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Villa Ghigi e la riscoperta del verde pubblico con la pandemia: "Ancora non tutti però sanno come ci si comporta"

Il direttore della Fondazione Villa Ghigi Mino Petazzini rispolvera il codice comportamentale da rispettare nel verde: "Anacronistico buttare mozziconi e raccogliere i fiori. Vogliamo spiegare il perché certe cose non si possono fare"

Nasce il Ministero della Transizione ecologica ma la gente butta ancora i mozziconi per terra e abbandona rifiuti non biodegradabili nei parchi. Parchi che, come effetto del lockdown e delle limitazioni degli spostamenti, molti hanno recentemente riscoperto o addirittura conosciuto per la prima volta: "Quello che abbiamo potuto osservare nell'ultimo anno è degno di nota e di riflessione - racconta Mino Petazzini, direttore di Fondazione Villa Ghigi - perchè a seguito della riapertura della scorsa primavera abbiamo assistito dapprima a visitatori timidi e delicati, che si riavvicinavano dopo un momento di costrizione alla natura e, subito dopo, abbiamo subito un vero e proprio assalto, con tantissimi ospiti che si sono riversati (e in molti casi spiaggiati) all'interno del parco".  

E se il Parco Villa Ghigi è così amato, le ragioni sono tante. Intanto si trova poco fuori Porta San Mamolo e a breve distanza dal centro della città ma è già immerso nell’ambiente delle prime colline e poi la ricchezza e la varietà degli ambienti, i panorami suggestivi e i sentieri da percorrere in tutta tranquillità osservando flora e fauna lo rendono davvero un luogo speciale e appartato. 

Il Covid e il verde pubblico: la grande riscoperta e l'assalto ai parchi 

Direttore, ci racconta cosa è cambiato per il parco dall'inizio della pandemia ad oggi? "Ricordo bene la mattina che ha segnato il primo giorno libero dal lockdown, la scorsa primavera: già dalle 8.00, quando sono venuto al lavoro, ho potuto osservare le prime persone che passeggiavano quasi in punta di piedi attraverso il parco, quasi timidamente. Una donna mi ha chiesto che se fosse possibile che avesse visto un capriolo. Era possibile certo, dato che la natura in quel lasso di tempo senza la presenza dell'uomo si era riappropriata alcuni spazi. Dopo poco le cose sono cambiate in maniera plateale, da noi come in altri parchi e in altre aree verdi di tutta Italia e abbiamo assistito a un assalto progressivo e a una potente riscoperta (o scoperta per molti) del verde pubblico, considerato che era ancora proibito uscire dalla regione per andare al mare o in montagna. Abbiamo visto dei bolognesi siu 50, 60 anni che sembrava fossero venuti a Villa Ghigi per la prima volta e questo è stato molto bello". 

Bella la riscopera del parco, ma c'è anche un aspetto negativo..."Chiaramente a quel punto si sono sommate le persone che a Villa Ghigi ci venivano già con quelle che hanno cominciato a frequentarla facendo schizzare il numero di presenze e quindi anche della consapevolezza da parte nostra che molti di loro non avessero chiare le regole di comportamento. E infatti abbiamo visto persone raccogliere fiori, colpire gli alberi con dei bastoni per far cadere la frutta matura, lasciare rifiuti dopo i pic-nic. Talvolta ci sono state anche delle trasgressioni alle normative anti-Covid come il mancato uso della mascherina o degli assembramenti di gruppi troppo numerosi per essere conviventi: ci sono state anche delle sanzioni". 

Cosa si può fare e cosa no: le regola aldilà del Covid-19

Facciamo un ripasso, visto che a quanto pare non tutti conoscono le regole di comportamento da adottare all'interno di un parco come Villa Ghigi, considerando poi che anche quest'anno, quando (auspicabilmente il prima possibile) riusciremo ad uscire dalle nuove restrizioni determinate dalla terza ondata le aree verdi urbane torneranno ad essere luogo di frequentazione, relax e attività motorie. "I fiorni non si raccolgono perchè sono di tutti e non sono di nessuno, il discorso vale per quelli considerati più preziosi (abbiamo narcisi, tulipani e orchidee). Per quanto riguarda la frutta noi siamo molto contenti se viene assaggiata, ma abbiamo assistito a scene pazzesche con padri e figli che prendevano a bastonate i rami per far cadere mele, cachi  e ciliegie, che poi prendevano in grande quantità e portavano a casa a mo' di supermercato. Si sente dire 'altrimenti marcisce', ma in verità se non la mangia l'uomo la mangiano gli animali e quindi state certi che non andrà sprecata. 

I cani. Altro capitolo: vanno tenuti al guinzaglio e anche se le aree verdi sono ampie e gli animali tranquilli c'è chi magari ha paura e questo va considerato. Gli escrementi andrebbero raccolti. Lo fanno in pochi e quelli che lo fanno tengono anche a far notare con orgoglio che sono padroni educati sperando di essere di buon esempio. 

Le biciclette stanno diventando un problema visto che i ciclisti sono aumentati notevolmente: sì a percorrere le strade asfaltate a velocità moderata, evitare però i sentieri soprattutto quando sono bagnati perchè le ruote fanno dei solchi che possono determinare anche piccole franosità. 

