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Alma Mater Bologna, per il 4° anno consecutivo al top in Italia: qui la miglior didattica

Edizione 2013 della classifica Censis e Repubblica conferma il primato tra i mega atenei. Il Rettore: "Risultato tanto gratificante quanto significativo se si considera il drastico e reiterato taglio dei finanziamenti e mancato aumento dei contributi studenteschi"

Ancora in pole position Alma Mater Studiorum di Bologna tra i mega Atenei italiani (cioè quelli con oltre 40 mila iscritti). Premiata l'Università felsinea, per il quarto anno consecutivo, dalla classifica firmata Censis e Repubblica (2013/2014). L'analisi ha tenuto conto quest’anno oltre all’indicatore della ricerca (come ha fatto la recentissima valutazione dell’Anvur - dove Unibo si è posizionata seconda ) della didattica, dei servizi agli studenti e dell’internazionalizzazione. Ed è in particolare l’indicatore della Didattica – che interessa maggiormente i giovani alle prese con la scelta dell’Università – che colloca al vertice l’Alma Mater.

BENE NONOSTANZE I TAGLI. “Un risultato tanto gratificante quanto significativo per l'Università di Bologna – commenta il Rettore Ivano Dionigi - se si considerano la complessità dovuta alla sua forma multicampus e il drastico e reiterato taglio dei finanziamenti abbinato al mancato aumento dei contributi studenteschi per il quarto anno consecutivo”. Il miglioramento della performance dell’Ateneo (il punteggio complessivo è passato da 91,5 a 93,7) è avvenuto in concomitanza al radicale riassetto dell'Ateneo: riduzione dei Dipartimenti da 72 a 33 e delle Facoltà da 23 a 11 Scuole. Tra i fattori di successo va segnalato l'incremento dei corsi internazionali (39, di cui 19 integralmente in lingua inglese) e delle lauree magistrali (120), rispetto alle lauree triennali che sono 89.

“A fronte di un tale risultato – prosegue Dionigi - il ringraziamento va indirizzato ai colleghi e al personale tecnico-amministrativo che, in presenza di stipendi bloccati e di organici ridotti, si sono spesi con generosità e professionalità nel campo della didattica, che non prevede riconoscimenti ne' economici ne' di carriera, ma avendo come fine il bene degli studenti: una bella dimostrazione di etica personale e pubblica. La nostra sfida è non solo accademica e culturale ma anche civile e morale: rendere bravi i moltissimi, curando il duplice binario del diritto allo studio, quello del merito e quello del bisogno, esattamente come recita l'art. 34 della Costituzione”.

“Ora – conclude il rettore dell’Alma Mater - è il momento che il merito venga riconosciuto dal Governo con gli adeguati e promessi finanziamenti e che la politica, spesso indifferente o addirittura ostile all'università, faccia il suo dovere riconoscendo che il destino del Paese è nelle mani e nelle menti dei giovani che si stanno formando negli atenei”.


 

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