Giovedì, 18 Luglio 2024
Economia

Il futuro delle Pmi visto dalla Cna Emilia-Romagna

Il punto su nuove tecnologie, AI, impatto della crisi e del Covid e nuove idee per gli anni a venire

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Quali sono le nuove sfide per le piccole e medie imprese in Emilia-Romagna? A rispondere a questa domanda, tra gli affreschi del 700 di Palazzo Gnudi a Bologna, sono stati oltre 150 rappresentanti delle piccole e medie imprese hanno ascoltato gli esperti del mondo accademico, politico e dell’informazione. Lo hanno fatto nel corso dell’assemblea del

Cna Emilia-Romagna che, nella regione, è la confederazione più rappresentativa contando oltre 150mila soggetti rappresentati. “È fondamentale puntare su inclusione e partecipazione – ha sottolineato il presidente regionale di Cna Paolo Cavini – e la vera rappresentanza è trainante e innovativa”.

Oltre al segretario nazionale Otello Gegorini e il segretario di Cna Emilia-Romagna Diego Benatti, sono intervenuti: Andrea Longo, professore di Diritto costituzionale Università di Roma e La Sapienza, Pier Ferdinando Casini, senatore della Repubblica, Daniela Dondi, deputata della Repubblica, Laura Ramaciotti, rettrice dell’Università di Ferrara Agnese Pini giornalista, direttrice de La Nazione, Il Giorno, Il Resto del Carlino e due imprenditrici di Cna che hanno raccontato il disastro dell’alluvione sulle loro attività, Sofia Marchetti e Laisa Rinaldi.

La crisi della rappresentanza

Quali fattori hanno determinato la crisi che stanno affrontando i sindacati, i partiti, le rappresentanze imprenditoriali e le autonomie? Le associazioni di categoria e i sindacati, infatti, hanno visto un calo significativo di iscritti, mentre nuovi movimenti e forme di partecipazione meno istituzionalizzate hanno guadagnato terreno.

“È fondamentale puntare su inclusione e partecipazione. Cna deve coinvolgere tutti: dagli artigiani e dalle piccole e medie imprese ai lavoratori autonomi – spiega il presidente di Cna Emilia-Romagna Cavini – sostenendo i giovani imprenditori, le donne imprenditrici e l’imprenditoria straniera”. La digitalizzazione offre strumenti potenti per raccogliere e analizzare dati, monitorare le politiche pubbliche e coinvolgere i membri in modo più efficace. “Ma è la vera forza sta nelle relazioni e nella qualità di esse – sottolinea ancora Cavini – Dobbiamo essere consapevoli che la nostra presenza capillare sul territorio ci permette di intessere migliaia di relazioni”.

Le nuove tecnologie, però, mettono a rischio molti mestieri tradizionali, che possono diventare non più necessari. “Attraverso programmi di formazione continua e consulenza possiamo aiutare le imprese a trasformarsi e a rimanere competitive. Questo non significa abbandonare le tradizioni – chiarisce il presidente di Cna Emilia-Romagna – ma piuttosto integrarle con nuove competenze e tecnologie per creare un mix vincente di innovazione e qualità artigianale”. Oggi i corpi intermedi hanno l’urgenza di abbracciare una visione più ampia e inclusiva che tenga conto dell’interesse generale.

La crisi finanziaria e il Covid

“La crisi finanziaria, il Covid, le guerre hanno cambiato i paradigmi dell’economia e della società. Anche i vecchi perimetri della rappresentanza sono superati – sottolinea il segretario di Cna nazionale Gregorini – Per le organizzazioni di imprese è tempo di adeguarsi: sotto i colpi di trasformazioni e transizioni non possono più essere legate solo dall’appartenenza settoriale. A noi guardano il 99,4% delle imprese, il motore del sistema Paese, non va dimenticato”.

Nel panorama economico e sociale italiano, la lobby svolge un ruolo cruciale nel garantire che le istanze delle piccole e medie imprese siano adeguatamente rappresentate e prese in considerazione dai decisori pubblici. “I corpi intermedi sono un imprescindibile strumento di democrazia – ha detto il costituzionalista Longo – In un’epoca in cui proliferano gli interessi e in cui assistiamo alla fine di un’etica politica condivisa aumentano il peso delle lobby. Quella del lobbying è una fondamentale attività di interazione della società con la politica”. La lobby, in questo senso, diventa uno strumento di democrazia partecipativa, in cui ogni voce conta. “Oggi assistiamo al fenomeno crescente dell’astensionismo – riflette il senatore Casini – . Che ruolo devono svolgere le associazioni di categoria? Un’organizzazione come Cna deve avere la capacità di mediare tra l’interesse individuale e quello collettivo. Questo è il ruolo dell’associazione di categoria, senza la quale non c’è futuro per la società italiana”.

È intervenuta anche in collegamento la deputata Dondi: “Questo Governo vuole essere al fianco delle imprese e rafforzando un rapporto di ascolto delle necessità delle Pmi. Il Cna ha un ruolo fondamentale di interlocuzione con il mondo politico, facendosi anche portavoce degli sviluppi che la società vive”.

Il mondo accademico

Anche il mondo accademico trae beneficio dalla relazione con le associazioni di categoria: “Università e impresa sono un binomio imprescindibile che devono aumentare collaborazioni quotidiane e alimentare il dialogo. In questo modo è possibile stare al passo dei cambiamenti: serve innovazione e stimolo continuo, puntando sulle competenze che il mercato di lavoro richiede”. Il sistema dei partiti e delle associazioni del passato non è più adeguato con il mondo di oggi che è radicalmente mutato. “Non esistono giornali e corpi intermedi senza democrazia, così come non esiste democrazia senza corpi intermedi e giornalismo – ricorda la giornalista Pini – Però i giornali hanno perso potere, così come le associazioni e i partiti. Questo è un male? Non lo so. Il problema è con che cosa sostituiamo questo vuoto di potere”.

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