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Quanto ci costa il covid? Ai bolognesi oltre 3.500 euro

I dati elaborati dall'Ufficio Studi CGIA di Mestre su dati Prometeia e Istat, evidenziano un quadro preoccupante, anche sul fronte dell'occupazione

A causa del Covid, quest’anno ogni italiano perderà mediamente quasi 2.500 euro, con punte di 3.456. Sono i dati emersi da uno studio della Cgia di Meste che pone l'accento anche su un altro dato particolarmente
allarmante: anche se subirà una riduzione del Pil più contenuta rispetto a tutte le altre macro aree del Paese (- 9 per cento), il Sud vedrà scivolare il Pil allo stesso livello del 1989. In termini di ricchezza, pertanto, “retrocederà” di ben 31 anni.

Bologna ed Emilia-Romagna

La perdita per ogni bolognese sarà di 3.603 a Bologna, di 3.645 a Modena, a Reggio Emilia di 3.374, a Parma di 3.343, a Piacenza di 3.153, a Rimini di 3.058, a Forlì-Cesena di 2.820, a Ravenna di 2.728e a Ferrara di 2.297. 

Gli occupati in Emilia-Romagna nel 2019 erano 2.032.600, 1.990.800 nell'ootbre del 2020, un calo pari al 2,1%. 

Dalla Città Metropolitana, 3mila euro a fondo perduto per imprese sostenibili e giovani 

“Con meno soldi in tasca, più disoccupati e tante attività che entro la fine dell’anno chiuderanno definitivamente i battenti – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo - rischiamo che la gravissima difficoltà economica che stiamo vivendo in questo momento sfoci in una pericolosa crisi sociale. Soprattutto nel Mezzogiorno, che è l’area del Paese più in difficoltà, c’è il pericolo che le organizzazioni criminali di stampo mafioso cavalchino questo
disagio traendone un grande vantaggio in termini di consenso. In questa fase di emergenza, pertanto, tutto ciò va assolutamente evitato, sostenendo con contributi a fondo perduto non solo le attività che saranno costrette a chiudere per decreto, ma anche una buona parte delle altre, in particolar modo quelle artigianali e commerciali,
che, sebbene abbiano la possibilità di tenere aperto, già da una settimana denunciano che non entra quasi più nessuno nel proprio negozio. Infatti, solo se riusciremo a mantenere in vita le aziende potremo difendere i posti di lavoro, altrimenti saremo chiamati ad affrontare mesi molto difficili”.

Se nel breve periodo alle imprese sono ancora indispensabili massicce dosi di indennizzi, nel medio-lungo periodo, invece, secondo Cgia, bisogna assolutamente rilanciare la domanda interna, attraverso una drastica riduzione delle tasse alle famiglie e alle imprese per far ripartire sia i consumi che gli investimenti. La preoccupazione, conclude la CGIA, riguarda la tenuta occupazionale. Se nei prossimi mesi il numero dei disoccupati fosse destinato ad aumentare a vista d’occhio, la tenuta sociale del Paese sarebbe a forte rischio. Grazie all’introduzione del blocco dei licenziamenti, quest’anno gli occupati scenderanno di circa 500 mila unità. Un dato certamente negativo, ma lo sarebbe stato ancor più se la misura sopracitata non fosse stata introdotta dal Governo nel marzo scorso. (Fonte: Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Prometeia e Istat)

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