Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Violenza privata a Imola, in appello cade il reato perchè "la moglie reagiva durante le liti"

Gli avevano dato 9 mesi e 30 mila euro di anticipo sul risarcimento danni: in appello cambiano le carte perchè la consorte aveva un ruolo attivo nelle liti e non subiva passivamente

violenza

In primo grado era stato condannato a nove mesi di carcere (con la condizionale) e 30mila euro di anticipo sul risarcimento dei danni richiesti per violenza privata, lesioni e maltrattamenti nei confronti della moglie; in appello il reato di maltrattamenti è caduto, "il fatto non costituisce reato", perché la consorte aveva un ruolo attivo nelle liti e, quando subiva, reagiva. Non si trovava, secondo la difesa e secondo i tre giudici-donna della Corte d'Appello di Bologna, in una situazione di sudditanza o di sopraffazione sistematica tale da renderla succube del marito.

A riportare la vicenda, durata anni e ambientata nell'Imolese, è l'edizione bolognese di Repubblica. ''La reciprocità degli insulti - spiega la sentenza - mal si concilia con la sistematica mortificazione di un soggetto rispetto all'altro''. E gli atti di aggressione fisica, ''da iscrivere in un clima di forte e non contenuta conflittualità delle parti... si pongono al di fuori di una programmatica volontà di sopraffazione ed appaiono... frutto dell'incapacità di autocontrollo del marito in situazioni di esasperazione''. La pena inflitta al marito è stata ridotta a due mesi. I giudici hanno tagliato anche la provvisionale: alla moglie sono stati accordati 6.000 euro, un quinto della somma stabilita in primo grado.

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