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Via Stalingrado, Hobo occupa gli ex Magazzini del Popolo: "Mandano tutto al macero"

"Nei piani del gruppo finanziario vi è la demolizione dell'ex-Magazzini del popolo, anche se non vi è nessun progetto per cosa costruire. Ma per i poteri economici e politici questo non è un problema: l'importante è mettere di tutti e consegnarli al profitto di pochi"

Il collettivo Hobo ha occupato l'edificio di via Stalingrado 31 che era prima "Mercatone Uno" e poi "Magazzini del Popolo": l'occupazione, come fanno sapere gli attivisti, fa parte di un percorso di azioni in contestazione dell'Expo: "Nei piani del gruppo finanziario vi è la demolizione dell’ex-Magazzini del popolo, anche se non vi è nessun progetto per cosa costruire. Ma per i poteri economici e politici questo non è un problema: l’importante è mettere di tutti e consegnarli al profitto di pochi. Per questo la corruzione è strutturale, non riguarda solo i singoli comportamenti: è corrotto il potere che ogni giorno ci sfrutta e ci riduce sul lastrico" la nota di Hobo.

Ecco come Hobo rivendica l'occupazione di oggi: "Quando la bolla delle cattedrali del consumo, dei megaeventi e delle grandi opere scoppia, sul territorio restano spazi e infrastrutture abbandonate alla rendita e alla speculazione immobiliare. Di una di queste infrastrutture ci siamo appropriati oggi nel percorso di mobilitazione che ci porta verso la contestazione di Expo il primo maggio a Milano. Si tratta dell’ex-Magazzini del popolo (Via Stalingrado 31), da tempo abbandonati, di recente acquistati dall’Unipol, potente gruppo finanziario, bancario e assicurativo in combutta con il Partito Democratico (aspirante partito unico al governo di questa città, questa regione e questo paese). Ve lo ricordate quando Piero Fassino chiedeva al manager di Unipol Consorte: “Allora siamo padroni di una banca?”.

"Dentro l’ex-Magazzini del popolo abbiamo trovato tante merci, dai letti ai divani, dai mobili ai lampadari, quelle che vengono vendute a prezzi esorbitanti rispetto ai nostri miseri salari (per chi ne ha uno). Meglio mandarle al macero e lasciare gli spazi marcire piuttosto che permettere che se ne riapproprino i soggetti colpiti dalla crisi. Quei poteri economici e politici sono infatti gli stessi che sono responsabili della crisi, delle nostre condizioni di precarietà e impoverimento, dei debiti che contraiamo per poter studiare o avere una casa".

"L’occupazione di oggi vuole innanzitutto essere un’indicazione sociale e politica verso e oltre il No Expo: contro l’esproprio delle nostre vite e dei nostri quartieri, riappropriamoci degli spazi urbani e delle infrastrutture che ci vengono sottratti e lasciati abbandonati dopo lo scoppio delle bolle. Contro l’intreccio del sistema di potere mafioso PD-Legacoop-Unipol, riappropriamoci delle cattedrali del lavoro precario e gratuito, perché questa ricchezza è prodotta da noi e dunque ci spetta. Alla vigilia dei settant’anni dalla liberazione di Bologna, noi vogliamo liberarci dalla rendita, dalla speculazione e dall’exproprio delle nostre vite. Ed è solo l’inizio: troverete gli space invaders dove e quando meno ve li aspettate!"

    

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