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Corteo agricoltori in Fiera: "Basta burocrazia, non facciamoci spennare come polli"

Quasi migliaio di coltivatori e allevatori da tutto il Centro Nord in piazza a Bologna, in difesa dell'agricoltura e del made in Italy. Mobilitazione promossa da Cia, Confagricoltura e Copagri

«Siamo stanchi di farci spennare come polli» gridano gli agricoltori indossando le vesti dei maltrattati pennuti. È iniziata così la manifestazione in difesa dell’agricoltura stamani a Bologna, promossa da Cia, Confagricoltura e Copagri,che parlano di quasi un migliaio di imprenditori arrivati da tutto il Centro Nord nel piazzale antistante l’entrata della Fiera.
 
L’Assessore all’Agricoltura dell’Emilia-Romagna, Simona Caselli, insieme ai manifestanti. «Le richieste del mondo agricolo – ha detto oggi al corteo -  sono in buona parte condivisibili. Esiste un reale problema di semplificazione in un settore che è per sua natura molto complesso, sia perché sottoposto a molteplici disposizioni locali, nazionali e comunitarie, sia perché incrocia diverse aree, tra cui quella ambientale e quella sanitaria. La Regione Emilia-Romagna ha già avviato diverse buone partiche, oltre ad essere stata la prima a far partire il Ruc-Registro unico dei controlli. Metteremo a disposizione la nostra esperienza per accelerare l’applicazione del piano Mipaaf “Agricoltura 2.0” e per la riforma di Agea-Agenzia per le erogazioni in agricoltura».
  
I MOTIVI DELLA MOBILITAZIONE. Dal 2000 ad oggi hanno chiuso in Italia oltre 310 mila imprese del settore primario. Così denunciano Cia, Confagricoltura e Copagri, sottolineando che è "un numero enorme che può salire ancora vertiginosamente se non si mette mano ai tanti problemi “in campo”: i ritardi nei pagamenti comunitari, la burocrazia asfissiante, i prezzi all’origine in caduta libera e le vendite sottocosto, le incognite dell’embargo russo, gli investimenti bloccati, la difesa del “made in Italy”, la cementificazione del suolo, l’abbandono delle aree rurali, i danni da fauna selvatica".
Questi i motivi alla base della mobilitazione odierna, che vuole: "sensibilizzare l’opinione pubblica, la politica e le istituzioni a cui è stato consegnato un “documento-piattaforma” di proposte chiare e concrete a sostegno del settore".    
  
L'INTERVENTO DELLA REGIONE. Intanto, nella giornata di ieri, il Presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini e l’assessore all’Agricoltura dell’Emilia Romagna, Simona Caselli, hanno incontrato i vertici regionali di Confagricoltura, Cia e Copagri. Bonaccini ha assicurato che porterà all’attenzione della Conferenza i temi indicati dalle associazioni: la riforma dell’Agenzia delle Erogazioni in Agricoltura (Agea), la semplificazione e l’efficace applicazione del programma Mipaaf “Agricoltura 2.0” che include una serie di strumenti innovativi per l’applicazione burocratica.
 

 I NUMERI DELLA CRISI. Così denunciano Cia, Confagricoltura e Copagri: Ogni azienda è costretta a produrre ogni anno 4 chilometri di materiale cartaceo per rispondere agli obblighi burocratici, “bruciando” oltre 100 giornate di lavoro. Per non parlare del crollo vertiginoso dei prezzi alla produzione e della forbice esorbitante nella filiera tra i listini all’origine e quelli al consumo, dove in media per ogni euro speso dal consumatore finale, solo 15 centesimi vanno nelle tasche del contadino. Solo per fare alcuni esempi -spiegano Cia, Confagricoltura e Copagri- le arance sono pagate agli agricoltori il 40% in meno di un anno fa: ovvero 18 centesimi al chilo, contro i 2 euro al supermercato, con un rincaro che dal campo alla tavola tocca il 1111%. O ancora un agricoltore, per pagarsi il biglietto del cinema, deve vendere 30 chili di melanzane che oggi “valgono” 26 centesimi al kg (-61% in un anno), mentre al consumatore vengono proposte a 1,90 euro con un ricarico del 731%.
A problemi annosi come questi, si somma la vicenda dell’embargo russo: tra frutta, verdura, carni e prodotti lattieri, il blocco di Mosca alle nostre produzioni agricole è costato finora 355 milioni di euro, con esportazioni “made in Italy” dimezzate in quasi due anni. Senza dimenticare il dato relativo al consumo di suolo agricolo, che negli ultimi decenni è cresciuto dal 3% al 7,3% erodendo 56 ettari di terra al giorno, convertiti in cemento, con effetti preoccupanti per la tenuta idrologica del Paese.

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