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Pietro Ferrari, presidente Confindustria Emilia-Romagna

Pietro Ferrari, presidente Confindustria Emilia-Romagna

Imprese e Covid, la situazione in Emilia-Romagna: "Mercato reggerà ma bisogna fare più vaccini"

Presentati i risultati dell'indagine congiunturale sull'industria manifatturiera e delle previsioni per i prossimi mesi realizzata da Unioncamere, Confindustria e Intesa San Paolo

Gli effetti della pandemia sull'economia sarà possibile quantificarli solo quando il sistema economico riprenderà il suo corso naturale. Il 2020 è stato l'anno peggiore per l'economia italiana ed emiliano-romagnola dal Dopoguerra. Intanto però c'è un dato incoraggiante: nel quarto trimestre del 2020 le conseguenze negative sono state più contenute rispetto ai trimestri precedenti, in particolare il secondo. E tra le imprese dell'Emilia-Romagna si respira ottimismo: il mercato reggerà, ma bisogna accelerare sui vaccini. 

"Se vogliamo guardare con fiducia al futuro dobbiamo intensificare la campagna vaccinale", dice il presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Pietro Ferrari, durante la videoconferenza stampa per presentare i dati dell’indagine congiunturale relativa al quarto trimestre 2020 sull’industria manifatturiera realizzata da Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo.

Secondo l'indagine semestrale di Confindustria le previsioni per l'occupazione in Emilia-Romagna non sono così drammatiche: tre imprese su quattro la prevedono stazionaria. Lo assicura il presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Pietro Ferrari, durante la presentazione dei risultati dell'indagine congiunturale sull'industria manifatturiera regionale realizzata da Unioncamere, Confindustria e Intesa San Paolo.

"Sono convinto che il tema occupazionale non sarà così rilevante in Emilia-Romagna – afferma Ferrari – sono profondamente convinto che avremo un saldo non così drammatico come qualcuno paventa o paventava".

Con riferimento al comparto industriale, l’anno 2020 si è chiuso con un calo della produzione al 10,4 per cento rispetto all’anno precedente, quindi una recessione meno grave di quella subita nel 2009 (allora -14,1 per cento). Secondo le previsioni Prometeia per il 2021 ci dobbiamo attendere una buona ripartenza della nostra economia: secondo le previsioni dello studio, nel 2021 sarà la seconda regione italiana per crescita, preceduta solamente dal Veneto. Mentre nel 2022 il Pil dell'Emilia-Romagna dovrebbe tornare sui livelli del 2019, all’Italia servirà un altro anno per tornare ai livelli del 2019.

"La peculiarità di questa crisi – afferma il Presidente di Unioncamere Emilia-Romagna Alberto Zambianchi – è di essere originata da un fenomeno esterno che ha fortemente rallentato ma non interrotto, il normale andamento del ciclo economico. La prima reazione è stata, giustamente, quella di agire per limitare i danni e gestire l’emergenza originata dalla pandemia che ha colpito con forza devastante larga parte del tessuto economico".

"In Emilia-Romagna molto è stato fatto sulla rete degli ammortizzatori e per favorire l’accesso al credito delle imprese, concordando azioni con le Associazioni di Categoria e agendo in forte coordinamento con la Regione, mettendo a fattore comune idee e risorse. Un metodo questo che, creata una rete mirata a gestire l’emergenza, dovrà proseguire per interconnettere azioni coerenti sia con il piano per la ripresa nazionale, sia con la “vision” dell’Emilia-Romagna dei prossimi anni, ben delineata anche nel nuovo “Patto per il lavoro e per il clima”. Sottolineo pertanto che, accanto alle 'politiche passive', necessarie per contenere il disagio, occorre avviare 'politiche attive', mirate ad accompagnare i nostri giovani e le nostre imprese alla ripartenza. Ci attendono mesi decisivi per il nostro futuro, c’è bisogno del contributo di idee e di competenze di tutti e di tanto lavoro. Un impegno che, tutti insieme, possiamo affrontare e realizzare con successo".

Ripresa e vaccini

"Se vogliamo guardare con fiducia al futuro – sottolinea il Presidente Ferrari – dobbiamo intensificare la campagna vaccinale, così da ottenere nei tempi più brevi possibili la più ampia immunizzazione della popolazione. Dobbiamo anche puntare, una volta terminata la fase dedicata alle categorie a rischio, ad una maggiore flessibilità organizzativa: le imprese dell’Emilia-Romagna sono pronte ad essere coinvolte per supportare la campagna vaccinale".

