Violenza sessuale durante festa nell'attico milanese: testimone, la vittima di Villa Inferno

Le carte del Gip di Milano forniscono una ricostruzione dell'accaduto. La ragazza già ospite ai party di Pianoro come testimone: "L'ho cercata in camera da letto, ma i buttafuori non mi hanno fatto entrare"

C'era anche la vittima del processo su Villa Inferno alla serata della festa per la quale è stato arrestato a Milano Alberto Genovese, imprenditore di 43 anni, con l'accusa di aver drogato, sequestrato e violentato per ore una ragazza che partecipava alla stessa serata.

La 18enne, amica della coetanea parte lesa in questa vicenda, compare come testimone nelle 27 pagine di ordinanza con le quali il Gip Tommaso Perna ha confermato il carcere per il noto imprenditore milanese 43enne, già fondatore del portale facile.it, poi venduto nel 2015.

I fatti si riferiscono alla sera del 10 ottobre scorso, durante una festa nell'appartamento "Terrazza sentimento" a Milano, un attico vista Duomo, dimora di Genovese. Secondo l'accusa l'uomo avrebbe prima invitato la ragazza a seguirlo in camera da letto per poi offrirle della sostanza e infine abusare di lei per ore, per un certo periodo anche legandola al letto. Lo stesso imprenditore poi si sarebbe adoperato per cancellare il file dei video di sorveglianza registrati, materiale peraltro sopravvissuto dal tentativo di cancellazione e ampiamente visionato dal giudice. 

"Invitata due volte a scendere in camera da letto"

Stando alle dichiarazioni rilasciate e contenute nell'ordinanza di convalida dell'arresto, è la stessa vittima a confidare alla sua amica 'bolognese' quello che è accaduto. "Sono venuta a conoscenza -dichiarerà la 18enne alle fdo qualche giorno dopo i fatti- di quanto subito da Giulia (nome di fantasia, ndr) da lei stessa in un messaggio ricevuto tra mezzanotte di domenica e lunedì".

Altri stralci della testimonianza della ragazza già parte lesa nei fatti della villa di Pianoro sono riportati nelle carte del Gip, che accoglie in pieno le evidenze della pm Rosaria Stagnaro. Con riferimento a quella sera, la stessa 18enne era preoccupata, perché durante la serata la vittima aveva accompagnato l'arrestato nella camera da letto di quest'ultimo, rimanendoci per molto tempo.

Sulle circostanze di quella sera la ragazza bolognese ha dichiarato: "Genovese mi ha invitata due volte a scendere al piano di sotto, nella sua camera da letto per farmi fare una riga di cocaina. So che lo ha fatto anche con altre ragazze presenti alla festa, non mi pare abbi mai esteso invito agli uomini presenti". E ancora: "In entrambe le occasioni anche Genovese ha tirato cocaina ma non mi ha mai proposto di fare altro".

Dopo qualche ora la 18enne assieme a una terza giovane donna, entrambe presenti alla festa nell'attivo, decidono di andarsene, ma l'amica ancora non si vede in giro. Scese entrambe al piano di sotto dell'appartamento, tutte e due provano in diversi momenti a interagire con la loro compagna. I cellulari non si possono utilizzare: sono stati tutti consegnati all'ingresso all'inizio della festa. 

La 18enne bolognese quindi prende il suo cellulare, ma poi va dalla persona che presidia la porta della stanza dove si pensa possa esserci Giulia. "Ho detto al buttafuori che dentro vi era una mia amica e doveva vene con me. Lui si è limitato a dire che non potevo entrare. Allora ho desistito". mette a verbale la ragazza che ha aggiunto: "Ho chiamato al telefono Giulia, ma il cellulare che vibrava era uno di quelli nella cesta". 

Arrivati all'altra festa di compleanno -continua la testimonianza nelle carte- "ho espresso i miei timori [all'amica, ndr] ma lei mi ha detto di non preoccuparmi perché Giulia era una ragazza in gamba e se la sapeva cavare da sola". 

Solo alle 22 del giorno dopo la vittima riesce a lasciare l'appartamento di Genovese, trovata poi vestita con abiti non suoi nelle adiacenze dell'appartamento da una volante e da due conoscenti, nel frattempo giunti sul posto chiamati dalla vittima stessa, una volta ripreso il possesso del cellulare.

Violentata per ore, la difesa: "Ci sono molte zone d'ombra"

In merito alle accuse mosse a Genovese ci sarebbero "molte zone d'ombra nella ricostruzione delle ore che Genovese e la persona offesa hanno passato insieme", si legge nella nota -raccolta da Milanotoday- degli avvocati dell'imprenditore, Davide Luigi Ferrari e Marco Stucchi.

"La vicenda appare più complessa di quanto appare e risulta doveroso un approfondimento di molti temi sui quali noi stessi abbiamo disposto degli accertamenti di parte", hanno osservato i legali. "Per il riserbo della persona offesa, di Alberto e della sua famiglia, riteniamo - hanno concluso Ferrari e Stucchi - di dover mantenere il silenzio sino a quando si renderà necessario".
 

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