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Martedì, 29 Novembre 2022
Cronaca

In E-R le donne maltrattate sono anche minorenni (15.6%): ora spazi protetti nei Pronti soccorso

Percorsi per l’accoglienza e l’assistenza, spazi protetti e dedicati e la presenza di un medico legale. Qui i numeri della violenza sulle donne in Emilia-Romagna

Nel 2020 per 450 donne che si sono rivolte ai Pronto soccorso della regione è stato accertato un evento di maltrattamento o abuso. Dati che confermano la preoccupazione e che richiedono interventi urgenti. 

La Giunta regionale ha individuato alcuni percorsi operativi per l’accoglienza e l’assistenza, con spazi protetti e dedicati nei servizi di Pronto soccorso alle donne che hanno subito violenza, quindi la presenza di un medico legale con competenze specifiche nei principali PS in determinate fasce orarie, si tratta, appunto, del primo punto cui le donne chiedono protezione e cura.

“Per il contrasto alla violenza di genere - sottolineano gli assessori alle Politiche per la Salute, Raffaele Donini, e alle Pari Opportunità, Barbara Lori- occorre, come indicato dall’OMS, un approccio di salute pubblica basato su un impianto multidisciplinare. Il protocollo operativo del percorso che proponiamo alle Aziende non è solo una presa in carico sanitaria, ma tiene conto di tanti fattori che richiedono un intervento complesso e sfaccettato. Questo documento rappresenta dunque un tassello prezioso per migliorare il percorso di assistenza alle donne, già avviato da diversi anni dalla regione, perché agevola tutte le realtà impegnate in prima linea per la loro tutela: è il proseguimento dell’impegno della Regione per migliorare la rete di supporto e accompagnamento della donna che ha subito violenza”.

Raccomandazioni nel Piano regionale contro la violenza di genere

Le nuove Raccomandazioni aggiornano quelle per la valutazione medico-legale del 2016 e si inseriscono nel Piano regionale contro la violenza di genere del 2021, che richiama le linee guida nazionali per i Pronto soccorso.

Fin dalla nascita dell’Osservatorio regionale sulla violenza di genere, a fine 2017, è stato affrontato il tema della comprensione del fenomeno, in termini quantitativi e qualitativi, attraverso le informazioni prodotte dalla rete dei servizi dedicati e non al contrasto della violenza di genere.

I servizi dedicati quali i Centri Antiviolenza e le case rifugio costituiscono un punto di osservazione privilegiato rispetto ai casi di violenza, alle dinamiche e ai contesti in cui la violenza viene agita, ma allo stesso tempo l’ampia rete dei servizi sociali e sanitari porta sul territorio innumerevoli punti ai quali una donna vittima di violenza può rivolgersi.

Modello organizzativo e monitoraggio dei casi 

Il documento, rivolto sopratutto ai professionisti dei servizi di emergenza-urgenza, come previsto dalla normativa nazionale (Dpcm 24 novembre 2017), propone un modello organizzativo per le Aziende sanitarie con l'oiettivo di creare una modalità di accoglienza e presa in carico omogenea tra le Aziende, con particolare attenzione al racconto della donna, ad eventuali segnali di violenza pregressa, anche non dichiarata, alla presenza di figli e garantire la continuità del percorso dalla dimissione dal Pronto soccorso, in relazione con le strutture territoriali che operano nel contrasto della violenza, nel rispetto dell’autodeterminazione della donna.

Importante è anche la raccolta dei dati per il monitoraggio sulla violenza di genere perché consente di intercettare anche le donne con difficoltà a dichiarare la violenza subita e di attivare il percorso di cura: "Registrare e codificare gli accessi delle donne al Pronto soccorso per violenza è dunque una procedura fondamentale per poi attivare la rete dei servizi" spiega la Regione. 

Il modello proposto alle Aziende sanitarie dalle Raccomandazioni regionali prevede l’applicazione nella rete delle strutture di Pronto soccorso di percorsi operativi per l’accoglienza e l’assistenza delle donne maltrattate; l’identificazione di una o più strutture di Pronto Soccorso di riferimento alle quali trasferire la donna, nei casi più complessi, nei casi di violenza sessuale e nei casi in cui sia necessario attuare la repertazione.

Inoltre, è necessario creare nei servizi di Pronto soccorso ove ancora non presenti, siano essi di ordine generale e/o ostetrico-ginecologico, spazi protetti e dedicati alle donne che hanno subito violenza. Ciascuna Azienda sanitaria dovrà poi identificare, per ciascun punto della rete dell’emergenza, le figure professionali coinvolte nell’accoglienza in emergenza urgenza e prevederne le modalità di attivazione, in particolare se non presenti i turni di guardia/reperibilità. Le Aziende inoltre dovranno definire le modalità di consulenza specialistica privilegiando, laddove sia possibile, la permanenza della donna presso lo spazio protetto individuato all’interno del Pronto soccorso.

Almeno presso i Pronto soccorso principali, si rende indispensabile la presenza di un medico legale con competenze specifiche, in presenza nella fascia diurna (ore 08.00 – 20.00), mentre, nelle fasce notturne (ore 20.00 – 08.00) deve esserne prevista almeno la chiamata in reperibilità.

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Emilia-Romagna, l'identikit delle donne maltrattate e i numeri

Nel corso del 2020 in Emilia-Romagna le donne che si sono rivolte in Pronto soccorso, con successiva diagnosi di violenza, sono state 450 rispetto ad una media di circa 735 per anno nel biennio 2018-2019 (-37,8%) in parte giustificabile dal lockdown conseguente alla pandemia Covid.

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Fonte: elaborazioni su dati Sistema Informativo Emergenza-urgenza (EMUR), Rapporto anno 2021, Osservatorio contrasto violenza di genere

Nel triennio 2018-2020 le donne che hanno avuto almeno un accesso in un Ps del territorio regionale conclusosi con una diagnosi di violenza sono state 1.919, per un numero totale di accessi con diagnosi di violenza nell’arco del triennio pari a 2.007 (1,05 accessi pro capite). Le stesse donne nell’arco del triennio hanno effettuato anche altri accessi in Pronto soccorso, quasi 6 mila, con diagnosi diverse da quelle riferibili all’area della violenza.

  • Il 32% delle donne con almeno un accesso in Ps con diagnosi di violenza nel triennio 2018-2020 è di cittadinanza non italiana. Tra le donne con almeno una diagnosi di violenza in Ps, la quota di straniere sfiora il 50% nella classe di età 25-34 anni e supera il 40% nella fascia 18-24 anni.
  • La distribuzione per età delle donne con almeno un accesso in PS con diagnosi di violenza mostra che il 15,6% è ancora minorenne al momento dell’accesso; il 41% circa si colloca nella fascia delle giovani adulte (25-44 anni) e poco più del 7% ha già compiuto i 75 anni.

Le donne straniere mostrano una maggior concentrazione sulle età giovanili: il 62% circa ha meno di 35 anni. Al contrario, tra le donne italiane prevalgono le età mature e quasi il 60% si colloca sopra i 35 anni.

Nei mesi della pandemia, in tutti i PS del territorio regionale si è osservata una forte riduzione di tutti gli accessi (nei mesi di marzo ed aprile 2020) ed una ripresa a partire dal mese di maggio; gli accessi annui comunque sono rimasti inferiori a quelli mediamente osservati nel biennio 2018-2019.
Nel corso del 2020, gli accessi con diagnosi di violenza sono stati 476 (pari a 450 donne con 1,05 accessi pro-capite con diagnosi di violenza) rispetto ad una media di circa 750 per anno nel biennio 2018-2019 (-37,8%).

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