"Per dare slancio alla ripresa è inoltre fondamentale partire da subito, anche a prescindere dal Recovery Plan, consolidando un piano di investimenti pubblici e privati, a partire dalle infrastrutture e dagli investimenti in campo energetico e ambientale. Questi ultimi in particolare sono spesso bloccati dall’eccessiva burocrazia".

Le aspettative di crescita della produzione e degli ordini, migliori rispetto a sei mesi fa, danno il senso di una possibile ripresa significativa. Nella prima metà del 2021 - secondo l'indagine di Confinudustria Emilia-Romagna - la differenza tra ottimisti e pessimisti torna su livelli più elevati rispetto a prima della pandemia. Il 37% degli imprenditori prevede un aumento della produzione e il 35% una crescita degli ordini: per la domanda il saldo tra ottimisti e pessimisti è di 20 punti, quando era di 2 punti a metà dell’anno scorso.

Le previsioni per l’occupazione sono di sostanziale tenuta: tre imprese su quattro la prevedono stazionaria. Le prospettive sono particolarmente positive per le grandi e medie imprese e migliorano con l’aumentare della dimensione.  Per quanto riguarda gli ordini, compresi quelli esteri, il saldo tra ottimisti e pessimisti è di 11 punti per le piccole, 22 per le medie e 33 per le grandi aziende.  Rispetto ai settori le aspettative più favorevoli si registrano per chimica farmaceutica, gomma plastica e ceramica. Si conferma la forte difficoltà del settore tessile abbigliamento. Nel settore metalmeccanico le previsioni sono migliori per metallurgia e meccanica rispetto al settore delle macchine elettriche e all’automotive, che prevede un ulteriore deficit di domanda.

Produzione e ordini

Il volume della produzione delle piccole e medie imprese dell’industria in senso stretto dell’Emilia- Romagna si è ridotto del 5,0 per cento rispetto all’analogo periodo del 2019.  Il valore delle vendite è diminuito del 3,6 per cento, meglio decisamente rispetto al trimestre precedente (-6,2 per cento). Il fatturato estero ha contenuto la correzione (-1,4 per cento), un alleggerimento più marcato rispetto al trimestre precedente (-4,2 per cento). 

Un elemento degno di attenzione si può individuare nel processo di acquisizione degli ordini, che limitato al - 2,0 per cento rispetto a 12 mesi prima, rispetto al - 5,2 per cento del trimestre precedente. Il grado di utilizzo degli impianti si è riportato al 72,5 per cento, un dato non più così lontano rispetto al livello riferito allo stesso trimestre del 2019 (pari al 75,4 per cento). Il periodo di produzione assicurato dal portafoglio ordini è risultato invariato rispetto al dato del trimestre precedente e pari a 9,2 settimane.

I settori più colpiti

L’arretramento è evidente in tutti i settori industriali, anche se sono stati maggiormente colpiti quelli dipendenti dal mercato interno. Così anche l’industria alimentare ha fatto segnare un leggero passo indietro, anche se il più contenuto tra tutti i comparti: il fatturato si riduce appena dello 0,9 per cento, nonostante una flessione delle vendite anche sui mercati esteri (-1,5 per cento). Il calo della produzione è molto contenuto (-0,6 per cento), come la flessione degli ordini (-0,9 per cento).

All’estremo opposto è il sistema moda a pagare lo scotto più pesante come conseguenza dei cambiamenti di abitudini e comportamenti dei consumatori indotti dalla pandemia. Il crollo del fatturato complessivo si è accentuato (-16,5 per cento), anche nella componente estera (-12,1 per cento), nonostante che i mercati oltre confine tengano più di quello interno. La caduta della produzione è leggermente più marcata (-18,7 per cento), ma si è alleviata la tendenza negativa del processo di acquisizione degli ordini (-14,6 per cento). 

L’altro settore maggiormente colpito è l’industria metallurgica e delle lavorazioni metalliche, caratterizzata da una fitta rete di piccole e medie imprese al centro di molteplici catene produttive.

Il fatturato complessivo si è ridotto del 4,8 per cento, anche in questo caso grazie alla migliore tenuta di quello estero (-1,5 per cento), mentre la produzione ha avuto un andamento negativo più marcato (-5,8 per cento). Il processo di acquisizione degli ordini complessivi ha seguito una tendenza analoga.

