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Crespellano, sciopero al magazzino Amazon: "Consegniamo i pacchi, non la nostra dignità"

Per la prima volta il colosso si ferma. Per i sindacati Cgil, Cisl e Uil si tratta anche di “uno sciopero del consumo”, che quindi chiama in causa anche i cittadini

 

Oggi per la prima volta si fermano in tutta Italia i lavoratori Amazon, con manifestazioni e presidi anche davanti al magazzino di Crespellano, in via 2 agosto 1980. Per i sindacati Cgil, Cisl e Uil si tratta anche di “uno sciopero del consumo”, che quindi chiama in causa anche i cittadini.

“I profitti sono legittimi, ci mancherebbe altro, ma non sulla pelle dei lavoratori”, affondano i sindacati, “devono ascoltarci. Qui non c’è una filiera in difficoltà, ma una logica del massimo profitto che tiene banco non da oggi. Dobbiamo dare un segnale, in Italia non è possibile una situazione di condizioni di lavoro del genere. Abbiamo addetti che piangono perché non ce la fanno ad andare avanti ai ritmi attuali. Come cittadini utenti del commercio online siamo spesso esigenti su consegne e velocità, ma dobbiamo ricordarci che le nostre esigenze richiedono il sacrificio di qualcun altro. I cittadini siano consapevoli”.

"C'è da rinnovare il contratto, è stato un anno incredibile, bisogna difenderci dai cambi d'appalto, qui dentro siamo almeno 500 persone - dicono da Crespellano - e poi ritmi di lavoro, indennità per la pandemia, i corrieri sono una popolazione in tutta Italia". 

"Fino a 44 ore di lavoro a settimana, tra i 180 e i 200 pacchi consegnati ogni giorno. Turni di lavoro battenti.  E nessuna indennità per il Covid-19, neppure in piena pandemia ", chiosano i sindacati.

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