Avvelenato e lasciato nel parcheggio va in coma e muore dopo 2 giorni: fermati due coniugi

Vito Balboni è stato trovato nella sua auto in via Cadriano. Le serrate indagini dei Carabinieri di San Lazzaro sono durate tre mesi

Vito Balboni

Potrebbe essere rimasto in coma profondo per due giorni prima di morire nell’auto parcheggiata in via Cadriano,  a Granarolo dell'Emilia Vito Balboni, 63 anni originario di Copparo (Fe) ma da anni residente a Bentivoglio, trovato privo di vita lo scorso 6 novembre. Un’area sosta ‘fuori mano’, e nonostante alcuni passanti avessero notato una Renault Clio ferma da qualche giorno, sembra che prima dell’allarme nessuno si fosse accorto che al suo interno c’era il corpo di un uomo.

Il 63enne infatti, è stato trovato privo di vita su un sedile reclinato, con un giubbotto appoggiato sul petto. Tutto sembrava riportare a una morte naturale, ma alcuni dettagli hanno insospettito i Carabinieri di San Lazzaro. Da qui sono partite le indagini durate circa tre mesi, che hanno visto all’opera i Carabinieri della Compagnia di San Lazzaro di Savena con il nucleo operativo radiomobile e la stazione di Granarolo.

Le indagini

I militari si sono subito accorti che l’uomo non aveva il cellulare, scoprendo che la moglie ne aveva denunciato la scomparsa il 31 ottobre: denuncia che dopo qualche giorno era stata integrata perché la donna aveva notato prelievi ‘anomali’ sul conto corrente cointestato con il marito, per un totale di 1900 euro. Il magistrato ha poi autorizzato l’autopsia sul corpo di Balboni, dalla quale sarebbe emerso che il 63enne sarebbe stato intossicato da un mix di due psicofarmaci.

Le serrate indagini si sono quindi concentrate sul conto corrente dell’uomo, dal quale sono risultati 11 prelievi in totale. Esaminando le telecamere di videosorveglianza, i militari hanno notato due persone prelevare con un casco integrale e guanti. In un solo caso hanno visto una donna che al bancomat si è fermata per poi tornare indietro, e poco dopo una persona ritirare denaro con il casco. Da qui la nuova intuizione e l’approfondimento, fino ad arrivare all’individuazione dei coniugi. Per gli inquirenti infatti, la coppia avrebbe avvelenato l'uomo per sottrargli il telefono cellulare e la carta bancomat, lasciandola poi nel parcheggio. Ma il 63enne non si sarebbe mai più ripreso, andando in coma e morendo dopo qualche giorno sul sedile della sua auto. Sempre per gli inquirenti, la somministrazione smodata di farmaci avrebbe causato la morte dell'uomo per arresto cardiaco. E per i pm potrebbe esserci anche l’omicidio preterintenzionale, ma tutto è ancora in fase di accertamento, e solo tra lunedì e martedì il Gip potrebbe esprimersi sulla convalida dell’arresto.

Il fermo

Dopo le indagini i Carabinieri hanno eseguito un fermo di indiziato di delitto nei confronti di un 54enne di Bologna ma residente a Budrio e di una donna 49enne di origine napoletana residente a Bologna, indagati per rapina pluriaggravata, morte come conseguenza di altro delitto e indebito utilizzo di carte di pagamento. A carico della donna risultano anche precedenti, con sentenze passate in giudicato per rapina ed estorsione.

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