25 aprile, il messaggio di Zuppi: "È la festa di tutti, non è di parte"

Il cardinale e arcivescovo di Bologna: "Ricorrenze come la fine della guerra e la Liberazione dell'Italia e dell'Europa dal nazifascismo sono davvero importanti perché tutti vi si possono riconoscere"

La festa della Liberazione è la festa di tutti perché celebra i valori fondanti dell'Italia: il 25 aprile ci ha regalato la Costituzione e 75 anni di pace e non deve essere considerata di parte. A dirlo è il cardinale Matteo Maria Zuppi durante un'intervista rilasciata all'Anpi provinciale, in occasione del 75esimo anniversario della Liberazione.

"È una ricorrenza che ha corso il rischio di essere vissuta come una festa di parte, a volte retorica – dice l'arcivescovo di Bologna –, al contrario, non dobbiamo dimenticare che è la festa di tutti e celebra i valori fondanti del nostro Paese. Dobbiamo essere grati, infatti, a quella generazione che ha vissuto la guerra e combattuto per la Liberazione –continua il cardinale – perché ci ha regalato la Costituzione e 75 anni di pace".

"Lo spirito della Costituzione è un regalo sofferto e dolorosissimo, ma che ci consegna una visione dello Stato e della politica in grado di unire persone e pensieri anche molto diversi tra loro. Questa è un'eredità preziosissima che è per tutti, questo comune sentire, capace di unire idealità diverse per il bene del nostro Paese e di superare le parti – sottolinea Zuppi – è ciò che ci unisce e rappresenta un'enorme ricchezza perché in grado di dire e dare ancora moltissimo".

E il 25 aprile è un appuntamento che rientra appieno anche nel calendario di un arcivescovo, perché la Chiesa vive nella città degli uomini. " Gli appuntamenti della città degli uomini sono quelli che uniscono tutti – ricorda Zuppi –Ricorrenze come la fine della guerra e la Liberazione dell'Italia e dell'Europa dal nazifascismo sono davvero importanti, perché tutti vi si possono riconoscere. Infine, in vista dell'anniversario – conclude il cardinale – vorrei rendere omaggio ai soldati inglesi e polacchi, morti nella nostra terra perché potessimo essere liberi". 

Odio e razzismo emergono se cattolicesimo è debole

La storia, secondo il cardinale, non è un semplice accidente, ma in essa si comprende il mistero di Dio. "Nella storia si rivela Gesù e vi sono i tanti segnali che bisogna saper cogliere, i segni dei tempi da riconoscere". Zuppi, poi, spiega così il fatto che ci si dichiara cattolico e praticante senza vivere come una contraddizione l'essere razzista: "Purtroppo, oggi, la nostra cultura, intesa come capacità di interpretare la realtà, è debole e spesso non sa indicare risposte vere alle semplificazioni caricaturali dettate dalla paura".

A questo riguardo, "credo che il mondo cattolico debba fare uno sforzo perché, dal Vangelo e dalla sua pratica, scaturisca una cultura che spieghi la realtà in cui viviamo e sappia accrescere una conoscenza e una comprensione più profonde e umane del reale. L'odio e il razzismo, che altro non sono che forme di paganesimo – conclude l'arcivescovo – emergono quando il cattolicesimo è più debole".

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(fonte: Dire)

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