Cronaca

Il Mediterraneo al di là dello stereotipo del turismo: il lungo viaggio di Mattia

Mattia Insolera è un fotografo bolognese che per sette anni ha viaggiato per il Mediterraneo. Ecco che cosa ha trovato

Nel 2007 il fotografo bolognese Mattia Insolera parte dall’Italia in barca a vela con un amico che voleva compiere la traversata dell’oceano Atlantico. Dopo 2 settimane di navigazione però si rende conto che era più interessato alla vita sulla costa. Quando arriva nella zona dello stretto di Gibilterra per la prima volta vede un ambiente autenticamente mediterraneo, un mondo abitato da marinai e portuali, migranti e trafficanti. Ecco perché negli anni successivi ha deciso di viaggiare lungo le coste per scoprire il Mediterraneo: si trasferisce a Barcellona e da allora viaggia per tutto il "mare nostrum" su ogni tipo di imbarcazione. Ma cosa è diventato oggi?

Il Mediterraneo del nostro tempo è un confine che divide la fortezza europea dagli altri continenti, il bacino in cui la maggior parte dei conflitti si stanno svolgendo, un passaggio pieno di insidie per chi fugge dalla miseria e dalla guerra, e un cimitero per i 20mila migranti naufragati nelle sue acque negli ultimi 20 anni. Ma fino a qualche secolo fa era un ponte, tra culture diverse, quasi un "sesto continente" che metteva in comunicazione gli altri. Mattia è andato alla ricerca di entrambi i mediterranei, quello di oggi e di ieri: "Volevo vedere se rimaneva qualcosa del "mediterraneo ponte" e questo ha animato la mia ricerca. Per questo la prima parte del mio lavoro è dedicata all'industria e all'immigrazione. Poi ho incontrato anche il mediterraneo rurale, quello naturale, quello più antico".

LA STORIA - Viaggiare per il Mare Nostrum significa anche fare molti incontri, con persone e con la storia: "Prima dell'impero romano non c'erano le strade era più facile e veloce viaggiare via mare. Così l'eta dell'oro del mediterraneo è stata quella dei greci. Dopo le grandi religioni monoteiste hanno diviso questo spazio: nell'epoca pagana la fede non era un fatto divisorio. Infine i confini tracciati dai nazionalismi hanno cambiato molto questo mare che adesso viene vissuto praticamente solo come svago". Per comprendere questo basta guardare i porti: "Una volta erano piccolissimi perché le navi erano sempre in viaggio. Oggi sono giganti e pieni di imbarcazioni la maggior parte dell'anno, perché vengono solo usate per andare in vacanza".

GLI INCONTRI - Ma chi vive invece il Mediterraneo come una volta, come un luogo dove spostarsi e lavorare? "Sono i pescatori o chi costruisce le navi. Ho raccolto le storie di queste persone che vivono il mare come superfice, ambiente di lavoro e spazio di scambio. Loro sono gli ultimi testimoni di quel 'mediterraneo ponte'".

IL VIAGGIO - Mattia Insolera è andato alla ricerca dei questo sesto continente Mediterraneo attraversando 13 mediterranei diversi, come se fossero i suoi "paesi".  Ma per comprendere tutto questo bisogna andare oltre il cliché turistico e cercare di comprenderne l'essenza: così le immagini che Mattia ha raccolto cercano di catturarla. Chi vive a contatto con il Mediterraneo autentico vede nel mare il lavoro, lo scambio, il passaggio e spesso la morte: "Le storie che mi hanno scosso di più sono state quelle relative all'immigrazione. Il nostro Paese non è più una meta d'immigrazione: siamo declassati come frontiera dell'Europa. Sono loro i primi a dire che cercano l'Europa vera. Con la crisi ci sono meno possibilità per tutti e non siamo più così attrattivi".
A differenza di quello che si potrebbe pensare, Mattia racconta come i migranti stessi che arrivano sulle nostre coste siano vittime anch'essi degli estremisti: "La Lega dice che nei barconi ci sono i terroristi. Ma non è così: ho incontrato soltanto chi dal terrorismo scappa. Come i giovani afgani sciiti che non vogliono essere uccisi o diventare Talebani (che sono invece sunniti ndr). O chi arriva dalla Siria, che sta scappando sia da Assad che dall'Isis. Sono tutti rifugiati o meglio persone che cercano questo status, che andrebbe loro dato subito".

IL LIBRO - Con le immagini Mattia ha cercato di raccontare il suo viaggio. Adesso quelle immagini diventeranno un libro: "E' uno dei formati ma è importante perché vorrei che diventasse una guida di viaggio e perché il mio progetto è stato ispirato da tanti altri libri sulla cultura mediterranea. Vorrei fosse un po' un omaggio al concetto di libro, che sembrasse un vecchio atlante, un vecchio libro di storia o un vecchio trattato di cartografia".

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