Studente Unibo in carcere in Egitto. "Chiusi i profili social per proteggere amici e parenti"

Unibo: "La tutela dei diritti della persona e la libertà di espressione del pensiero sono elementi centrali su cui si fonda il nostro Ateneo..monitoreremo con attenzione l'evolversi della vecenda"

Foto Ansa

Il Consiglio di Amministrazione dell’Università di Bologna, riunitosi oggi, esprime preoccupazione per la vicenda che sta coinvolgendo Patrick George Zaky, studente iscritto al master internazionale GEMMA, e manifesta piena solidarietà all’intera comunità studentesca dell’Alma Mater.

"La tutela dei diritti della persona - si legge in una nota dell'Ateneo - e la libertà di espressione del pensiero sono elementi centrali su cui si fonda il nostro Ateneo, espressi con chiarezza tanto nello Statuto dell’Università di Bologna che nei principi della Magna Charta Universitatum, e per questo vengono sempre pienamente garantiti a tutti i membri della nostra comunità."

Il Consiglio di Amministrazione fa sapere che continuerà a monitorare con grande attenzione l’evolversi di questa vicenda, "auspicando che possa risolversi rapidamente, con trasparenza e nel pieno rispetto dei diritti fondamentali della persona."

"Chiusi i profili social per proteggere amici e parenti"

"Abbiamo dovuto chiudere i profili di Patrick su Facebook e Twitter: in Egitto, quando la polizia arresta un dissidente, poi perseguita anche i suoi amici e familiari, che sono più facilmente individuabili attraverso i social". Intanto così racconta racconta Amr Abdelwahab, che aveva conosciuto Zaky, lo studente dellAlma Mater arrestato  in Egitto, in piazza nel 2011 durante la primavera araba. I due erano grandi amici e Abdelwahab ha lanciato una petizione su Change.org per chiedere al governo egiziano il suo rilascio: in due giorni si è arrivati a quasi 10.000 firme.

Continua intanto la mobilitazione per chiedere l'immediato rilascio di Patrick Zaky. Oggi, 10 febbraio, la comunità accademica lancia un presidio in Piazza Scaravilli alle 18.00.

"Zaky lottava per i diritti di tutte le minoranze oppresse nel nostro paese. Era il coordinatore della campagna per supportare le comunità cristiane cacciate dal nord del Sinai, a causa dell'avanzata dello stato islamico, e sfollate nella città di Ismilia. E poi si lottava per i diritti della comunita' Lgbtq". Chiede di non diffondere la notizia dell'impegno di Zaky per le persone Lgbtq se l'articolo dovesse venire tradotto anche in arabo: "In Egitto questo è ancora un motivo per venire perseguiti dalla legge: se questa notizia arrivasse ai media arabi, la posizione di Patrick diventerebbe ancora più delicata". A settembre, Zaky aveva pubblicato un lungo articolo in inglese sulle violazioni dei diritti delle persone Lgbtq in Egitto, raccontando la rappresaglia contro chi aveva esposto bandiere arcobaleno al concerto della rock band libanese Mashroù Leila (il cui front man è gay dichiarato). Zaky è stato fermato dalla polizia: e' scomparso per le successive 24 ore e poi e' stato trasferito a Mansoura dove, secondo i suoi avvocati, e' stato interrogato sul suo lavoro di attivista, minacciato, picchiato e sottoposto a scosse elettriche. Su di lui pendeva un mandato d'arresto in Egitto dallo scorso settembre, ma non ne sapeva niente. Sabato mattina è comparso davanti alla procura di Mansoura per un nuovo interrogatorio: il giovane ha potuto vedere un avvocato, ma non la sua famiglia.

 "Abbiamo bisogno che questa persona sia liberata perchè non riteniamo possibile, noi che siamo uno Stato di diritto, che delle persone siano detenute e torturare perchè hanno idee diverse dal regime attualmente al potere. E' una battaglia di civiltà - ha commentato il sindaco Virginio Merola - e poi è un nostro studente: quindi giù le mani da Bologna, qui siamo per la dignità delle persone e cerchiamo di farla rispettare ovunque".

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Zaky dovrà stare in carcere 15 giorni per permettere lo svolgimento delle indagini. "È una misura che si può rinnovare più volte: altri attivisti politici sono detenuti così da tre anni", dichiara Amnesty International. Nel frattempo, ieri sera a Bologna si è svolto un flash mob per chiedere la liberazione di Zaky, mentre l'Alma Mater ha creato un gruppo di crisi per seguire la vicenda, in stretto contatto con le autorità competenti.

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