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Fiera, Merola: 'Se i soldi non ce li mettono i privati, ce li mettiamo noi"

Taglia corto il sindaco, che nei giorni scorsi aveva esplicitamente parlato di un ritorno al controllo pubblico della società. Dai privati un deciso stop all'ipotesi

Sulla Fiera di Bologna "se i soldi non ce li mettono i privati, ce li mettiamo noi. La decisione è presa". Così taglia corto il sindaco, Virginio Merola, nel corso di un'intervista promossa dalla fondazione Zucchelli, che nei giorni scorsi aveva esplicitamente parlato di un ritorno al controllo pubblico della società, nel caso i privati non dovessero sottoscrivere l'aumento di capitale

Evidentemente la sortita di Merola è stata presa piuttosto sul serio e durante il summit  in Confcooperative ai privati è arrivato un deciso stop all'ipotesi prospettata dal sindaco: una Fiera a maggioranza pubblica qualora all'aumento di capitale necessario per sostenere il progetto di restyling ed ampliamento del quartiere dovessero partecipare solo Comune, Regione e Camera di commercio.

I privati non ci stanno, perchè lavorano da tempo al progetto opposto, una Fiera dove la componente privata si rafforzi anche grazie a modifiche mirate allo Statuto che, per esempio, mandino in soffitta il meccanismo della golden share che ha consentito fin qui ai pubblici, nonostante siano in minoranza, di scegliere il presidente della società.

Tuttavia, c'è un solo modo per fermare l'avanzata del Comune e delle altre Istituzioni: investire, partecipando ad un aumento di capitale che finora non ha trovato adesioni entusiaste da parte dei privati. Anzi. Prima, però, di decidere, associazioni di categoria, fondazioni e quelle poche aziende socie dell'expo vogliono capire dove va la Fiera: i contenuti del piano industriale, in poche parole, li dovranno convincere a mettere mano al portafogli

Innanzitutto, il progetto di riqualificazione del quartiere dovràprevedere non solo la ristrutturazione dei padiglioni più obsoleti, ma anche investimenti in nuovi spazi come richiesto da Eima e ora anche da Cersaie. Inoltre, si dovrà tracciare un percorso di sviluppo che porti via Michelino a crescere anche sul piano commerciale. Infine, dettaglio non insignificante, il piano industriale dovraà prevedere un ritorno in termini economici per chi deciderà di credere nel futuro del quartiere. E' finita l'epoca degli investimenti a fondo perduto. Peraltro, per le fondazioni (Carisbo e Carimonte, quest'ultima presente ieri all'incontro) non si tratta di un aspetto secondario, ma praticamente di un obbligo. Resta da capire chi e come metterà risorse sul quartiere. L'ipotesi emersa al tavolo dei privati è quella di favorire anche investimenti esterni: il modello vagheggiato è quello che ha consentito a Fico di raccogliere milioni e milioni dagli investitori privati, anche se con condizioni di partenza ben diverse da quelle attuali della Fiera, che deve fare i conti con una situazione di bilancio a dir poco complicata (nove milioni di rosso nel 2015). Infine, i privati pretendono un maggior rispetto degli organi societari, cda e assemblea: cresce l''insofferenza per decisioni che sembrano prese sempre altrove e comunicate senza prima essere condivise.

"NESSUNMO AMBISCE ALLA GESTIONE, CI INTERESSA SOLO CHE VADA BENE" . Se i soci privati intendono restare maggioranza in Fiera   non hanno altro da fare che partecipare all'aumento di capitale a sostegno del piano di investimenti dell'expo (60 milioni per il restyling ed il rilancio del quartiere). "Altrimenti va in maggioranza il pubblico, è un fatto fisiologico", commenta il presidente della Camera di commercio, Giorgio Tabellini, all'indomani dell'incontro in cui gli azionisti di maggioranza, seppure con sfumature diverse, hanno ribadito di voler mantenere la società in un regime privatistico. "I soci pubblici non hanno l'ambizione di andare in maggioranza, ma la Fiera va supportata", scandisce Tabellini, che mette al primo posto la necessità di rilanciare l'attività del quartiere.

Comune, Regione e Camera di commercio si sono già espressi in questo senso, promettendo sostegno economico: 10 milioni da Palazzo D'Accursio e viale Aldo Moro, più tre da Palazzo della Mercanzia ai quali andrebbe ad aggiungersi Palazzo degli Affari, le sede decentrata della Camera di commercio confinante con il distretto fieristico, offerta come possibile area sulla quale realizzare parte dell'ampliamento del quartiere. Se dal fronte dei privati non arriverà un pari investimento, "andranno in minoranza, è nella logica delle cose. Se i privati mettono quote, allora la compagine societaria rimane così", spiega il numero uno della Mercanzia. "Io auspico che i soci privati mettano risorse, sarebbe un'ottima cosa", assicura smentendo i piani di egemonia della parte pubblica sulla società di via Michelino.(agenzia Dire)

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