Ex Breda, la Fiom vede nubi all'orizzonte: 'Il ministro si sbrighi'

Aggiornato a settembre il tavolo tecnico. Scendo le quotazioni di una holding pubblica, il sindacato lancia l'allarme. Ordinativi per 1800 autobus, ma quasi tutti in Turchia

Nonostante possa forse dirsi tramontata al tavolo di ieri una soluzione 'pubblica' per Industria italiana autobus (cui fanno capo l'ex Bredamenarinibus di Bologna e l'ex Irisbus di Valle Ufita), promessa da Luigi Di Maio di fronte ai cancelli dello stabilimento di San Donato, la Fiom tiene aperta la porta del confronto con il Governo, ma chiede di fare in fretta, perché l'azienda potrebbe non arrivare all'appuntamento con il nuovo tavolo tecnico fissato per settembre.

Stefano Del Rosso (ad di Industria italiana autobus, ieri presente all'incontro che si tenuto al ministro dello Sviluppo economico), "ha riferito di un'azienda pressoché in stato di fallimento, con 23 milioni di crediti da riscuotere dalle aziende pubbliche. Ci sono voci sulla possibilità che porti a breve i libri in tribunale o che possa non pagare gli stipendi", riferisce il segretario regionale della Fiom, Bruno Papignani, andando in pressing sulle Istituzioni locali e sul Governo: "Acceleri e faccia una proposta. Noi vorremmo una soluzione pubblica, ma non abbiamo pregiudiziali nemmeno rispetto all'ingresso di privati, purché ci sia una reindustrializzazione degli stabilimenti italiani. Di Maio sta sottovalutando l'urgenza: io do credito alla soluzione da lui prospettata, pubblica o privata, ma si muova", scandisce il leader Fiom.

Giovedì, però, al ministero dello Sviluppo economico, la vicenda di Industria italiana autobus è risultata in fase di stallo. Nessun approfondimento nemmeno sull'autocandidatura di Valerio Gruppioni, patron della Sira di Rastignano, ad entrare nella compagine societaria.

"Il Governo, ci è stato detto, non ha preso nessuna decisione né valutato alcuna proposta", racconta Papignani, facendo anche capire che "a Sud e non da parte della Fiom" sono state sollevate perplessità sull'imprenditore bolognese.

"Di fatto, proposte allo stato attuale non ce ne sono, nemmeno la soluzione della proprietà pubblica. La sensazione è che, allungando i tempi, tutti salti per aria", avverte il segretario regionale delle tute blu.

Eppure, le commesse ci sarebbero: ieri Del Rosso ha parlato di ordinativi per 1.800 autobus. Peccato che in larghissima parte vengano realizzati da Karsan in Turchia, che, si vocifera, potrebbe smettere di consegnare i mezzi perché l'azienda italiana non paga. Di qui la minaccia di portare i libri in Tribunale o di non pagare gli stipendi.

"Nessuno può prendere in ostaggio i lavoratori per andare in una direzione o nell'altra. Temiamo che ci sia un gioco complesso che utilizza i lavoratori come merce di scambio. Il Governo e le istituzioni impediscano che ciò avvenga, sarebbe intollerabile.
Se non c'è un'ipotesi pubblica , deve essere il governo a proporre un'alternativa", ribadisce Papignani.

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"In azienda c'è una situazione al limite. Non si produce, ma si fanno altre attività. Ci sono le commesse, ma noi nemmeno le vediamo", spiega Cristiano Bruni dell'Rsu. "Che credibilità può avere il Governo nei confronti di persone che sono state illuse? Per questo serve un incontro in sede politica con Di Maio, che ci spieghi perché la soluzione pubblica è caduta", conclude il sindacalista. (Vor/ Dire)

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