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Emilia-Romagna “da bere” ai pranzi delle feste: Dall’Albana al Pignoletto tutti gli abbinamenti

Ecco tutti i consigli per brindare con i nettari dell’Emilia-Romagna

Gli aperitivi sono stati decisi, cappelletti e tortellini sono già in freezer, al bollito ci pensa il macellaio, quanto ai dolci, come al solito, abbonderanno. Ma il vino?
Ai pranzi delle feste spesso ci si affida alle bottiglie portate dagli invitati. E si spera poi che il vino scelto si abbini perfettamente al piatto. Per non commettere errori al pranzo di Natale, ecco qualche consiglio di abbinamento con i “nettari” dell’Emilia-Romagna, tutti rigorosamente Doc (Denominazione di Origine Controllata), Docg (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) e Igt (Indicazione Geografica Tipica).

L’antipasto

Si sa, ogni festa che si rispetti comincia con un bel brindisi. All’avvio del pranzo ci vuole perciò una bella bollicina per esaltare l’antipasto, la classica degustazione di profumati salumi e buoni formaggi tipici Dop e Igp dell’Emilia-Romagna. Le carte vincenti? Non si sbaglierà con un Lambrusco di Sorbara Doc vinificato in rosa, spumantizzato in metodo classico. Le sue caratteristiche sono grande freschezza e mineralità e le bollicine che puliscono il palato. Le sette tipologie di Lambruschi Doc di eccellenza nascono fra Modena, Reggio Emilia e Parma. Un altro asso nella manica per esaltare gli antipasti arriva dalla Romagna ed è il Pagadebit Doc, una delle etichette Doc più amate. E’ un vino bianco, fresco, secco o frizzante, con un sentore erbaceo di fiori di campo. Il nome deriva dal passato, quando i mezzadri vignaioli riuscivano a pagare i propri debiti con questa uva, che ogni anno aveva rese sempre ottime. Area di produzione: Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini.

Il primo piatto in brodo

Un sontuoso vino bianco fermo, come un Romagna Albana Docg o un Pignoletto Docg, è la scelta sicura quando si serve un fumante piatto di cappelletti o tortellini in brodo. I vini sono le due Docg dell’Emilia-Romagna. Il Romagna Albana Docg, colore giallo dorato, sapore floreale e fruttato, è stato il primo vino bianco in Italia a ottenere il titolo Docg nel 1987. Duemila anni portati benissimo: i Romani dicevano che il colore della sua uva fosse quello dei capelli biondissimi di Galla Placidia, figlia dell’imperatore Teodosio, e che andasse servito in coppe d’oro. E’ un vino speciale, corposo, assomiglia a un rosso, ma si presenta, appunto, con un colore chiaro. Il Pignoletto Docg dei Colli Bolognesi, nella stessa versione “fermo”, ha buona struttura, bel colore paglierino con riflessi verdolini e profumo delicato, fruttato e intenso dei fiori di biancospino. Il sapore è armonico, asciutto, fresco di acidità e ha sempre successo.

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Il primo piatto asciutto

Con una lasagna ricca e gustosa, con le saporite tagliatelle tirate al matterello si può abbinare un rosso Gutturnio Frizzante, vino Doc, prodotto nel territorio di Piacenza, derivato da un uvaggio di Bonarda e Barbera. Ha un bel colore rubino, sapore secco o abboccato. La sua origine ci porta lontano nel tempo, agli antichi Romani: Gutturnium era la coppa nobile con la quale si serviva questo nettare. Il Gutturnio è prodotto in tre tipologie: Frizzante, Superior, Riserva. Con un primo piatto ricco e asciutto, si sceglie la versione frizzante perché, si sa, le bollicine sgrassano.
Il secondo: il bollito
Il bollito è un grande classico della tradizione dell’Emilia-Romagna. È un secondo piatto preparato con vari tagli di carne bolliti, gallina e parti di bovino come testina, coda, muscolo, lingua. Il tutto accompagnato da verdure lessate e salse speciali. Con un bollito si sposa bene il Lambrusco, ma questa volta nella versione classica, più “morbida” rispetto al precedente dell’antipasto, e con una colorazione un po’ più scura, ma sempre secco e frizzante. Sono le caratteristiche di un Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Doc secco, oppure di un Lambrusco Reggiano Doc. Un vino di nicchia da scoprire durante le feste è il Centesimino Igt, vitigno autoctono della prima collina faentina, di Oriolo dei Fichi (Ra). Coltivato fin dal 1600, era misteriosamente sparito. E’ stato ritrovato per caso, dopo la guerra, negli anni ’40: era nel giardino di un palazzo nobiliare del centro storico. Forse le spesse mura l’avevano protetto dall’epidemia di Filossera. Per i suoi aromi è stato chiamato anche Sauvignon rosso. Oggi è prodotto da un piccolo gruppo di vignaioli delle colline faentine.

