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L'impatto del covid sulle imprese, Confindustria: "Terremoto economico importante, ma siamo fiduciosi per il 2021"

Nel 2020 un -11%, per il 2021 si stima un + 7%", ma per le industrie emiliane non si prevedrebbe una crescita di fatturato tale da recuperare il crollo dell'anno scorso. Ipotesi smart working post pandemia e boom dell'e-commerce

Una analisi approfondita sull'impatto diretto del covid sulle imprese della regione è stata presentata questa mattina da Valter Caiumi, presidente di Confindustria Emilia. 

Si tratta del quinto osservatorio elaborato con le risposte ai questionari da parte di 713 aziende emiliane associate che rappresentano quasi 55 mila dipendenti e quasi 23 miliardi di fatturato: "Nel 2020 abbiamo avuto un -11% per il 2021 prevediamo un incremento del + 7%. Alcune imprese vanno particolarmente bene, sia per ordini che fatturato, mentre altre hanno cali sostanziali, moda e turismo ad esempio, ma siamo fiduciosi che si possa fare un buon anno" ha detto Caiumi.

L'Emilia-Romagna è legata all'export e, tra le grandi difficoltà del periodo, quella dei trasporti, ossia "far partire la merce è molto più difficile perchè tutto il settore ha avuto delle riduzioni e non siamo tornati alla mobilità pre-covid. Gli ordini vanno bene - sottolinea Caiumi - ma abbiamo difficoltà a far arrivare ed installare i prodotti, ovviamente non riguarda solo l'Italia ma tutta Europa". 

In Emilia-Romagna, si legge nel report, l’ 84% delle aziende è manifatturiero e rappresenta il 95% dei dipendenti e il 96% del fatturato. In termini dimensionali le Piccole Imprese che hanno risposto sono il 72% del campione e
rappresentano il 17% dei dipendenti e del fatturato. Le Medie sono il 24% e rappresentano il 36% dei dipendenti e il 35% del fatturato. Le Grandi sono il 4% e rappresentano il 48% dei dipendenti e il 49% del fatturato.

In termini di filiere sono maggiormente rappresentate per numerosità le Macchine (16%), i Metalli e materiali compositi, Agroalimentare e Digital (tutti con l’8%). In termini di fatturato la maggiore rappresentatività è guidata da Chimica e farmaceutica (20%), Agroalimentare (12%) e Macchine (11%), mentre in termini di dipendenti primeggiano Macchine (15%), Mobilità e logistica (13%), Packaging (11%).

Quali i settori e i mercati più performanti in questo momento? "Stanno andando bene l'automazione, il packaging, la ceramica, il medicale e una parte del digitale, l'edilizia è particolarmente frizzante, quasi meglio del 2019, c'è lavoro  - osserva il presidente - mentre i mercati che vanno meglio sono quello asiatico, si vede qualche ripresa degli Stati Uniti, mentre è piuttosto ferma l'Inghilterra, anche causa Brexit". 

Cosa di prevede sul fronte licenziamenti e cassa integrazione? "Ciò che è stato fatto fino a oggi è stato dettato da una situazione necessaria, ricordiamoci però - rileva Caiumi - che bisogna cominciare ad amalgamare una situazione emergenza a una situazione che deve riprendere il suo trend. Dal nostro punto di vista è arrivato il momento per gestire qualche eccezione - ossia - l'apertura a una pseudo autonomia delle imprese, da fare progressivamente. Tutto chiuso e tutto aperto non funziona in qualsiasi materia". Tuttavia, il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, nei primi mesi del 2021, risulterebbe più limitato, secondo i numeri del report, rispetto a settembre 2020: il 23% delle aziende associate ha fatto ricorso a tale ammortizzatore contro il 29% di settembre 2020, il 63% di maggio, il 79% di aprile. Non solo, ma a marzo aumenta di nuovo la quota delle
stesse che prevede un utilizzo nei mesi fino a giugno, ovvero il 28%.

Le previsioni 2021

Secondo l'osservatorio, la situazione economica è certamente in miglioramento, ciò nonostante, non ha ancora assunto nel primo bimestre 2021 una dinamica tendenziale media positiva, anche se le aziende prevedono che ciò avvenga a consuntivo d’anno, quindi, le previsioni sul 2021 non scontano una crescita del fatturato tale da recuperare completamente la riduzione subita nel corso del 2020;. 

