Proposta di legge in Regione: lavorare meno per "azzerare la disoccupazione"

Il consigliere regionale Piergiovanni Alleva propone una riforma dell'orario di lavoro settimanale: '200mila posti in più'

Accorciare la settimana lavorativa per azzerare la disoccupazione in Emilia-Romagna. Detta in altri termini: lavorare meno, lavorare tutti. Ci prova il giurista Piergiovanni Alleva, consigliere regionale del L'Altra Emilia-Romagna, che sta ultimando un progetto di legge da presentare in Assemblea legislativa: ridurre la settimana lavorativa da cinque a quattro giorni. 

In Emilia-Romagna "i lavoratori dipendenti sono circa due milioni e i disoccupati circa 160.000 - spiega Alleva all'agenzia 'Dire - il che significa che l'effetto occupazionale della ipotizzata riduzione di orario sarebbe più che doppio della disoccupazione esistente", dal momento che un quinto di due milioni è pari a 400.000 persone, quindi la misura sarebbe "capace di assorbire interamente" la disoccupazione a livello regionale "anche ammettendo come logico che per cause varie solo la metà o il 40% di questo effetto occupazionale si produca realmente".

Alleva si rifà alla famosa riforma degli anni '70, che portò da 48 a 40 le ore di lavoro, con l'istituzione della ''settimana corta'' e l'abolizione dei sabati lavorativi che "portò un repentino beneficio occupazionale - ricorda il consigliere - con la stipula, nel tempo successivo, di oltre un milione di nuovi contratti di lavoro necessari per sostenere i precedenti livelli produttivi".

ORE DI LAVORO SETTIMANALI. Da 40 a 32 le ore di lavoro settimanali per creare posti di lavoro per ricavare "un posto di lavoro in più ogni quattro lavoratori". Lo strumento per creare questo scenario secondo Alleva "già esiste", si tratta dei contratti di solidarietà espansivi rilanciati dal Jobs Act, la cui disciplina però "è inadeguata e lacunosa". A livello regionale, sostiene Alleva, "queste lacune potrebbero essere agevolmente e fruttuosamente colmate, con un impegno anzitutto politico nella promozione dei contratti di solidarietà e anche con un impegno finanziario che risulterebbe non troppo oneroso".

I contratti di solidarietà espansivi prevedono che i lavoratori di imprese non in crisi accettino una riduzione di orario per consentire all'azienda di assumere nuovi lavoratori, senza però alcuna misura compensativa. Anche per i datori di lavoro, sostiene Alleva, "il vantaggio è abbastanza limitato", se i nuovi assunti hanno meno di 29 anni, infatti, sui loro contratti l'azienda ottiene una "decontribuzione totale triennale". 

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Per i lavoratori di età superiore, invece, l'impresa ottiene un contributo a scalare dal 15 al 5% nell'arco dei tre anni. «"Proprio qui- sostiene Alleva- si apre uno spazio per un intervento regionale". Viale Aldo Moro dovrebbe cioè garantire una compensazione pari almeno alla metà del salario perso per la riduzione delle ore di lavoro, sfruttando anche le possibilità date dai servizi di welfare aziendale. 

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