Continuano gli appelli per la liberazione di Zaki: mail bombing e nastri rossi sui profili

Gli impedimenti per il coronavirus sulle manifestazioni trovano sfogo nelle campagne online

Nonostante il divieto formale di assembramento per eventuali manifestazioni causa coronavirus, università partiti e associazioni si sono adattati nella campagna per la liberazione dello studente 27enne egiziano Patrick Zaki, arrestato e detenuto in carcere a Mansura da inizio febbraio.

Da ieri l'Ateneo ha introdotto un logo dedicato a Zaki nelle sue intestazioni sui canali social per mostrare che "saremo vicino a lui finché non potra tornare a frequentare l'Università, spero in presenza e non online", dice il rettore Francesco Ubertini,. che aggiunge: "L'Università di Bologna "non ha dimenticato Patrick Zaki, continuiamo a seguire con attenzione gli sviluppi e speriamo che il 7 marzo la situazione si risolva e possa tornare, compatibilmente con le ordinanze" sul coronavirus "a frequentare le nostre aule".

Patrick Zaki trasferito nella prigione pubblica, negati permessi di visita a famiglia e avvocati

Sul fronte politico a muoversi è invece Coalizione civica che in una nota invita a parteciapre, attraverso la consigliera Emily Clancy, al "mail bombing indirizzato alla Farnesina" e invita i cittadini a firmare l'appello 'virtuale' organizzato dalla pagina 'Patrick Libero!'.

Dalle 11 di oggi infatti si sta invitando a 'bombardare' la casella di posta elettronica del ministero degli Esteri, sperando così di mantenere viva l'attenzione sulla vicenda. Non solo, Coalizione civica domani durante la seduta comunale del question time ha già pronte due domande sul tema per il sindaco di Bologna, Virginio Merola.

Clancy vuole sapere se l'amministrazione "sia a conoscenza degli sviluppi del tavolo di crisi della nostra Università" e "quali iniziative siano in campo per tutelare l'incolumità di Patrick Zaki e riportarlo a Bologna".

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"Vogliamo che l'Università di Bologna ci ascolti e interrompa gli accordi con l'Egitto e che faccia pressione sul governo italiano per fare altrettanto ritirando l'ambasciatore dal Cairo", scrive il collettivo Saperi Naviganti su Facebook. "Non è tempo di nasconderci dietro una mascherina, prendiamo una posizione", incitano gli studenti, tra cui anche alcuni compagni di corso di Zaki, che polemizzano: "Aggiungere un fiocco e una frase accanto al logo nel sito dell'università non è abbastanza per riportare Patrick a casa", continua Saperi Naviganti, in riferimento all'iniziativa dell'Università di Bologna di aggiungere un logo sul sito dell'Ateneo con un nastro rosso di solidarietà e la scritta "For Zaky". (Saf/ Dire)

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