Secondo: l’arrosto

Quando in tavola arriva l’arrosto, è ora di cambiare vino e provare un altro vitigno. E’ il momento dell’ingresso del Sangiovese Doc. Rosso rubino, profumo di viole, prugne e frutti di bosco, è uno dei vini italiani più amati del mondo. Un simbolo della Romagna, vino elegante in tutte le sue versioni. Un vitigno di grande pregio. E’ il componente maggiore di tanti Supertuscan: dal Chianti al Brunello di Montalcino. A tavola è un successo sicuro, perché valorizza ogni piatto. Per scegliere la versione, bisogna vedere di quali carni si parla. Per arrosti accompagnati da verdure e patate al forno, si può optare per un Sangiovese Superiore. Per le carni più elaborate, per intingoli e stufati, bisogna scegliere un Sangiovese più strutturato e corposo, come un Riserva. Chi è caccia di rarità sarà felice di stappare un Burson, Ravenna rosso Igt. E’ un rosso (con sentori di ciliegia, vaniglia, cioccolato) di nicchia, prodotto a Faenza e a Bagnacavallo. Vino sontuoso dal grando alcolico elevato (14°), da piatti importanti, si può misurare alla pari con i grandi rossi italiani.

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I formaggi

Se dopo la parate di piatti, a fine pasto si materializza in tavola anche un vassoio di formaggi stagionati, ecco che si può servire un grande Albana in versione Passito: questo vino pur essendo dolce e amabile, riesce a mantenere una bella freschezza. Un vino di nicchia, perfetto con i formaggi stagionati, è il Tundè Igt, un Ravenna Rosso Igt. Nasce da un vitigno autoctono, coltivato in piccole quantità a Ravenna: l’Uva del Tunde. Rosso granato, profumi di ciliegia, amarene, note di vaniglia. Fu ottenuto fra gli anni ’30 e 50 dal vignaiolo Tondini (il Tundè). Si abbina a carni rosse, a formaggi stagionati e salumi.

Il dolce

Un Malvasia Doc, versione dolce spumantizzata, riempirà i calici al momento del dolce con panettoni, pandori e zuppa inglese. E’ un vino tipico delle zone di Piacenza, Parma e Reggio Emilia. Si può anche servire un altro grande Albana Docg, ma questa volta nella sua variante dolce o passita, così morbida e invitante che non si può fare a meno di intingere il panettone. Per chi ama i rossi amabili, c’è la Cagnina Doc, un rosso fermo, dolce, colore rubino.

Liquori

Dulcis in fundo, arrivati al caffè, si porta sempre a centrotavola una serie di liquori distillati. Ecco allora una bottiglia di scuro Nocino, tipico della zona di Modena, tutte le grappe di monovitigni che crescono in Emilia Romagna: Lambrusco, Sangiovese e Albana, sia nella versione normale che barricata, ma anche i liquori d’erbe, il Maraschino, il Fragolino e il Prugnolino, ottenuti rispettivamente da ciliegie marasche, fragoline e prugnoli selvatici macerati nell’alcol.

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