A consuntivo 2020, il 63% delle aziende associate registrerebbe una riduzione significativa del fatturato a fronte del 79% che lo prevedeva a settembre 2020, all’86% di maggio, al 91% di aprile e al 94% di marzo.
A marzo 2021 il 35% delle aziende associate denuncia un calo ordini significativo contro il 68% di settembre
2020 e l’80% di aprile. 
Le previsioni sul fatturato 2021 mostrano segni di sicuro progresso rispetto al 2020, ma insufficienti per un completo recupero.

Quanto costano alle imprese le procedure di sicurezza? 

L’aggravio dei costi per la prevenzione dei rischi connessi rapportato al costo del lavoro non sarebbe trascurabile.
Infatti, più di un quarto di aziende associate denuncia costi superiori o di gran lunga superiori al 5% del costo del lavoro prepandemia.

Il 37% delle aziende associate ha effettuato test di verifica della positività al Covid19 nel primo bimestre 2021 almeno una volta al mese e il 25% anche più di una volta al mese, contro meno del 15% del periodo

Cassa integrazione e smart working: cosa rivela il report

Tuttavia, il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, nei primi mesi del 2021, risulterebbe più limitato, secondo i numeri del report, rispetto a settembre 2020: il 23% delle aziende associate ha fatto ricorso a tale ammortizzatore contro il 29% di settembre 2020, il 63% di maggio, il 79% di aprile. Non solo, ma a marzo aumenta di nuovo la quota delle stesse che prevede un utilizzo nei mesi fino a giugno, ovvero il 28%.

Il minor ricorso alla Cassa Integrazione nei primi mesi del 2021 rispecchia un progresso simile all’andamento degli ordini. Infatti, attorno al 23% delle aziende associate ha ricorso a tale ammortizzatore congiunturale contro il 29% di settembre 2020, il 63% di maggio, il 79% di aprile.
Il ricorso alla CIGO riguarderebbe quindi nel primo bimestre 2021 il 4% delle ore lavorate contro il 9% di settembre, il 32% di maggio e il 55% di aprile, misurati questi ultimi in termini di organico.

Le aziende associate prevedono per i prossimi mesi un ricorso inferiore alla CIGO rispetto alle previsioni di settembre 2020 per i mesi seguenti, ma allo stesso tempo la attuale recrudescenza della pandemia le porta
a prevedere un maggior ricorso rispetto al primo bimestre 2021.
Infatti, attorno al 28% delle aziende prevede di ricorrervi nei prossimi mesi contro il 37% di settembre 2020 e contro il 23% che vi ha effettivamente ricorso nel primo bimestre 2021.

Il ricorso allo smart working è tornato ad essere massiccio nel primo bimestre 2021 e lo è altrettanto nel futuro di breve periodo, mentre nel medio periodo si assiste solo a un parziale rientro del fenomeno.
In termini numerici, il 52% vi ha ricorso nel periodo recente, il 56% vi farà ricorso prossimamente, il 30% ritiene che continuerà nel tempo a farvi ricorso.

Il 52% vi ha ricorso contro il 18% che sembrava intenzionata a settembre 2020 a continuare in maniera significativa l’esperienza. Mediante una stima approssimativa della media ponderata delle risposte, si può ragionevolmente affermare che, nel complesso, il ricorso allo smart working ha riguardato attorno al 23% dei
dipendenti delle aziende associate nel primo bimestre 2021. iIl  56% pensa oggi di farvi ricorso contro
il 52% che vi ha fatto ricorso nei mesi appena trascorsi.

Smart working post pandemia? Continuerà ad essere un fenomeno di rilievo tra le modalità di erogazione delle
prestazioni di lavoro subordinato. Infatti, oltre il 30% delle aziende associate ritiene che utilizzerà almeno parte della forza lavoro in modalità smart working anche in futuro in condizioni di normalità.

Ordini 

A marzo 2021 il 35% delle aziende associate a Confindustria denuncia un calo ordini significativo contro il 68%
di settembre 2020 e l’80% di aprile. Significa che nel periodo settembre 2020-marzo 2021 una quota media
mensile del 5% delle imprese è passata da una situazione di ordini cedenti a quella di ordini tendenzialmente
in linea o superiori rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre tra aprile e settembre 2020 era stata del 2,4%.
Mediante una stima approssimativa, gli ordini si sono ridotti tendenzialmente nel primo bimestre del 2021 dello 0,9% contro il -17% di settembre 2020, il -23% di maggio e il -27% di aprile.
Dal punto di vista delle filiere, a marzo 2021 la percentuale di aziende associate che denunciano un calo ordini significativo vede in particolare difficoltà Turismo e cultura (79%), Moda e lusso (73%) Agroalimentare (52%). Sotto la media, invece, in particolare Energia (17%), Macchine (24%) e Chimica e farmaceutica (27%).

