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Vito Balboni, avvelenato e morto nel parcheggio: coniugi condannati a 12 e 14 anni

Per la morte del 63enne sono stati condannati un 54enne bolognese, residente a Budrio, e una 49enne di origine napoletana residente in città

Il giudice Sandro Pecorella ha dato lettura oggi, 20 gennaio, della sentenza di condanna nei confronti di due coniugi, un 54enne di Bologna, residente a Budrio, e una 49enne di origine napoletana residente a Bologna, ritenuti colpevoli della morte di Vito Balboni, 63enne originario di Copparo (Fe), residente a Bentivoglio, trovato privo di vita il 6 novembre del 2019 in un parcheggio in via Cadriano

La sentenza di condanna

Il 54enne è stato condannato alla pena di 12 anni di reclusione e 2.400 euro di multa, mentre per la donna gli anni di carcere sono 14, con 3.000 di multa. I due sono ritenuti soggetti "socialmente pericolosi" quindi per entrambi, già in carcere, è stata disposta la libertà vigilata a pena espiata per tre anni. Sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di mantenimento durante la custodia cautelare in carcere.

La coppia dovrà risarcire, nella misura di 100.000 euro, la moglie di Vito Balboni, di 10mila il fratello e la sorella e di 35mila la madre della vittima, costituitisi parte civile.

La procura aveva chiesto il giudizio immediato

Il sostituto procuratore Roberto Ceroni a giugno aveva chiesto il giudizio immediato per la coppia che si era impossessata "con violenza della somma di € 1.900,00 e del telefono cellulare, sottraendoli al proprietario - Vito Balboni - deceduto in costanza e conseguenza di tale azione".

Per il magistrato, i due avevano pianificato la rapina "invitando BALBONI Vito – dopo essere entrato con lui in confidenza nel corso degli ultimi due mesi ed averne compreso abitudini e condizioni economiche – ad un appuntamento e premunendosi anticipatamente di due distinti farmaci xenobiotici psicoattivi, neurodepressori e dotati di effetto cardiotossico (comunemente noti come RIVOTRIL, contenente quale principio attivo il Clonazepam, ossia una benzodiazepina, ed utilizzato quale ansiolitico e antiepilettico, e NOZINAN, contenente quale principio attivo la Levomepromazina ed utilizzato quale antipsicotico) da utilizzare in fase di esecuzione dell’illecito". 

Avrebbero dunque somministrato all'uomo "rilevanti dosi dei due anzidetti farmaci, diluendoli in una bevanda offerta a quest’ultima, e così nel cagionarne, dopo un’immediata sedazione e quindi totale perdita della capacità di agire e volere, la successiva morte per arresto cardiaco" per poi sottrarre la carta bancomat ed effettuare diversi prelievi.

Sempre secondo la Procura, avrebbero poi riposto il bancomat "nel portafogli della vittima, ormai deceduta" rubando anche il telefono cellulare.

Le indagini

La moglie della vittima aveva notato prelievi ‘anomali’ sul conto corrente cointestato. Esaminando le telecamere di videosorveglianza, i Carabinieri avevano notato due persone prelevare con un casco integrale e guanti. Da qui l’approfondimento, fino ad arrivare all’individuazione dei coniugi, indagati per rapina pluriaggravata, morte come conseguenza di altro delitto e indebito utilizzo di carte di pagamento.

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