, cosicché individui completi possano nascere anche dai vari frammenti, ma accade che da un esemplare ne nascano due o tre, non di più. 

E a proposito della loro ripriduzione, è proprio nelle loro uova che troviamo la sostanza velenosa, è giusto?

Esatto. Essi sono in grado di riprodursi anche sessualmente e di deporre uova. E sono proprio le uova (ma anche il corpo degli adulti delle specie Bipaliumkewense e B. adventitium) a contenere tetrodotossina (TTX). Si tratta di una neurotossina letale presente anche nei pesci palla. Probabilmente (e su questo stiamo studiando) anche la specie che è stata ritrovata a Bologna ha caratteristiche simili, che la rendono un pericoloso coinquilino per la fauna del suolo. Ulteriori ricerche potranno chiarirne biologia e impatti ecologici. Dopo la prima osservazione rilevata tramite il web, a Bologna sono stati rilevati quasi un centinaio di individui in un piccolo giardino di un’abitazione, mentre la loro presenza non è stata rilevata in aree naturali, né presso i Giardini Margherita.

Come si possono riconoscere?

Riconoscere le planarie non è difficile. Questi vermi hanno corpo è appiattito o allungato, possono essere lunghe fino a 20 cm e larghe fino a 0.5 mm. Ne esistono diverse specie, alcune hanno testa a martello, altre invece terminano con forme stondate. Anche il loro colore è variabile, in quanto si riscontrano specie nere, gialle, striate, rosse, azzurre e di colori sgargianti.

Dove vivono? In che tipo di ambiente?

Questi vermi privilegiano ambienti umidi caratterizzati dalla presenza di terra e muschi, evitando ambienti piastrellati o cementati. sottovasi delle piante per esempio.

Cosa fare nel caso se ne avvistassero nel proprio giardino?

Qualora osservaste questi inquilini indesiderati nel vostro giardino, vi chiediamo di rivolgervi a noi, inviandoci foto e coordinate.  Potete scrivere alla mia mail: moriemiliano@tiscali.it. 

Vermi velenosi, i ricercatori al lavoro

Tempi duri per la ricerca scientifica in Italia?  

Sono tempi di valigie sui letti, tempi di giovani menti che realizzano i loro sogni oltralpe e oltreoceano. Chi rimane combatte. La nostra cooperazione extrauniversitaria è totalmente a titolo gratuito e non è coordinata da nessun ente di ricerca o università. La nostra collaborazione ha avuto inizio circa quattro anni fa, ad un Convegno tenutosi a Firenze nel Novembre 2011; da quel momento, ci siamo dati da fare cercando di fare ricerca coi pochi mezzi a nostra disposizione. Abbiamo ottenuto premi su scala nazionale ma anche riconoscimenti internazionali.    

CHI SONO. Emiliano Mori, nato il 20 Dicembre 1985 a Siena, consegue nel 2009 la laurea specialistica in Biodiversità ed Evoluzione all’Università di Pisa con una tesi sulla struttura genetica e filogeografia del francolino nero, con voto 110/110, lode e abbraccio accademico. Durante l’internato di tesi, matura un interesse spiccato per la biologia della conservazione, in particolare per le problematiche connesse con le specie introdotte. Nel 2009, frequenta il Master di II Livello in Conservazione della Biodiversità Animale all’Università “La Sapienza” di Roma. Termina il master nel novembre 2010, con una tesi sulla fauna alloctona della Selva di Paliano (Frosinone), in collaborazione con ARP Lazio e NEMO Ambiente. In concomitanza, vince il dottorato di ricerca senza borsa in Biologia Evoluzionistica all’Università di Siena, sull’ecologia spaziale dell’istrice in contesti ecologici contrastanti. Da fine 2013 al 2016, ha una borsa di ricerca all’Università di Torino, dove si è occupato di conservazione di roditori e soricomorfi presso il Parco Nazionale del Gran Paradiso. Inoltre, è membro del Management Committee del Progetto COST Europeo “ParrotNet” dal 2013. Ha all’attivo 49 pubblicazioni scientifiche, tre capitoli di libri e 17 interventi a convegni (due dei quali premiati come “Miglior Poster”). Nel 2015 vince il premio Daikin per la miglior tesi di dottorato sulla conservazione della biodiversità.

Mattia Menchetti, nato il 25 Aprile 1990 a Castiglion Fiorentino (AR), laureato in Scienze Biologiche all'Università di Firenze nel 2014. Durante il tirocinio di tesi e un progetto universitario parallelo si è occupato di comportamento, ecologia e tassonomia di imenotteri sociali, in particolare vespe cartonaie e formiche. A partire dal 2011, ha sviluppato interesse verso le specie aliene, occupandosi dell'impatto di scoiattoli, pappagalli e planarie terrestri. Attualmente è iscritto alla Magistrale di Biologia a Firenze e, oltre ai precedenti temi di ricerca, si occupa di filogeografia delle farfalle del Mediterraneo e partecipa al progetto BarcodinGItalianButterflies. E’ anche membro del progetto europeo COST “ParrotNet”. Ha all’attivo 19 pubblicazioni su riviste con Impact Factor, 9 su riviste senza Impact Factor e 9 interventi a convegni (due dei quali premiati come “Miglior Poster”).

Giuseppe Mazza. Giuseppe ha ottenuto il titolo di Dottore di Ricerca in Etologia ed Ecologia Animale presso il Dipartimento di Biologia, Università di Firenze con una tesi dal titolo: Eto-ecologia di specie alloctone: il caso di studio del punteruolo rosso delle palme, Rhynchophorusferrugineus. Durante gli anni del dottorato ha investigato numerosi aspetti della biologia di questo insetto invasivo. Ha lavorato dal 2003 su diversi progetti riguardanti la biodiversità e la conservazione, soprattutto in aree protette. Ha partecipato negli ultimi anni a cinque spedizioni internazionali (Malaysia, Ecuador, Africa e Vietnam) per lo studio dell’entomofauna locale e in particolare delle specie aliene invasive. Dopo un anno di lavoro all’interno del progetto LIFE RARITY (LIFE/10/NAT/IT/000239) per il contenimento del gambero rosso della Louisiana ed il rafforzamento delle popolazioni native di gamberi di acqua dolce in Friuli Venezia Giulia, e due anni di assegno di ricerca presso il CREA-ABP - Centro di ricerca per l'Agrobiologia e la Pedologia di Firenze,dove si è occupato di controllo biologico e microbiologico di Rhynchophorusferrugineus (progetto PROPALMA), attualmente ha un Contratto di collaborazione Coordinata e Continuativa sempre presso il CREA-ABP per lo studio dei nematodi di interessefitosanitario nocivi a colture agrarie ed ecosistemi forestali e dei nematodi entomopatogeni.
E’ autore di 68 pubblicazioni peerreview di cui 41 con impact factor e di 13 capitoli di libri. E’ referee per 13 riviste internazionali. E’ cultore della Materia per il settore BIO/05 (Zoologia), Università di Firenze, a partire dal 2011.


 


 

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