Fatturato 2020/2021

Il 63% delle aziende associate registra una riduzione significativa del fatturato 2020 a fronte del 79% che lo
prevedeva a settembre 2020, all’86% di maggio, al 91% di aprile e al 94% di marzo.
Tale miglioramento in media cela un fenomeno di polarizzazione intercorsa tra settembre
2020 e marzo 2021, in altri termini la situazione di molte aziende migliora, quella di poche è addirittura peggiorata rispetto alle aspettative precedenti.
Anche qui, mediante una stima approssimativa, si può affermare che, nel complesso, la riduzione del fatturato 2020 può essere attorno a un -11%, rispetto alle attese di un -15% a settembre 2020, -19% a maggio e -21% di aprile.

L'export emiliano-romagnolo resiste: la regione resta seconda in Italia per esportazioni

Dal punto di vista delle filiere spiccano le percentuali sopra la media del 63% di aziende con una significativa riduzione di fatturato nel 2020 da parte di Moda e lusso (96%), Turismo e cultura (86%), Metalli e materiali compositi (80%), mentre relativamente meno colpite risultano Chimica e farmaceutica (41%), Digital (42%), Salute (43%).

Le previsioni 2021 mostrano segni di progresso rispetto al 2020, ma insufficienti per un completo recupero. Ancora il 42% delle aziende associate prevede un fatturato ulteriormente in diminuzione rispetto al 2020.
Dal punto di vista delle filiere le previsioni sul fatturato 2021 ricalcano grosso modo i giudizi sulla congiuntura in base agli ordini. Infatti, sopra la media della quota del 42% di imprese associate che si aspettano un fatturato 2021 ancora negativo spiccano Turismo e cultura (71%), assieme a Facilities (71%) seguite da Moda e lusso (69%). Sotto la quota media, invece, Mobilità e logistica (24%), Metalli e materiali compositi (28%) e Macchine (31%).

E-commerce

"Anche il commercio elettronico sembra essere una scelta irreversibile per una quota consistente di aziende (22%) che hanno approfittato della pandemia per sviluppare o potenziare investimenti in tal senso" si legge. Il 22% delle aziende associate dichiara di avere sviluppato o potenziato durante la pandemia gli investimenti in piattaforme
digitali per il commercio elettronico.
In questo contesto, le filiere più attive sono state Moda e Lusso (58%), Chimica e farmaceutica (41%), Turismo e cultura (36%). Il che significa, visto che sono compresenti due delle filiere più colpite e forse la meno colpita, che il commercio elettronico è una scelta strategica che può prescindere dalle condizioni contingenti, anche se le stesse
possono avere un ruolo di pungolo alla reazione.

Contagi e casi sospetti nelle imprese 

Nel primo bimestre del 2021 sono state 284 le aziende che hanno denunciato casi sospetti di contagio contro le 64 del trimestre giugno-agosto 2020, le 22 di maggio, le 62 di aprile e le 151 di marzo. In altri termini una media mensile poco sotto quella del marzo 2020. I casi sospetti avviati alla quarantena sono stati 1.487, ovvero 743 in media mensile rispetto alla media di 48 del periodo giugno-agosto 2020, di 35 di maggio, di 233 di aprile e di 538
di marzo 2020. Convivono in questi numeri il riacutizzarsi della crisi pandemica e la maggior preparazione nella gestione e monitoraggio dei rischi.

Nel primo bimestre 2021 sono 302 le aziende che hanno registrato 1.229 contagi effettivi di contagio contro le 12 del periodo giugno-agosto 2020 per 17 casi effettivi, le 8 di maggio per 10 casi, le 44 di aprile per 82 casi e le 69 di marzo per 123 casi. Sono numeri molto elevati se rapportati ai poco più che 50 mila dipendenti del campione associativo, ma anche in questo caso si sommano la fase pandemica di nuovo complicata e la maggior capacità di rilevazione dei contagi.

Le denunce INAIL per infortuni sul lavoro da contagio Covid19 hanno riguardato nel primo bimestre 2021 il 2,7% delle aziende associate con 20 casi complessivi, mentre nel periodo giugno-agosto 2020 è stato lo 0,3% con 8 casi complessivi e contro l’1,4% di maggio per 16 casi complessivi.

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