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Venerdì, 24 Maggio 2024
Economia

Costo dell'energia e materie prime alle stelle: il conflitto russo-ucraino mina anche l'agricoltura

Molti i lavoratori ucraini che lavorano nel bolognese sia nei campi che nelle stalle. Con le restrizioni su import ed export, secondo Confagricoltura si rischia il baratro

Il conflitto russo-ucraino desta preoccupazioni anche sul fronte dell'agricoltura e dell'allevamento di bestiame, oltre a meccanica, chimica, moda e anche mezzi di trasporto: "Le immagini di guerra che arrivano dall’Ucraina sono drammatiche, mai avremmo pensato di assistere a questa tragedia proprio nella nostra Europa - commenta Guglielmo Garagnani, presidente di Confagricoltura Bologna - Tanti imprenditori agricoli bolognesi, io per primo, possono contare sul contributo di lavoratori ucraini all’interno delle proprie aziende, quindi stanno toccando con mano il dramma, la paura e la disperazione che vivono queste persone e le loro famiglie, alle quali stiamo fornendo tutto il supporto necessario". 

Guerra Ucraina: ecco cosa rischia l'economia bolognese 

Ma non solo "sta inoltre generando gravi ripercussioni economiche anche per l’economia bolognese, come testimoniato da più parti - sottolinea Garagnani - c’è grande preoccupazione tra gli agricoltori e allevatori bolognesi per le gravi ripercussioni economiche e sociali destinate a scaturire dall’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina. Pesano le incognite sull’export di prodotti agroalimentari verso i due Paesi in conflitto, così come l’ulteriore impennata nei prezzi dell’energia e del gasolio, delle commodity necessarie per la zootecnia come il mais prodotto in Ucraina, dei fertilizzanti e dei concimi. Senza dimenticare gli effetti di decisioni politiche che minano gli scambi commerciali, come il divieto da parte della Russia di esportare fosfato di ammonio e altri elementi alla base dei fertilizzanti utilizzati in agricoltura".

"Le restrizioni all’export, ma ancora di più i limiti e i problemi alle importazioni di materie prime da Russia e Ucraina, rischiano di portarci sul baratro"

Per Garagnani "L’agricoltura locale non è certo esente dagli effetti nefasti dell’invasione. L’alto costo dell’energia e delle materie prime, che già ha messo in ginocchio il nostro mondo negli ultimi mesi, sta subendo ulteriori e insostenibili aumenti. Le restrizioni all’export, ma ancora di più i limiti e i problemi alle importazioni di materie prime da Russia e Ucraina, rischiano di portarci sul baratro. La spirale inflattiva non potrà che aumentare ulteriormente, a livelli fuori controllo sia per le aziende agricole, che per gli stessi cittadini che vedranno pesantemente indebolito il loro potere d’acquisto per fare fronte a questi aumenti nella spesa di tutti i giorni. Serve un piano di emergenza straordinario per il settore agroalimentare, che sia coordinato a livello europeo e finalizzato ad assicurare le nostre produzioni, perché in queste condizioni non è possibile proseguire”, chiosa Garagnani sottolineando come “quello primario è un settore strategico, in quanto garantisce il sostentamento alimentare della popolazione; non possiamo permetterci di ridimensionarlo drasticamente”.

Gli effetti su agricoltura e allevamento

Confagricoltura stima che “si è passati da 5-10 centesimi di euro a kilowatt dello scorso anno agli attuali 20-25" quindi costi dell'energia elettrica più che raddoppiati fa notare Piergiorgio Lenzarini, presidente della Sezione Ortofrutta di Confagricoltura Bologna. Per le aziende che consumano molta energia elettrica, questa situazione rischia di diventare un salasso. "Nel caso della mia azienda, la Società Agricola Enea di Crespellano, utilizziamo molta energia elettrica anche per l’irrigazione. Nello scorso anno abbiamo speso circa 10 mila euro per un consumo concentrato su 4 mesi. Nel 2022 credo che il costo salirà fino a oltre 25.000 euro”.

Anche Gabriele Ghedini, presidente della Sezione Allevamenti di Confagricoltura Bologna, è molto preoccupato “perché – conferma - l’aumento delle materie prime e dell’energia elettrica ha raggiunto in molti casi anche il 100% rispetto allo scorso anno, ed è destinato a crescere ancora. La nostra realtà del Caseificio Bazzanese a Bazzano di Valsamoggia, che lavora 40.000 quintali di latte all’anno e produce Parmigiano Reggiano, sta registrando aumenti dell’80% nel gasolio rispetto al periodo Covid e del 50% in confronto al 2019”.

A preoccupare ci sono infine anche il costo del metano e il blocco all’export da parte della Russia di prodotti fondamentali per i fertilizzanti derivati, come il fosfato di ammonio.

“Il costo del metano è cresciuto di 5 volte: siamo passati dal pagare 30.000 euro a 150.000 a ottobre dello scorso anno”, commenta Gianluca Pettazzoni, amministratore delegato dell’Albo Società Agricola di San Pietro in Casale, aderente a Confagricoltura Bologna. “Le nostre coltivazioni, inoltre, comprendono, oltre all’erba medica, anche un 20 per cento di mais e grano. Ecco, il costo dei concimi, come l’urea e i fosfati a lunga tenuta, è aumentato in maniera esponenziale, quasi del 40%, e con questa situazione dovuta al conflitto la situazione non potrà che peggiorare. Se si aggiungono anche l’impennata dei costi dovuti al trasporto dei prodotti - spiega Petazzoni - e la difficoltà a trovare lavoratori disponibili, il quadro rischia di diventare sempre più preoccupante. È necessario che lo Stato intervenga in qualche modo, riducendo ad esempio la pressione fiscale sui prodotti o sui trasporti, per cercare di supportarci. Negli altri Paesi si stanno già adoperando, noi ancora no. Bisogna capire che il settore agricolo è allo stremo e rappresenta un asset strategico perché noi sfamiamo la popolazione”.

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