Turismo, in Emilia-Romagna il coronavirus manda in fumo 38 milioni di euro in 10 giorni

L'allarme della Fiepet, l'associazione che riunisce i pubblici esercizi Confesercenti e che chiede al governo interventi più incisivi

Provvedimenti da parte del governo ancora "troppo timidi" a favore dell'Emilia-Romagna e di comparti in difficoltà come il turismo. In bar e ristoranti della regione sono andati in fumo 37,8 milioni di euro in 10 giorni, è l'allarme della Fiepet, l'associazione che riunisce i pubblici esercizi Confesercenti e che chiede al governo interventi più incisivi.

"Si ha la sensazione di una buona partenza e di un lavoro importante svolto da tutti i soggetti coinvolti, ma si avverte anche la necessità di ulteriori provvedimenti per le aree, come l'Emilia-Romagna e i settori come turismo, pubblici esercizi e commercio di vicinato, colpiti in modo importante dall'emergenza", sollecita Confesercenti regionale in una nota. Bene, dunque, le sospensioni dei versamenti delle ritenute alla fonte e dei contributi previdenziali e assistenziali sino al 30 aprile, la cassa integrazione in deroga.

Le richieste

"Ci sono tuttavia, alcune cose che vanno perfezionate", aggiunge Confesercenti. Gli ammortizzatori in deroga, secondo l'associazione, sono previsti solo per un mese e terranno conto non delle difficoltà settoriali ma dell'ordine cronologico di presentazione della richiesta. La gratuità della garanzia è solo una possibilità, necessita di un ulteriore atto del ministero e non prevede la possibilità di coprire i costi della rinegoziazione e ristrutturazione del debito. Infine, la possibilità per le agenzie di viaggi, di provvedere ai rimborsi per mezzo di voucher deve essere riferita alle somme che agenzie e tour operator hanno recuperato da tutti i fornitori turistici e non solo dai vettori.

"Lo slittamento dei versamenti di ritenute e contributi prevede che il loro pagamento avvenga in un'unica soluzione al 31 maggio e invece dovrebbe prevedere la rateizzazione. Sarebbe importante, inoltre che i prossimi provvedimenti contenessero anche la sospensione dei pagamenti dei mutui", conclude Confesercenti.

"L'emergenza sanitaria è la priorità di tutti, ma non vi è dubbio che le preoccupazioni dovute allo stato d'emergenza e i vari provvedimenti nazionali, regionali e locali che hanno disposto chiusure o limitazioni dei bar, ristoranti e pubblici esercizi in generale hanno determinato forti contrazioni ai fatturati di queste imprese", sostiene Massimo Zucchini, presidente di Fiepet Confesercenti Emilia-Romagna. Molto netto il giudizio di Confesercenti Bologna che ritiene "assolutamente insufficienti le prime misure economiche" del governo.

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I ristoranti

"Riteniamo sbagliato non avere ricompreso le attività di ristorazione che in una città come Bologna fanno parte a pieno titolo della filiera turistica e sono penalizzate inoltre anche dal blocco delle lezioni universitarie", scrive l'associazione. "Il rinvio di scadenze previdenziali non è sufficiente, occorrono misure straordinarie per tutte le attività commerciali e turistiche, un intervento urgente che preveda un credito di imposta per i mancati redditi, una moratoria delle rate di mutui e leasing, la cassa integrazione in deroga e fondi per il sostegno al reddito per i dipendenti delle attività, la deroga per l'anno 2020 degli indicatori Isa e della lotteria dello scontrino e un intervento pubblico che favorisca linee di finanziamento a breve per liquidità aziendale", scandisce Confesercenti Bologna, che al Comune chiede sconti e rateazioni su Tari, Cosap e sulle concessioni di spazi ad uso commerciale. (Dire)

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