Elezioni 2018, il leader di CasaPound in città: 'Non rinneghiamo il fascismo, è una dottrina'

Zona blindata e un centinaio di agenti schierati per l'arrivo di Simone Di Stefano: 'Non è necessariamente una dittatura o uno Stato totalitario'

Zona blindata e un centinaio di agenti schierati per l'arrivo di Simone Di Stefano, leader di Casapound, all'hotel Europa di via Boldrini.

Le vie adiacenti sono state 'sbarrate' da un cordone di camionette e, contrariamente a quanto concordato in Prefettura, sono state installate anche le grate. 

 "Non rinneghiamo il fascismo", ha detto il segretario Di Stefano "nessuno può vietare a nessuno di manifestare liberamente soprattutto in campagna elettorale. Quando i Comuni cercano di mettere in campo dei fogli di carta per tentare di impedire a Casapound di fare i banchetti, noi faremo sempre ricorso al Tar" e sottolinea "se invece si tratta di rispettare le leggi, siamo nel pieno delle leggi e della Costituzione. Ma non lo dico io, lo dicono i magistrati che non ci hanno sciolto negli ultimi 15 anni".

E poi: "il fascismo è una dottrina politico-sociale, non necessariamente una dittatura o uno Stato totalitario. Bisognerebbe studiare e capire, dietro c'è un sacco di altra roba ed è un problema semantico: noi non siamo per lo Stato totalitario, non vogliamo sopprimere la democrazia e ci piace la libertà, tutti possano votare ed esprimersi. Lo Stato che immaginiamo - assicura - si realizza compiutamente all'interno di questa Costituzione e della democrazia". 

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