Perde posizioni anche per l’industria del legno e del mobile: la discesa del fatturato si arresta a -3,6 per cento, grazie anche alla migliore tenuta della componente estera (-1,6 per cento), mentre più forte è l’arretramento della produzione (-4,2 per cento) e degli ordini (-4,3 per cento).

L’aggregato industrie meccaniche, elettriche e dei mezzi di trasporto ha contrastato la difficile fase, contenendo la tendenza negativa sia per il fatturato (-2,0 per cento) che per la produzione (-4,3 per cento). Positiva l’inversione di tendenza del processo di acquisizione ordini (+2,0 per cento).

Anche l’evoluzione congiunturale del gruppo eterogeneo delle “altre industrie” (chimica, farmaceutica, plastica e gomma e trasformazione dei minerali non metalliferi, ovvero ceramica e vetro) testimonia la recessione, ma con effetti meno dirompenti. Il fatturato complessivo ha perso solo l’1,8 per cento, contenuto l’arretramento della produzione (-2,8 per cento) e degli ordini (-1,4 per cento).

Imprese attive e occupazione

Sulla base dei dati del Registro delle imprese, quelle attive dell’industria in senso stretto a fine giugno risultavano 43.667 (pari all’11 per cento del totale), con una diminuzione corrispondente a 543 imprese (-1,2 per cento) rispetto all’anno precedente. 

Per quanto concerne la forma giuridica delle imprese, rispetto alla fine del 2019, si rileva ancora un aumento delle società di capitale (+0,9 per cento, +157 unità), giunte a rappresentare il 39,6 per cento, grazie all’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata semplificata che ha avuto un effetto negativo sulle società di persone, ridotte sensibilmente (-377 unità, -4,2 per cento) tanto che ora costituiscono solo il 19,7 per cento del totale.

Le ditte individuali hanno subito una nuova ampia flessione (-318 unità, -1,8 per cento) e scendono al 39,1 per cento. Altre forme societarie (consorzi e cooperative) rappresentano l’1,6 per cento del totale(-0,7 per cento).

Riguardo al fronte occupazionale, fine settembre 2020, nell’industria manifatturiera gli addetti erano 397.767 quindi 9.979 in meno rispetto al 2019 (-2,1%). Gli scenari sotto questo aspetto sono tutti da delineare. Al calo dei fatturati delle imprese si è accompagnato quello dell’occupazione, oggi leggibile nei numeri senza precedenti del ricorso alla cassa integrazione, domani, probabilmente, verificabile nei licenziamenti e delle chiusure dell’attività di impresa.

Le aziende dovendo affrontare un evento negativo esterno di portata enorme sulla propria attività, hanno reagito adottando forme organizzative differenti. La risposta è stata diversificata anche in base alla dimensione: ricorso allo smart working, riduzione dell’organico, utilizzo della Cig e ammortizzatori sociali, stop alle assunzioni, mancato rinnovo ai contratti in scadenza. Riguardo all’impatto della pandemia Covid-19, in base a un questionario sottoposto con l’indagine congiunturale, il 43% delle imprese non ha avuto alcun riflesso sulla produzione, il 27% ha cambiato alcune modalità nel processo che va dalla fase di approvvigionamento, produzione, fino alla distribuzione, il 42% ha modificato la struttura organizzativa e del personale.

Prestiti

Elementi di ottimismo arrivano anche dall'analisi della direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo: i prestiti alle imprese hanno registrato una forte accelerazione nel secondo semestre 2020, chiudendo l'anno ai massimi, con un +6,7%.

All'interno dell'aggregato dei prestiti alle imprese, spicca l'andamento di quelli all'industria che, in aumento da marzo 2020, hanno registrato una forte accelerazione fino al +11% di fine 2020. La rapida ripresa dei prestiti riguarda anche le imprese di minori dimensioni (+7%). La crescita è sostenuta dalle erogazioni con garanzia pubblica: al 24 febbraio 2021 dall'Emilia-Romagna sono arrivate 153mila domande per un importo finanziato di 14 miliardi.

In parallelo, prosegue l'eccezionale aumento dei depositi delle imprese (+33% a fine anno), in un contesto di forte incertezza e di conseguente elevata propensione alla liquidita' a fini precauzionali. "Una parte della nuova liquidità non è ancora stata utilizzata con l'effetto che nel breve termine si è registrato un aumento dei depositi. Un atteggiamento di comprensibile prudenza legata al contesto. Non di meno il ripristino degli investimenti sarà fondamentale per poter agganciare la ripresa", ammonisce Cristina Balbo, direttrice regionale di Intesa Sanpaolo.

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