Economia

Ima, acquisisce 5 aziende tedesche e importa 200 posti di lavoro a Bologna

Ima investe in Germania, ma sarà anche il territorio bolognese a raccogliere, in termini economici e occupazionali. Merola: 'Ima così insegna come si esce dalla crisi'

Ima investe in Germania, ma sarà anche il territorio bolognese a raccogliere, in termini economici e occupazionali, i frutti dell'operazione presentata oggi dalla ''multinazionale tascabile'' di Ozzano.
La società guidata da Alberto Vacchi, infatti, ha annunciato l'acquisto per 65 milioni di euro dal gruppo tedesco Oystar di cinque aziende del packaging. Aziende, che, spiega Vacchi, già da tempo avevano delocalizzato parte delle loro produzioni presso terzisti del Nord dell''Europa e dei paesi dell''ex blocco sovietico.

La scommessa di Ima sarà trasferire nel corso dei prossimi tre anni una fetta consistente di queste commesse nel territorio bolognese e nelle aziende della propria filiera produttiva. Si tratta di forniture per "60-70 milioni di euro all'anno, che possono generare un aumento occupazionale non banale, almeno tra le 150 e le 200 risorse", rivendica Vacchi. "E' un''operazione straordinaria per Ima, la piu' grande nella nostra storia, ma anche per il territorio", sottolinea.
L'acquisizione, sottoscritta con Lin Vermoegensverwaltung Gmbh, società controllata dal fondo di private equity Odewald, riguarda l'80% delle quote di cinque aziende (Erca, Hassia, Hamba, Benhil e Gasty) oggi parte del gruppo Oystar, specializzato nella progettazione e produzione di macchine per il confezionamento nel settore alimentare con stabilimenti in Germania (quattro), Francia (due), Spagna (uno) e India (uno).
Le società saranno raccolte in una holding di nuova costituzione, la Ima Dairy&food holding, controllata all'80% da Ima e per il restante 20% da Lin.

Se la meccanica bolognese si sfrega le mani per la prospettiva di acquisire commesse inattese, Ima per prima gonfia il petto. Non solo per il valore simbolico di aver messo a segno un'operazione di tale portata sul suolo tedesco ("E' una notizia gratificante, l'Italia non fa spesso operazioni del genere in Germania", ammette Vacchi), ma anche perchè conclusa l'acquisizione (a marzo) il gruppo emiliano dovrebbe chiudere il 2015 superando la soglia del miliardo di ricavi, diventando uno dei primi due gruppi mondiali nel settore del packaging alimentare (l'altro è Bosch) e rafforzando la propria leadership in Italia, dove le aziende dell'impacchettamento realizzano all'incirca quattro-cinque miliardi di fatturato all'anno.

Le aziende del gruppo Oystar si occupano di un pezzo specifico della produzione, complementare rispetto ai settori in cui Ima già è presente, quello delle macchine per la formatura e il riempimento dei vasetti di yogurt. In particolare la Benhil, un'impresa con 100 anni di storia alle spalle, va a completare la gamma di un'altra impresa della galassia Ima, la Corazza, in quanto specializzata nelle macchine per l'incartamento del burro e dei dadi da brodo. "La dimensione nel nostro settore è sempre piu' rilevante, perche'' per sedere allo stesso tavolo delle grandi multinazionali del cibo devi poter avere una dimensione che ti consenta di trattare alla pari", spiega il numero uno di Ima e Unindustria Bologna. Insomma, per la packaging valley bolognese si tratta di una buona notizia. La filiera diretta di Ima da sola conta una trentina di aziende che, a loro volta, lavorano con altre piccole imprese.

Soddisfazione da parte del sindaco Virginio Merola, che ha sottolineato: "L'operazione di acquisizione conclusa da Ima è molto importante per Bologna città  metropolitana, che nel settore del packaging si conferma un territorio d'eccellenza a livello internazionale. Questa operazione ci conferma come sia possibile uscire dalla crisi economica meglio di come ci si è entrati, se si ha passione per il proprio lavoro e se si fanno investimenti in innovazione e sviluppo".

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