Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

Stuprò una 22enne, condannato a sei anni: "Pena bassa", esplode la rabbia della famiglia

Rito abbreviato e condanna a 6 anni per lo stupratore di una 22enne in viale Togliatti il 28 novembre. Il legale dell'imputato: "Il mio assistito non è avvezzo ad ambienti criminali, faremo appello"

Sei anni la condanna per Mohamed Fardous, il giovane marocchino che il 28 novembre scorso violentò una 22enne, dopo averla aggredita mentre andava al lavoro in viale Togliatti. Il pm Antonello Gustapane aveva chiesto una pena di 4 anni e sei mesi, con rito abbreviato.

"La famiglia è furibonda" sbottano Susanna Zaccaria, avvocata della ragazza "è stata chiesta una pena bassa, che il giudice per fortuna ha adeguato,  ragazza e famiglia sono scandalizzati. Non abbiamo avuto appoggio dall'ufficio". Fardous era accusato di violenza sessuale aggravata e una serie di lesioni: "prevede dai 5 ai 10 anni. Ma non è tanto questo che mi indigna" continua Zaccaria "la Procura ha chiesto 4 anni e sei mesi. Di solito la Procura chiede di più, e il giudice semmai riduce". E' stata anche stabilita una provvisionale di 30.000 euro.

LE SCUSE. In aula l'imputato ha chiesto scusa dell'accaduto, ribadendo di aver mal interpretato un iniziale scambio di parole. "Non si sono mai rivolti la parola - ha ribadito però Zaccaria - ed è improbabile che una ragazza decida di avere il suo primo rapporto sotto un ponte in mezzo al fango con uno sconosciuto... Credo che questa vicenda abbia distrutto una ragazza - ha spiegato l'avv. Valeria Marrese che tutela Fardous - ma anche il mio assistito, incensurato e non certo avvezzo ad ambienti criminali, è stato travolto da questa vicenda. Faremo appello. Nessuno ha chiesto l'assoluzione, ci mancherebbe. Ma almeno le attenuanti generiche potevano essere concesse".

LA VIOLENZA. La giovane quella mattina scese dal bus sotto la pioggia diretta al lavoro ma fu, secondo l'accusa, afferrata alle spalle e trascinata sugli argini del fiume Reno sotto un ponte, dove fu stuprata. La squadra Mobile, coordinata dal Pm Simone Purgato, arrestò dopo poco tempo il marocchino. A tradirlo una serie di tracce lasciate sul luogo della violenza, e soprattutto il numero di cellulare che aveva lasciato alla vittima. Dopo lo stupro infatti, in preda all'alcol, l'uomo aveva chiesto alla ragazza di scambiare il numero di telefono. Lei aveva finto di accettare, poi era corsa al lavoro e aveva raccontato tutto al suo titolare, che aveva chiamato la polizia. Sul corpo della ragazza erano stati riscontrati i segni evidenti della violenza, oltre a varie ecchimosi provocate dalle botte.

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