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Dpcm Natale. Bar, ristoranti e l'incertezza del domani: "Avevamo appena acquistato la merce e ci hanno stoppati, se ora ci riaprono saremo senza"

C'è preoccupazione per i dipendenti: "Abbiamo anticipato la cassa integrazione, ma se non incassiamo quanto possiamo reggere?", "Il problema è anche gestire i clienti, sono stanchi e nervosi"

Bologna "ci prova" a prepararsi per in Natale, con le vetrine addobbate e le luci sotto i portici, ma è comunque un rumore di fondo quello che si sente chiaro e forte: l'incertezza del "Che fine faremo"? Che Natale sarà?

Bologna Today ha sentito i titolari di ristoranti e bar del centro storico, ossia chi viveva di turismo e impiegati degli uffici; ora entrambe le categorie sono in stand by, tra il divieto di spostamento e lo smart working, ma tra osti e baristi c'è anche spazio per l'ottimismo. IMG_1004-2

"Se penso a marzo e ad aprile, posso dire che sta andando bene - ha detto a Bologna Today Roberto della piadineria Mirò di piazza Aldrovandi che, oltre al bar, tratta prodotti tipici della Sabina - lavoriamo in fin dei conti, molti invece non hanno neanche riaperto".  

"Il problema è anche gestire i clienti, sono stanchi e nervosi, come tutti noi"

"Bene la prima settimana - quando l'Emilia-Romagna è diventata regione arancione - più a rilento questa. Il problema - dice Beatrice del caffè dei Servi in Strada Maggiore - è anche gestire i clienti, sono stanchi e nervosi, come tutti noi. Pesa l'incertezza di questo o quel dpcm, ci faranno riaprire, oppure no? Siamo stati aperti anche il mese di agosto, certo qui mancano gli studenti - il bar è praticamente di fronte alla facoltà di scienze politiche - ma ce la siamo cavata con il personale dei cantieri, in pratica una clientela diversa e che stiamo mantenendo, visto che torna nel nostro bar". 

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Più demoralizzati da Vasinikò, il ristorante-pizzeria di via Santo Stefano: "Andiamo male e con l'asporto non riusciamo a far quadrare i conti - dice Marco - il nostro fatturato è calato di oltre il 50%". Anche in via Santo Stefano manca la clientela legata agli uffici: "Ogni volta pensiamo, che fine ci faranno fare, riapriamo, come e quando? Lo vede? Qui non passa nessuno". 

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"Non ho votato Bonaccini, ma sta facendo il massimo, si fa rispettare, quindi per me si sta dimostrando all'altezza"

Lei è il classico oste bolognese di una volta, sorride sempre... "Ha centrato il punto, l'oste bolognese sorride sempre - secondo Franco della trattoria tipica Giampi e Ciccio di via Santo Stefano - per noi il delivery è stato un evento, lavoravamo con i turisti italiani e stranieri e con gli uffici". 

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Tra una considerazione e una battuta c'è anche tempo di parlare di politica con Franco e la moglie Monica: "I primi aiuti sono stati accettabili, i secondi devo dire buoni. Non ho votato Stefano Bonaccini, ma sta facendo il massimo, si fa rispettare quindi per me si sta dimostrando all'altezza". Dello stesso parere la moglie Monica: "In questo momento critico, Bonaccini si è confrontato con presidenti di regione di altri partiti, come ad esempio Zaia, perchè ora non è il tempo dei paraocchi, gli scrivo spesso per ringraziarlo.

Mio marito a marzo e ad aprile si stava ammalando, poi è iniziato il delivery. Ho avuto un po' paura perchè andava a consegnare i pasti a casa di persone che potevano anche essere ammalate, ma ho optato per il male minore. A casa sarebbe morto". 

Nuovo Dpcm Natale 2020: possibili scenari sugli spostamenti

Quanto pesa l'incertezza delle ordinanze e dei dpcm? "Parecchio, avevamo acquistato la merce e ci hanno chiusi, se ora ci riaprono saremo senza. Possiamo riaprire i nostri telefoni per prendere le prenotazioni?". Franco è preoccupato anche per i suoi dipendenti: "Con i ritardi nell'erogazione della cassa integrazione abbiamo anticipato noi, sono persone con famiglia e pagano affitti, ma se noi titolari non incassiamo quanto possiamo reggere?"

"Non danno ai dipendenti cassintegrati l'80% dello stipendio, ma 4 euro l'ora"

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"Apriamo per essere presenti, a volte per passare il tempo, dei 5 dipendenti, 3 sono in cassa integrazione e 2 part-time". Scoraggiati anche Mario e Antonio del ristorante Clavature, nell'omonima via. "Non danno ai dipendenti cassintegrati l'80% dello stipendio, ma 4 euro l'ora, si danno redditi a chi non ha mai lavorato e si tratta male chi ha lavorato una vita. Se noi pagassimo un dipendente  la stessa cifra oraria, verrebbe l'ispettorato del lavoro, invece adesso è legalizzata. Tanti non fanno fronte alle spese, per loro pagare l'affito era un motivo di onore e noi, da parte nostra, galleggiamo". Antonio fa anche notare di aver avuto poco aiuto dal Comune, proprietario dei locali del ristorante: "Gestisco altri locali, da un privato ho avuto il 50% di sconto sull'affitto, da un ricco meno del 10%, dal comune solo una sospensione e la tari in unica soluzione". 

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"Si lavora un pochino la sera con l'asporto, per il resto paghiamo la luce". Così Alessandro e Apu della pizzeria Regina Sofia di via Clavature. L'incertezza sulle feste natalizie pesa mollo: "Parlano già di terza ondata, quindi credo che riapriranno per far girare qualche soldo, poi chiudono di nuovo". 

"Mi informo ma non mi lamento - dice David del bistrot Bruscè di via Orefici - abbiamo la nostra cucina e abbiamo sempre lavorato bene con l'asporto, ma non faccio parte della schiera di chi non fa altro che lamentarsi, bisogna essere ottimisti". 

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