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Domenica, 2 Ottobre 2022
Economia San Benedetto Val di Sambro

Appennino, luogo dove vivere e lavorare: "Passi avanti, ma il nuovo Governo faccia di più"

Intervista a Claudio Borri, socio e consigliere della Cooperativa di Produzione e Lavoro di Castel dell'Alpi

Sempre più spesso si parla delle eccellenze emiliane ma, molto spesso, da questo tipo di narrazione vengono esclusi i territori interni alla regione. L'Appennino emiliano è accessibile e ricco vi biodiversità, ha una lunga tradizione culinaria e moltissimi siti di interesse storico ed artistico. Un problema in particolare, negli ultimi anni, ha però fiaccato queste regioni: lo spopolamento. Il settantacinquesimo anniversario della Cooperativa di Produzione e Lavoro di Castel dell’Alpi è stata una giusta occasione per poter parlare di questi e altri aspetti legati alle aree interne dell’Emilia con Claudio Borri, socio e consigliere della storica cooperativa.

Partiamo dal principio, la vostra realtà è nata per rispondere ai bisogni del territorio, creando opportunità di lavoro. Oggi a che punto siete?
La Cooperativa di Produzione e Lavoro di Castel dell’Alpi nacque nel 1947, all’indomani del  passaggio del fronte sulle nostre montagne. Tutto era da ricostruire: i ponti, le strade.  Bisognava entrare in un’epoca nuova e servivano innanzitutto opportunità di lavoro, che in  montagna erano scarse. I fondatori della Cooperativa ebbero l’intuizione: fondare una realtà che rispondesse ai bisogni del territorio, creando opportunità di lavoro in loco. Ancor oggi la nostra visione è la stessa. Abbiamo vissuto periodi alterni dal tempo della fondazione ad oggi. Dal 2017 abbiamo inaugurato un trend di crescita che ancora non si arresta, oggi operiamo su tutta l’area metropolitana: tra soci, dipendenti e collaboratori diamo lavoro a quasi 40 persone, quest’anno andiamo verso un fatturato che sfiora i 5 milioni di euro.

Quale rapporto c'è tra la vostra realtà e il territorio?
Basti dire che l’anniversario celebrato sabato 17 è stata la festa di tutti. Ci ha fatto un immenso piacere festeggiare questi 75 anni di vita nel luogo da cui prendiamo il nome, con una così ampia partecipazione di tutta la comunità. Circa 200 persone, oltre ai rappresentanti  istituzionali del territorio: da Monghidoro, a Castiglione dei Pepoli, da Loiano a Monzuno, passando per San Benedetto Val di Sambro. Abbiamo anche inaugurato i lavori appena svolti negli impianti sportivi di Castel dell’Alpi, un appalto da 850mila euro. È stata una grande festa, ma anche un’occasione seria di riflessione sulla montagna e sulla sua economia. Non a caso,  si sono aggiunti al convegno, in dialogo con i sindaci del territorio, anche i rappresentanti del mondo cooperativo: i presidenti di BCC Felsinea e di EmilBanca, banche di credito cooperativo che hanno forti radici sul territorio, il presidente di Confcooperative Bologna, Daniele Ravaglia, e il vicepresidente della Casp Brasimone, altra grande cooperativa della  montagna bolognese. Abbiamo voluto che la celebrazione, offrisse anche un’opportunità di riflessione costruttiva per il territorio.

Spopolamento e politiche green: quali prospettive per le aree montane

Che momento è questo per il vostro settore, considerando anche i rincari di energia e materie prime?
È un momento di grande difficoltà. Fare preventivi è diventato molto difficile perché i costi cambiano di giorno in giorno. Noi però siamo una cooperativa e non abbiamo lo scopo di fare profitti, crediamo nell’applicazione dei valori della solidarietà anche nei rapporti di lavoro. In certi casi abbiamo scelto di non aggiornare i preventivi ai rincari, per evitare di aggravare i nostri committenti – che spesso sono le amministrazioni locali – di altri costi oltre a quelli che già devono affrontare. Si tratta di forme concrete di solidarietà. Detto questo, il settore dell’edilizia ha vissuto una crisi fortissima negli anni passati, che ha decimato le imprese. Basti pensare che in meno di 10 anni in Italia si sono persi oltre 500mila posti di lavoro. Oggi il Superbonus ha dato una forte spinta, ma devo dire la verità: siamo piuttosto preoccupati. Sull’onda del 110% sono spuntate dal nulla tante aziende e temo si tratti di una bolla, destinata ad esplodere con il venire meno dell’agevolazione fiscale. A quel punto saranno dolori. Anche noi lavoriamo con il Superbonus, ma al contempo abbiamo scelto di coltivare forme di lavoro più sostenibili, quelle che resteranno nel tempo perché non si fondano sugli incentivi.

