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Valentina Borghi

Valentina Borghi

Coldiretti, "Dop e Igp, Emilia-Romagna prima al mondo, ma bisogna tornare all'agricoltura dei nostri nonni"

Con Valentina Borghi, presidente Coldiretti Bologna, abbiamo parlato di pandemia, eccellenze bolognesi e regionali e futuro del settore: "Il covid ci ha permesso di rimettere al centro l'agricoltura"

"Per andare avanti bisognerà tornare indietro, all'agricoltura dei nostri nonni". E' la visione di Valentina Borghi, presidente di Coldiretti Bologna, che ha parlato con Bologna Today dell'agricoltura in tempo di pandemia, delle eccellenze locali e regionali e del futuro del settore. 

"L'Emilia-Romagna con 44 dop e igp, è la regione con le più alte denominazioni al mondo e questo ci deve parlare della biodiversità del nostro territorio e di prodotti che ogni anno vengono imitati con enormi perdite di fatturato. I dati Nomisma presentati nell'ultima edizione del Sana (Salone del Biologico e del Naturale) dimostrano grande attenzione all'alimentazione con i numeri su italianità ed ecosostenibilità che sono schizzati. Il prodotto buono garantisce maggiore freschezza, più sapore e meno scarto". 

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Coldiretti stessa ha diffuso anche un paio di blacklist sui prodotti non autentici e più pericolosi in circolazione, i nomi storpiati sono in verità molto divertenti, dal parmesao, alla zottarella, alla salsa pomarola: "I cibi italiani sono molto più salubri degli altri - sottolinea Borghi - una sovranità dei nostri prodotti agricoli che stiamo difendendo in UE attraverso le etichette nutrizionali che interessano solo gli italiani. E' una battaglia per sottolineare la qualità. L'anno scorso abbiamo raccolto 1 milione di firme per portare l'argomento al Parlamento europeo, se la politica nazionale ha come fine il prodotto di qualità, la nostra regione ha sempre da guadagnarci.

Coldiretti ha lanciato 'Filiera Italia', un progetto per favorire la diffusione e la tutela dei prodotti made in Italy, l'adozione di pratiche di sostenibilità ambientale e per contrastare le pratiche scorrette". 

Parliamo del "mangiare locale"... 

"Mangiare bolognese? Asparago verde di Altedo, cipolla di Medicina, le varietà della patata di Bologna, pere kaiser e abate, mele renette e le patate di Tolè... Poi i semilavorati, ovviamente la mortadella, e il Parmigiano reggiano, una piccola porzione di territorio della Valsamoggia lo produce.

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Agricoltura è anche zootecnia, ad esempio la vacca bianca modenese, nella zona di Zocca, è alimentata in un modo preciso per poi produrre il latte per il Parmigiano. A Minerbio poi c'è l'ultimo zuccherificio d'Italia".

Come ha influito il covid sul settore? 

"Ci ha permesso di rimettere al centro l'agricoltura. Da un lato siamo stati sempre aperti, la produzione non si è fermata perchè senza di noi il prodotto finale non si fa, dall'altro, se, ad esempio, i consumatori non vanno al ristorante, c'è minore richiesta, nonostante la Gdo sia stata aperta.

Come Italia abbiamo evitato un disastro poichè sia come regione che come paese siamo autonomi dal punto di vista alimentare, con le frontiere chiuse e l'import ridotto al minimo, essere in grado di produrre cibo è stato fondamentale. 

La piccola impresa ha dimostrato grande flessibilità: ha dovuto cambiare modo di lavorare a causa delle chiusure, dei tamponi ecc., tutto più complicato e costoso. Gli agriturismo ad esempio si sono reinventati con il delivery e l'asporto, così come i mercati contadini, ci siamo battuti per riaprirli

"Con le consegne a casa si è fatta un'operazione di vicinanza, si è instaurato un rapporto soprattutto con gli anziani. Alcuni clienti con il passare dei mesi hanno continuato a scegliere solo prodotti made in Italy, un sostegno pratico alle economie locali"

"Con le consegne a casa si è fatta un'operazione di vicinanza, si è instaurato un rapporto soprattutto con gli anziani. Sono scattate anche iniziative di solidarietà, come la spesa sospesa e, prima di Natale, la consegna di enormi quantità di pasta ad alcune strutture. Il sostegno di Coldiretti ai bisognosi non è mancato. 

