Cronaca

Comunali, Volt lancia "Vivo, lavoro, voto" per estendere il diritto di voto ai cittadini extra Ue

La campagna nazionale parte anche a Bologna: al via raccolta firme, dal prossimo week-end banchetti per firmare la petizione

"Vivo, lavoro, voto!" è la campagna di Volt Bologna nata per richiedere l’estensione dei diritti di voto e di elezione alle elezioni amministrative per i cittadini extra Ue, residenti sul territorio da almeno tre anni, come raccomandato dal parlamento europeo e come già avviene in altri stati europei. A Bologna – come spiegato da Irene Madore, responsabile della campagna per Volt Bologna – queste persone sono circa 60mila, tra di loro più di 46mila hanno cittadinanza extra europea.

Si tratta di persone che hanno gli stessi doveri di tutti gli italiani, ma non gli stessi diritti. In molti casi gli esclusi sono persone che risiedono, studiano, lavorano, o addirittura sono nati in quella comunità, ma non potendo avere la cittadinanza italiana non possono votare. Proprio come Insaf Dimassi, attivista di Italiani Senza Cittadinanza, ospite con Marco Lombardo, assessore del Comune di Bologna con deleghe alle Relazioni europee ed internazionali, della presentazione (in video conferenza) della campagna. A Bologna si parte ufficialmente oggi 17 maggio e dal prossimo week-end ci saranno i moduli per firmare la petizione. "I banchetti sono pronti, vi faremo sapere dove venire a firmare", dice Madore ai due ospiti.

"Vivo, lavoro, voto!, il nome della campagna, mi è subito piaciuto perché io sono arrivata quando avevo 9 mesi, vivo e lavoro qui ma non voto perché non sono considerata cittadina italiana – dice Dimassi – mi è piaciuto perché praticamente rappresenta la mia condizione di vita. Non avere gli stessi diritti significa essere cittadini di serie b, anzi non essere affatto cittadini; noi italiani non riconosciuti siamo un milione su tutto il territorio, pensiamo in italiano, parliamo in italiano ed è giusto anche allinearci dal punto di vista della legge, è una questione di giustizia sociale e di diritti: non è giusto che io non possa votare solo perché nata da un genitore con altre origini. Questa condizione è frustante, ancora di più per me che sono attivista politica, laureata in scienza politiche".  

Secondo Volt, promotrice della campagna in tutta Italia, le elezioni locali che escludono una fetta grande della popolazione non possono essere rappresentative, per questo motivo il fine della campagna è una raccolta firme da presentare a sindaco e consiglio comunale richiedendo un'estensione del diritto di voto. "Siamo consapevoli che, come già successo in passato, la delibera poi potrebbe essere impugnata dal Consiglio di stato, intanto però vogliamo tenere alta l'attenzione perché il tema non può essere dimenticato", evidenzia Madore. 

"La legge sulla cittadinanza in Italia è anacronistica – afferma Lombardo – perché all'interno dell'Europa non esiste nessun Paese che per riconoscere la cittadinanza a persone che sono nate e vissute oltre i 18 anni debbano chiderla come se fosse una concessione e non un diritto. Nessun paese dell'Ue inoltre ha lo ius soli puro in senso stretto, ma non significa che non si possa utilizzare il criterio della residenza o della formazione scolastica (Ius culturae) inoltre c'è il tema del diritto di voto degli stranieri perché il nostro paese nel recepire la convenzione europea a riguardo ha escluso il capitolo relativo a questa oppirtunità. Questo, ancora, non significa che le amministrazioni non possano fare qualcosa in tema di nuove cittadinanze".

La campagna di Volt

"Lanciamo una raccolta firme per estendere, attraverso una delibera del Consiglio Comunale, il diritto di voto nelle elezioni comunali ai cittadini extra UE regolarmente residenti a Bologna da almeno 3 anni. A causa di un’interpretazione restrittiva della nostra Costituzione che lega i diritti politici al possesso della cittadinanza italiana, alle prossime elezioni comunali di Bologna non potrà votare una fetta di popolazione di circa 47279 residenti".

"Si tratta di cittadini extra UE, regolarmente residenti, che studiano, lavorano e pagano le tasse, ma che non hanno nessuna voce in capitolo sulle decisioni politico-amministrative che condizionano la loro vita e la loro attività. Tra di loro ci sono le cosiddette “seconde generazioni”, ossia i figli degli stranieri nati in Italia, che hanno frequentato scuole italiane, parlano l’italiano come madrelingua e si sentono e sono italiani a tutti gli effetti. Noi di Volt riteniamo che sia arrivato il momento di riconoscere il diritto di voto alle elezioni comunali anche a questi nostri concittadini, come già richiesto dalla Convenzione di Strasburgo del 1992, dalla Risoluzione del Parlamento Europeo del 2003 e come già avviene in moltissimi stati dell’Unione Europea".

"Si parla tanto di Comunità, un termine importantissimo a cui ricondurre oggi, anche il diritto di voto, perché il voto è la più lampante delle espressioni di appartenenza alla comunità, come dovere civico: esso è il mezzo tramite cui il popolo esercita la propria sovranità, guidando quindi le decisioni della propria collettività. Chi ne è escluso, inevitabilmente si sente escluso anche dalla sua comunità. In molti casi gli esclusi sono persone che risiedono, studiano, lavorano, o addirittura sono nati in quella comunità, ma non potendo avere la cittadinanza italiana non possono votare, e questo è un grande ostacolo all’integrazione di queste persone".  

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