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Fiere ferme, S.O.S. dai lavoratori del settore: "Viviamo con 400 euro. C'è chi non riesce a dar da mangiare ai figli"

Sono 49 i lavoratori di 'Convivia' -società del gruppo Camst che gestisce tutti i punti ristorazione all'interno di BolognaFiere - che chiedono di essere presi in considerazione in questa crisi

Se oggi la Fase due Coronavirus entra nel vivo e sono varie le attività che ripartono, c'è chi ancora non può tornare al proprio lavoro. Bloccato a causa delle restrizioni che ancora impone questa lotta al virus. Come il settore Fiere ad esempio.

Il grido d'aiuto arriva da quarantanove lavoratori che vedranno il loro prossimo (e piccolo) stipendio forse a ottobre. Sono i dipendenti di "Convivia", società del gruppo Camst che gestisce tutti i punti ristorazione all'interno di BolognaFiere fra bar, pizzerie, selfservice e servizi catering: alcuni di loro lavorano per questa stessa azienda da trent'anni e sono tutti accumunati da una forte preoccupazione data dall'essere stati esclusi da qualsiasi tipo di sostegno economico da Coronavirus, dal reddito di emergenza ai famosi 600 euro. 

"Ci siamo anche noi": la richiesta di attenzione di 49 dipendenti Camst 

"Siamo baristi, cuochi, adetti alla preparazione degli alimenti, cassieri e magazzinieri - spiegano i 49 dipendenti Camst coinvolti nel disagio dello stop alle fiere - e abbiamo un part-time verticale che viene definito per giornate all'inizio di ogni anno: in sostanza ci viene dato un calendario strettamente legato alle manifestazioni che hanno luogo nei padiglioni da gennaio a dicembre e che una volta cominciava con Arte Fiera e si concludeva con il Motor Show. Adesso che tutto è fermo e non sappiamo quando riprenderanno le fiere staremo senza stipendio fino (forse) a ottobre, quando se si farà SANA a settembre, verremo pagati per quel periodo". 

"Oggi il nostro unico stipendio è di 400 euro (chi più e chi meno) e deve durarci fino alla ripresa delle fiere, tra noi ci sono invalidi e genitori che non riescono a dare da mangiare ai figli, chi ha il mutuo da pagare...La nostra azienda ha attivato il Fis (il Fondo di Integrazione Salariale) che però per il nostro contratto (il part-time verticale) con copre nulla e ci preclude la possibilità di accedere agli armotizzatori economici previsti in questo periodo di emergenza". 

L'appello: "Chiediamo un sostegno come quello avuto dalle altre categorie in difficoltà"

E' poi il portavoce di questi lavoratori, Daniele Gasperini, a fare un appello affinchè qualcosa si muova: "Chiediamo di avere un sostegno così come lo hanno avuto tante altre categorie di lavoratori in difficoltà a causa del Covid-19. Alcuni di noi sono anche soci dell'azienda, eppure per noi non si muove nulla e neppure il sindacato ha saputo fare qualcosa. In pratica ci viene pagato l'80% delle sole giornate prestabilite dal calendario annuale, ma non abbiamo più tredicesima e quattordicesima e non possiamo più integrare lo stipendio lavorando per altri ocali esterni di Camst o per il catering così come potevamo fare prima dell'emergenza, a regime normale. Ci riconoscono fra l'altro solo 8 ore di lavoro, mentre ne facevamo 9. Lavorare per altri committenti mettendo in campo la plrofessionalità che abbiamo? Lo faremmo anche se il settore non fosse completamente paralizzato". 

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