L'agricoltore è custode del territorio ma anche startrer di una filiera importantissima. Alcuni clienti con il passare dei mesi hanno continuato a scegliere solo prodotti made in Italy, come sostegno pratico alle economie locali, si può parlare di solidarietà tra famiglie di agricoltori e di consumatori". 

 "Green economy, ma anche innovazione"

"Le politiche europee puntano a sostenibilità e green economy, nel 2030 abbiamo promesso di avere in Emilia-Romagna, il 25% di terreni da agricoltura biologica, ora siamo al 15%, e di piantumare circa 4,5 milioni di alberi. Sono necessari più invasi per raccogliere l'acqua piovana, siamo solo al 10% e dovremmo arrivare al 50% per combattere la desertificazione". 

L'obiettivo è quindi di tornare alla "fertilizzazione naturale, ma la ricerca ci deve fornire le alternative ai fitofarmaci chimici, per andare avanti, dovremo tornare indietro, al sano letame sul terreno, come facevano i nostri nonni. 

Qundi no Ogm...

"Coldiretti è contraria, ma è pro innovazione, ad esempio la ricerca del Dna, la cisgenetica, ossia migliorare un prodotto per adattarlo ai cambiamenti climatici. 

Un episodio: quest'estate ci si è attrezzati contro la cimice con delle reti che hanno portato alla maculatura bruna, una malattia tipica dell'umidità, in sostanza la pianta della pera è adatta alla Pianura Padana di 50 anni fa, la ricerca è importante per fronteggiare il clima che cambia". 

Quali problemi affliggono maggiormente il settore? 

"Recentemente la cimice asiatica ha fatto moltissimi danni sul nostro territorio, anche del 100% sui pereti. E' stata quindi introdotta la 'vespa samurai' e possiamo parlare di conclusione felice perchè si rischiava l'espianto di 6mila ettari di pereti, un disastro che avrebbe cambiato il territorio e la cultura della Pianura Padana, visto che l'80% delle pere vengono dal nostro territorio. Sono state perse 100mila ore di mano d'opera, a causa dell'infestante..."

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Per Borghi i ristori sono stati adeguati: "Siamo al 70% di copertura del danno, grazie a un lavoro tra istituzioni, coltivatori e assessorato regionale, abbiamo scongiurato quanto accaduto in Puglia con gli ulivi". 

Un altro aspetto da affrontare è il cambiamento climatico, quindi "le gelate. A marzo del 2020 è arrivata una gelata, non tutti gli agricoltori, a causa del lockdown, erano riusciti ad assicurarsi - racconta la presidente - solo a Imola il danno ha raggiunto i 12 milioni di euro. Siamo quindi andati in deroga sulla legge 102 sulle calamità, con un ristoro che al momento ammonta a 20 milioni, un po' pochi, ce ne vorrebbe almeno in doppio, ci stiamo lavorando anche attraverso i parlamentari emiliano-romagnoli". 

Infine, cosa serve all'agricoltura oggi?

"Lo abbiamo chiamato 'nuovo piano Marshall', l'Italia nasce come paese agricolo, quindi vanno evitati i terreni incolti. Il ruolo dell'agricoltore è anche fare paesaggio e cultura, l'agricoltura ha risollevato l'Italia, ha sfamato le famiglie e ridato dignità alle persone. 

E' necessaria una grande rinascita, in un momento di grande difficoltà come quello che stiamo vivendo, con un occhio alla green economy: avremo così un territorio più curato e in armonia, in modo da arrivare a un biosistema che basta a sé stesso". 

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