I droni. A un certo punto nei weekend abbiamo cominciato a vedere dei droni di ogni genere sulle nostre teste. Grazie al cielo il fenomeno si è poi molto ridotto (sono molto pericolosi) ma è capitato che un paio di essi si fossero impigliati nei nostri alberi secolari e per essere recuperati sono stati chiamati degli esperti e l'intervento ha avuto un costo che è stato sostenuto dai proprietari dei droni". 

Quanto siamo maleducati? 

Veniamo alla piaga dell'abbandono dei rifiuti. Abbiamo visto delle immagini molto eloquenti con resti come bottiglie, cartoni della pizza e sacchetti del pattume..."Non si lasciano per terra le bucce delle banane e della frutta in gerale anche se sono biodegradabili, figuriamoci il resto. Eppure (strano da credere) alcuni sembrano non sapere ancora che i mozziconi non vanno gettati per terra. Se capita date un occhio a cosa si trova sotto i tavoli da pic-nic: i tappi di alluminio delle bottiglie spinti nella terra sono difficilissimi da recuperare. Ci sono i cestini all'interno del parco (bellissimi cestini di vimini ndr) ma spesso vengono riempiti oltre modo e succede che i corvidi (che sono uccelli abili) rovistino all'interno di essi alla ricerca di cibo ribaltando tutto. Insomma, sarebbe bello se quello che portiamo poi lo riportassimo a casa per smaltirlo nei modi e nei luoghi adeguati al fine della differenziazione dei rifiuti". 

Quanto pesano queste regole? "Le regole vanno motivate - spiega Angela Antropoli, della Fondazione Villa Ghigi - Se ci sono c'è un perché e vediamo che quando lo spieghiamo c'è una risposta positiva delle persone, che si rendono conto degli effetti degli errori commessi e cambiano atteggiamento. Noi siamo qui a disposizione. La nota positiva è che sono in tantissimi ad amare profondamente questo luogo e a rispettarlo. Non solo, ci sono anche dei gruppi di raccolta rifiuti spontanei che spesso intervengono e ripuliscono l'area". 

Il Parco Villa Ghigi e la sua lunga storia: nel '500 esisteva già

Il Parco Villa Ghigi è un parco pubblico, di una trentina di ettari, nella fascia collinare periurbana di Bologna, poco fuori porta San Mamolo. Nel panorama del verde pubblico della città è un’area singolare e in qualche modo unica, anche se Bologna possiede diversi giardini e parchi pedecollinari, in genere derivati da acquisizioni di ville signorili e poderi agricoli avvenute a partire dagli anni settanta. Tra le aree verdi pedecollinari il parco è sicuramente la più bella e la più ricca di ambienti diversi, di specie vegetali e animali, di suggestioni paesaggistiche. È un luogo che ha una lunga storia, perché nel ’500 esisteva già un edificio, probabilmente costruito dalla famiglia Volta e poi passato ai Malvezzi e ad altri proprietari. L’area è stata dunque per secoli una tenuta agricola, che ha cambiato più volte di proprietà e dilatato o ridotto a seconda dei casi la propria estensione. Lo stesso edificio principale è stato più volte modificato nella struttura e l’aspetto odierno è frutto di un ampliamento ottocentesco. La storia più recente, quella che conduce sino a noi, ha inizio verso la fine dell’Ottocento, quando la villa e la tenuta furono acquistate da Callisto Ghigi. La famiglia Ghigi è nota a Bologna soprattutto grazie al figlio di Callisto, Alessandro, che è stato un personaggio eminente del mondo accademico bolognese e della cultura scientifica italiana: zoologo di fama e a lungo rettore dell’Università di Bologna prima dell’ultima guerra, fondatore o ispiratore di istituzioni e associazioni scientifiche e naturalistiche, protagonista a livello nazionale e regionale nella fase pionieristica dei parchi e delle protezione della natura. 

La Fondazione Villa Ghigi: attività di educazione ambientale anche per le scuole

La Fondazione Villa Ghigi si occupa di educazione ambientale, formazione, divulgazione, analisi e gestione del territorio, organizzazione di iniziative e manifestazioni a carattere ambientale.  Propone attività in natura per le scuole di ogni ordine e grado, dal nido d’infanzia alle superiori. Le attività si costruiscono confrontando gli interessi degli insegnanti e studenti, con i suggerimenti degli operatori della Fondazione. Vengono proposte, inoltre, anche attività educative e ricreative nell’extrascuola, pensate per il fine settimana e l’estate, rivolte a diverse fasce d’età (dai 2 ai 6 anni e dai 6 ai 12 anni). Ma tante altre proposte si susseguono nel corso dell’anno, spesso in collaborazione con associazioni e soggetti attivi nel territorio. La Fondazione gestisce inoltre l’Aula Didattica Parco Grosso, nel quartiere Navile, e il LEA Laboratorio di Educazione Ambientale di Villa Scandellara, nel quartiere San Donato e San Vitale, oltre al parco dei Prati di Mugnano a Sasso Marconi e, dal 2018, l’area verde adiacente a Villa Aldini.

Mino Petazzini e Angela Antropoli 

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