A Bologna le aziende e le cooperative lamentano una crescente mancanza di forza lavoro. Com’è la vostra situazione?
All’uscita del periodo emergenziale, ci eravamo tutti illusi che la ripresa sarebbe stata bruciante. L’Emilia-Romagna ha chiuso il 2021 sfiorando il 7% di crescita. Purtroppo, gli eventi ci hanno contraddetto e le aspettative di crescita oggi sono più modeste. Per quanto ci riguarda, anche quest’anno siamo in crescita, circa del 20% rispetto all’anno precedente. Siamo un’azienda di montagna – e tale vogliamo restare – ma lavoriamo sull’intera area metropolitana bolognese. Nei momenti di crisi ci ha sempre sostenuti la reputazione: le persone ci conoscono e si fidano. Noi al momento abbiamo 8 soci lavoratori e 9 dipendenti. Sicuramente reperire nuova forza lavoro anche nel nostro settore è molto difficile, noi fortunatamente anche per la chiusura di altre imprese nella zona in anni precedenti siamo riusciti a fare una bella squadra ed al momento il personale è sufficiente per eseguire i nostri appalti.

Quali sono le necessità della vostra realtà e del territorio? E cosa chiedereste al prossimo Governo in vista delle elezioni?
La cura delle aree interne. Finalmente la politica, almeno a livello regionale, sembra avere capito che non si può rilanciare il territorio, lasciandone indietro dei pezzi. Ci furono tempi dove la montagna era considerata una partita persa, una sfida che non valeva nemmeno la pena tentare di affrontare. Meglio favorire la tendenza all’inurbamento. In questo modo il territorio montano si è spopolato, ha perso le sue energie migliori. Oggi gli investimenti da parte pubblica non mancano, basti pensare che nell’Appennino bolognese sono stati investiti oltre 245 milioni di euro dal 2016 al 2021 e altri investimenti verranno realizzati nel quinquennio in corso. Bisogna però avere visione: bisogna creare le condizioni del ripopolamento, proporre la montagna come un luogo dove vivere e lavorare. Il panorama è bellissimo, lo stile di vita anche, ma abbiamo ancora carenze infrastrutturali che rendono tutto difficile. Pensiamo alla connessione, ai servizi per le famiglie. Bisogna rendere la montagna un luogo dove poter vivere senza rinunce.

Le comunità appenniniche sono sempre molto attente a preservare l’ambiente: siete soddisfatti delle politiche regionali e nazionali sul green o pensate ci sia bisogno di fare qualcosa in più?
L’impegno sul fronte della sostenibilità è fondamentale, siamo contenti che la Regione se ne occupi. In montagna però non vigono le stesse regole che a valle. Qui la questione ambientale si connette fortemente con la questione sociale. Il nostro territorio è stato definito “una delle zone più franose d’Italia” e questo è anche a causa dello spopolamento. Le frane sono andate aumentando man mano che l’agricoltura perdeva spazi. Chi coltiva in montagna produce con più fatica, ma svolge un servizio utilissimo alla collettività, che è quello di manutenere il territorio. Negli anni la nostra cooperativa si è occupata di irreggimentare corsi d’acqua, di intervenire sugli eventi franosi, di rifare le briglie del lago, che si è creato nel ’51 proprio a causa di un grand evento franoso. Sappiamo bene le difficoltà che comporta vivere in questo ambiente e sappiamo che una presenza diffusa di attività economiche ben integrate e rispettose dell’ambiente permetterebbe di manutenere al meglio il territorio. Alla politica chiediamo questo tipo di cura, capace di tenere insieme sviluppo economico e sostenibilità ambientale.

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