Martedì, 27 Luglio 2021
Economia

Kemet Arcotronics. Regione e Cgil cedono: sacrificato stabilimento Monghidoro

E' accordo dopo lunghe trattative. La ditta confluirà in un unico stabilimento, entro 24 mesi, per i lavoratori ammortizzatori. Così l'epilogo della emiliana Arcotronics, a soli 4 anni dall'acquisizione da parte del colosso Kemet

Dopo la pausa di riflessione c'è l'ok per la vertenza Kemet-Arcotronics, secondo l’accordo firmato tra proprietà,  sindacati, Regione Emilia-Romagna ed autonomie locali.

La ditta si impegna ad iniziare entro dicembre i lavori di costruzione del nuovo stabilimento di Pontecchio Marconi, nel comune di Sasso Marconi. Nel nuovo stabilimento, da costruire entro 24 mesi, confluiranno le produzioni a più alto valore aggiunto. E' chiusura definitiva per le sedi di Vergato e Monghidoro.

E nel frattempo, quale sorte per i lavoratori? "Tutte le fasi di realizzazione dell’accordo - assicura la Regione in una nota - saranno accompagnate con l’utilizzo degli adeguati ammortizzatori sociali."

Ci sarà dunque riduzione degli occupati, ma visti i tempi di grave crisi economica l'accordo è considerato ancora soddisfacente anche da parte di Fiom-Cgil di Bologna che ha seguito tutto il tortuoso iter delle trattative.

"Il presidente della Kemet - sottolinea segretario Fiom Cgil Bruno Papignani - garantisce in una lettera che il piano verrà messo in atto senza ulteriori richieste di modifica nei prossimi anni". Certo, "la clausola di salvaguardia è stata accolta solo parzialmente, ma il problema è posto a futura memoria" e di questo garantiscono i firmatari dell'accordo. Sono stati concordati "anche importanti interventi tesi a ridurre i problemi che il piano di ristrutturazione comporta in termini di disagio e costi per i lavoratori". "Sono soddisfatto - rileva Papignani - di aver sottoscritto un accordo il cui percorso è stato difficile ed i temi affrontati complicati anche nella sua futura gestione, ma che esclude licenziamenti. Tuttavia, due territori del nostro già precario Appennino (Vergato e Monghidoro) subiscono un impoverimento industriale consistente". Insomma, "un altro accordo che, pur indispensabile per difendere il lavoro e i lavoratori, conferma che, dal punto di vista industriale, Bologna e la sua provincia non crescono, non offrono e non allargano opportunità di lavoro".

ACQUISIZIONE E I NUMERI. Così l'epilogo di una storia iniziata appena 4 anni fa, quando l'allora florida azienda bolognese Arcotronics - che vantava un'esperienza quarantennale nella produzione di condensatori elettronici in film plastico utilizzati nei circuiti a transistori - decide di fare il grande salto facendosi acquisire al 100% dal gruppo americano Kemet Corporation, leader mondiale del settore.
 Gianpaolo Di Dio, amministratore delegato di Arcotronics, così osannava l'operazione: "Questa manovra consente di valorizzare al massimo il ruolo strategico di Arcotronics attraverso l’integrazione con uno dei principali operatori in Europa, in America e in Asia come Kemet... porterà importanti benefici alla nostra azienda ..."

3 stabilimenti (Sasso Marconi, Vergato e Monghidoro), 3 impianti produttivi all’estero (Germania, Inghilterra e Bulgaria), oltre 1.400 addetti, 150 milioni di euro di fatturato al 2006: questi erano i numeri che l'azienda emiliana poteva vantare allora. Prima della "grande crisi economica", prima di vendersi ad un colosso straniero quotato in borsa.

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