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Fondo per vittime di reato, 43 i casi supportati: le vicende più note

Tra loro anche i conivolti negli assassini di Norberto 'Igor' Feher. Nel 2018 la Regione ha aumentato i fondi regionali da 90.000 a 150.000 euro all'anno

Le famiglie di Valerio Verri, la guardia volontaria uccisa a Portomaggiore l'8 aprile 2017 da Norbert Feher noto come Igor il russo, e di Leo Hu Congliang, il ragazzo ucciso a Modena nel novembre scorso da cinque minorenni che poi hanno nascosto il cadavere in una valigia.

Sono due dei sette nuovi interventi della Fondazione regionale per le vittime di reato che ha stanziato per ognuno un aiuto economico con cui contribuire al sostegno delle spese affrontate in relazione al reato e per il supporto psicologico, per un impegno complessivo di 52.500 euro.

"Insieme possiamo fare tanto per stare vicino alle persone che vivono situazioni drammatiche", ha detto Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna, sottolineando che "il lavoro della fondazione è importantissimo e qui la solidarietà non si ferma alle parole".

Nel 2018 la Regione ha aumentato i fondi regionali da 90mila a 150mila euro all'anno. "La determinazione con cui le vittime aiutate cercano di rialzarsi in piedi e l'aiuto che stanno ricevendo, e penso anche ai centri antiviolenza, ai servizi sociali, all'opera dell'autorità giudiziaria, costituiscono un esempio tangibile di come sia possibile sottrarsi alla violenza e avere una possibilità per ricominciare", ha aggiunto Bonaccini: "Solidarietà e impegno che compattano l'intera comunità regionale nel dire no a qualsiasi forma di abuso, a partire dalla violenza di genere e contro le donne". Gli altri casi riguardano tre vicende di violenze sulle donne in famiglia, con il coinvolgimento dei figli. 

 Si tratta di una vittima di stalking e lesioni da parte dell'ex partner, dal quale già subiva maltrattamenti durante la convivenza, che è stata ospitata con il figlio in una casa rifugio e ha perso lavoro e casa; di una donna che ha subito per anno violenze dal marito che aveva problemi di dipendenze e dal quale ha avuto quattro figli; e una donna a cui il marito ha cercato di far bere acido perché non accettava la separazione e che ha riportato lesioni e fratture in seguito ai colpi ricevuti, il marito è stato arrestato dopo la fuga con i figli e ora è detenuto con una condanna per tentato omicidio.

In questi casi, la Fondazione è intervenuta a sostegno dei progetti di autonomia delle donne con i loro figli. Sono state, inoltre, accolte due richieste di contributo a favore di minorenni vittime di reato in ambito familiare.

Si tratta di una ragazzina che ha subito molestie e un tentativo di stupro da parte del padre tossicodipendente e di un giovane maltrattato per anni dal padre che lo picchiava con bastone e frusta. Per questi ultimi due casi, la Fondazione ha stanziato un contributo e lo ha assegnato ai Comuni di residenza, affinche' sviluppino percorsi psicologici e educativi in favore dei due ragazzi.

"Concretezza, tempestività e solidarietà sono le linee che guidano il nostro intervento", ha spiegato il presidente della Fondazione, Carlo Lucarelli. "Esiste una rete di supporto, fatta di volontari e assistenti sociali, che funziona nella nostra regione- ha aggiunto Lucarelli- e la Fondazione è parte di questa rete. Per questo chiediamo ai sindaci di aderire. E a chiunque lo voglia di sostenere la Fondazione. Se dovessimo stare alle richieste di una maggior sicurezza, dovremmo mettere le telecamere soprattutto dentro casa e in camera da letto".

 Dal 2005 a oggi la Fondazione ha aiutato oltre 700 persone e ha stanziato fondi per oltre 2,5 milioni di euro. Nel 2018 sono state 43 le persone che hanno ricevuto un sostegno concreto.

I casi trattati sono stati 331 di cui 95 a Bologna, 53 a Reggio Emilia, 46 a Modena, 28 a Piacenza, 29 a Parma, 28 a Ferrara, 19 a Rimini, 17 a Forli'-Cesena, 16 a Ravenna. Tra le persone aiutate nel 2017 anche Gessica Notaro, la ragazza sfregiata con l'acido dal compagno, la coppia di ragazzi polacchi e la cittadina peruviana vittime di violenza a Rimini, Emmanuel Nnumani, il richiedente asilo aggredito a coltellate e travolto dall'auto a Marina Centro da una persona con problemi psichici, Maria Sirica, la vedova di Davide Fabbri, il titolare del bar di Budrio ucciso dal killer serbo Igor il russo, Marco Ravaglia, l'agente della Polizia provinciale ferito sempre dal killer serbo, la famiglia di Cosimo Citro, ucciso a Reggiolo da un vicino per vecchi rancori. (Dires - Redattore Sociale) 

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